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1917: recensione del film di Sam Mendes (No spoiler). Podcast in calce

Due uomini e una missione da portare a termine: questo e molto altro è 1917, il nuovo e travolgente film di Sam Mendes. I due uomini in questione sono i caporali Schofield (George MacKay) e Blake (Dean-Charles Chapman). La missione è semplice nella teoria ma molto ostica nella pratica. I due caporali, infatti, dovranno attraversare la Terra di Nessuno per consegnare un importante messaggio al colonnello Mackenzie, grazie al quale la vita di 1600 soldati potrebbe essere messa in salvo.

1917 recensione film mendes
Credit Marc Berry Reid

1917: recensione del film di Sam Mendes

Il film, dal punto di vista narrativo, si svolge su un doppio binario: da un lato c’è lo scopo collettivo mentre dall’altro c’è un fine individuale e privato. Attraverso questa operazione, infatti, il caporale Blake potrà finalmente trovare suo fratello, un tenente del secondo Devon.

La macchina da presa di Mendes non definisce subito il contesto: parte, infatti, da un campo di fiori e, con una carrella all’indietro, ci presenta i protagonisti che stanno riposando. La quiete prima della tempesta, dunque!

1917 è un film che eccelle sotto molti punti di vista. La regia riesce a raccontare in due ore ciò che accadde ai giovani uomini un secolo fa. Siamo nel 1917, in Francia, durante la Grande Guerra, che scoppiò nel 1914, coinvolgendo poi anche gli Stati Uniti e cambiando per sempre l’ordine mondiale, in modo particolare europeo.

1917, recensione. Mendes nel film usa unico campo sequenza per non spezzate il flusso vitale dell’esperienza

La Grande Guerra pose le basi per le dittature del XX secolo e cominciò a sgretolare i grandi imperi coloniali. Fu nello specifico una guerra di posizione e di logoramento, combattuta un passo per volta con l’incubo del filo spinato e delle mine. I militari, poi, vivevano nelle trincee, in compagnia di grandi topi e scarafaggi, in condizioni igienico-sanitarie pessime. Gli aerei erano ancora pochi e gli armamenti, che furono poi usati nel conflitto successivo, quasi inesistenti. Si usavano ancora i cavalli come si vede in una breve ripresa di 1917 e in un film come War Horse.  

Sam Mendes, per descrivere questo contesto, usa un unico (sebbene sia finto) campo sequenza, cioè non ci sono stacchi. L’intento è quello di non spezzare il flusso vitale dell’esperienza, dando così una continuità, ininterrotta, all’azione.

La macchina da presa attraversa quindi i paesaggi ma non li esplora, dà solo una fugace occhiata perché sta seguendo il viaggio dell’eroe con campi lunghi e medi, pochi primi piani e qualche dettaglio. Il ritmo di conseguenza è scandito dal passo rapido dei due soldati mentre tutto il resto dà un’idea di fissità, dai militi afflosciati nelle trincee al camion che si impantana nella poltiglia di fango.

1917, la staticità del movimento e l’assenza di speranza

Si percepisce, dunque, la staticità nel movimento e con essa l’assenza di speranza. Mentre i luoghi cambiano, mutano anche gli stati d’animo dei protagonisti, che sono tuttavia dominati dalla paura ma non vengono mai pervasi dalla solitudine che invece ritroviamo sul volto afflitto degli altri, che sono dei morti viventi in un territorio desolato e devastato come i ciliegi in fiore. L’azione è veloce e non c’è tempo per sentirsi soli.

1917 recensione film mendes
Credit Marc Berry Reid

Accomunati da una profonda amicizia, sebbene si siano conosciuti solo al fronte, i due soldati saranno rianimati dall’arduo compito, che li pone di fronte a una serie di ostacoli insormontabili. Il nemico diventa così non solo una presenza esterna, quindi fisica e tangibile, bensì anche interiore. E tutto ciò, forse, avvicina i protagonisti allo spettatore, il quale è consapevole di dover, quotidianamente, affrontare le sue piccole guerre psichiche e materiali.

La sceneggiatura (scritta da Mendes con Krysty Wilson-Cairns) è scarna ma non per questo è poco incisiva. E, nonostante le parole abbiano meno importanza delle azioni, ogni frase ha un suo significato preciso e contribuisce positivamente alla resa filmica accompagnando le immagini. Insomma 1917 è un film innovativo (ha ricevuto ben dieci nominations agli Oscar e due Golden Globes) ma, per ovvie ragioni, è meno corale e speranzoso di Dunkirk. Il film di Sam Mendes ci dà, dunque, la possibilità di approfondire e conoscere le brutture di una guerra inutile che non ha più testimoni diretti, creando una forte tensione emotiva e quel senso di ineluttabilità dell’esistenza… (Marica Movie and Books)

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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