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Alla ricerca di un senso, recensione del documentario

«Vendendo acqua a Manhattan mi sentivo parte di un problema!». Marc è un ragazzo francese che lavora a New York quando rincontra l’amico Nathanaël dopo un decennio. Ha una buona prospettiva di carriera ma qualcosa scuote il suo spirito. Decide, dopo aver visto una serie di documentari che gli ha lasciato l’amico, di andare con lui in India e lì comincia il viaggio verso la riscoperta di Sé. Alla ricerca di un senso è la storia, intensa e coinvolgente, di questo percorso di crescita. E non solo. Il film è, inoltre, un confronto costruttivo sul modo di intendere la Vita e lo sviluppo per superare il consumismo attraverso un’economia locale, responsabile ed ecosostenibile rimettendo così la Terra al centro di tutto.

Alla ricerca di un senso

Marc e Nathanaël in India incontrano Vandana Shiva e Satish Kumar. Nel documentario si fa spesso riferimento a Gandhi e al bisogno impellente di essere autonomi economicamente senza l’intervento delle grandi multinazionali che ormai hanno invaso il mercato, distruggendo la microeconomia, anche a causa dell’impossibilità dei piccoli agricoltori di produrre semente propria. In questo modo proliferano la disoccupazione, la gente si sente disperata e sola. Alla ricerca di un senso segue proprio questa linea. Il ritorno alla Natura, per gli intervistati, è l’unico e il solo modo per uscire da questa situazione di crisi.

I due amici dall’India giungono in Guatemala (le immagini di un antico rituale sono suggestive), dove incontrano tutta una serie di personalità che illuminano la loro mente e il loro cammino. Si fermano a San Francisco e poi ritornano in Francia, all’Ardèche. Gli occhi sinceri e luminosi di Pierre Rabhi, uno dei pionieri dell’agricoltura eco-sostenibile, ci aprono a nuove possibilità. «Avevo vent’anni quando la modernità mi è apparsa come un’immensa truffa – dice -. Essa è vista come liberatoria per l’uomo».

Alla ricerca di un senso documentario

In realtà, secondo la visione di questo contadino francese, trascorriamo le nostre giornate sin da bambini come degli automi, compiendo sempre gli stessi gesti convulsivi in luoghi chiusi, per poi essere rinchiusi definitivamente in una cassa da morto. Espresso così questo concetto può sembrare “macabro”, eppure pensandoci bene non è lontano dall’effettivo stato delle cose. Per uscire da un’esistenza senza alcun radicamento, è necessario, dunque, «connettersi con le basi della Vita», cioè con la Natura. Alla ricerca di un senso è un docu-film realizzato con il crowdfunding che vi consiglio di vedere per il punto di vista alternativo e nuovo che offre mediante i numerosi incontri di Marc e Nathanaël.

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello. Il mio nome intero è però Ianniciello Maria Carmela ma per comodità mi firmo solo Maria. Sono iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Campania dal 2007, nell’elenco dei Pubblicisti. Laureata in Lettere (vecchio ordinamento) con il massimo dei voti presso l’Università di Roma Tor Vergata, ho dedicato gli ultimi vent’anni della mia carriera allo studio dei nuovi e dei ‘vecchi’ Media. Nel 2008 ho fondato questo portale dove tuttora mi occupo di analisi del linguaggio cinematografico, televisivo ed editoriale (saggi, libri per bambini e romanzi). Ho lavorato per testate giornalistiche dell’Irpinia e del Sannio, curando anche uffici stampa. Nel 2018 mi sono diplomata in Naturopatia a indirizzo psicosomatico presso l’Istituto Riza di Medicina Psicosomatica di Milano, diretto dal professor Raffaele Morelli. Ho conseguito poi il Master in Lettura del Corpo mediante la Psicosomatica nel 2019 con la dottoressa Maria Montalto. La conoscenza della Psicologia (disciplina a cui sto dedicando gran parte delle mie ricerche) mi permette di esaminare i nuovi e i vecchi Media con un approccio integrato e molto innovativo.

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