Non solo Cinema

Hostiles: recensione. Al cinema c’è Christian Bale

Hostiles, il film diretto da Scott Cooper, ci dimostra che il cinema western americano è ancora in buona salute e non bisogna per forza aspettare le pellicole cruenti di Quentin Tarantino per rendersene conto, perché anche altri cineasti propongono delle valide alternative senza troppo sangue ma con la medesima sete di vendetta.

In Hostiles c’è però dell’altro; c’è la presa di consapevolezza di un popolo che, dopo aver fatto mea culpa per aver calpestato i diritti degli afroamericani, sta cercando una nuova redenzione chiedendo scusa ai nativi. Il film è uscito nel periodo che precede la Pasqua; non sappiamo se questa scelta sia casuale oppure sia il frutto di un ragionamento ma una cosa è certa: la pellicola ci insegna che solo il perdono guarisce e lo fa attraverso la vicenda del capitano di fanteria, Joseph Blocker (un ottimo Christian Bale), che si ritrova suo malgrado a dover accompagnare il peggior nemico, il capo Indiano Falco Giallo, che ha ucciso molti dei suoi amici eppure egli ha fatto altrettanto senza mai risparmiare nemmeno donne e bambini (questo concetto risuona spesso nel film).

Hostiles recensione

Non ci sono vinti né vincitori in Hostiles, perché tutti perdono. La violenza ci rende troppo vulnerabili e alimenta altri conflitti, rodendo e corrodendo l’animo dei guerriglieri. E` sempre stato così. E poi c’è una storia dentro la storia ed è quella di Rosalie Quaid (Rosamund Pike), che non fa di tutta un’erba un fascio; infatti non si fa manipolare dall’odio e riesce a tendere la mano ai nativi, nonostante abbiano sterminato la sua famiglia. Due vite che s’intrecciano, dunque: quella del capitano e della vedova.

Hostiles recensione

 Hostiles è un film di genere che non lascia spazio all’immaginazione, perché il contesto è ben definito e i personaggi sono molto delineati. La pellicola tuttavia con il suo significato simbolico riesce a colmare molte lacune senza raggiungere però l’acme poetico di Balla coi lupi, anche se i due protagonisti compiono un percorso iniziatico simile che li conduce alla riscoperta di sé e di quel fanciullino che dimora ancora nei loro cuori, a prescindere dalle guerre e dal clima di violenza. Il film viene così pervaso da un senso di pietas e di pace che mette a tacere le coscienze di un popolo che chiede perdono…

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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