Mirabella Eclano, la grande tirata del Carro tra memoria e tradizione

Il rito dell'obelisco di paglia torna a rinnovarsi: tra ricordi d'infanzia, meraviglia e memoria di una festa che continua a scandire il tempo.

Oggi il cielo è coperto sopra Mirabella Eclano: nuvole bianche come panna montata coprono il sole in questo lunedì di settembre. Domani la maggioranza delle scuole irpine riaprirà, dopo la lunga pausa estiva. Sabato, come da calendario, in questo ridente paese d’Irpinia il gigante di paglia partirà da contrada Santa Caterina per arrivare al borgo.

Il rito si rinnova.

Quando ero bambina, la festa del Carro per me significava il ritorno sui banchi, tra risvegli precoci e compiti da fare. Voleva dire però anche la fine dell’estate e, dunque, delle lunghe giornate spensierate che sembrava non finissero mai.

Vivevo a Grottaminarda, in periferia. Mio padre ci portava ogni anno a Mirabella per vedere l’obelisco. Ricordo che, quando avevo all’incirca dieci anni, c’era un’anziana signora che spaventava me e soprattutto mio fratello, che era più piccolo di tre anni. Quella donna, se solo provavi a parcheggiare davanti casa sua, cominciava a urlare. Vi assicuro che era molto folkloristica nei suoi comportamenti.

Cercare parcheggio a Mirabella, tra gli anni Ottanta e Novanta, era infatti un’odissea. Arrivavamo piuttosto tardi, il Carro era già al borgo, ma si poteva vedere il filmino della grande tirata e mi sembra si potesse anche acquistarlo.

Altri tempi.

Gli smartphone, dotati di fotocamere all’avanguardia, non rientravano neanche nell’immaginario collettivo: c’erano solo le videocassette. L’odore delle noccioline americane era inconfondibile, si sentiva ovunque. Il torrone bianco – come le nuvole di questo pomeriggio – che generalmente arrivava dalla vicina Grottaminarda (e non solo!), faceva davvero gola.

Rituali. Momenti che scandivano il tempo della festa e prima ancora dell’attesa.

I primi giubbotti serali si indossavano quasi sempre a Mirabella, l’ultimo giro sul Bassotto Volante si faceva sempre lì. Dopo il Festone, c’era lui: il gigante che sembrava scrutarmi. E poi Lei: la Madonna che piangeva per il figlio morto.

Cosa è rimasto di quel tempo?

Mi chiedo. Tutto e niente. Tutto, se ci permettiamo di vivere quelle emozioni in modo diverso, forse più adulto. Niente, se anche la grande tirata diventa una spuntina da mettere sul calendario del nostro smartphone, dopo aver tirato un sospiro di sollievo.

«È passata anche questa!». L’incanto e la meraviglia dipendono da quanto ci lasciamo attraversare dall’esperienza. Senza aspettative, ma abbracciando il bello e il brutto. Il buono e il cattivo.

carro Mirabella

Insomma, Mirabella Eclano anche quest’anno si prepara alla grande tirata.

Tra polemiche per una struttura che andrebbe tenuta meglio e buoni propositi, il paese irpino non rinnega la sua più grande tradizione e la rinnova ancora. Ripenso adesso alle signore del Museo Civico del Carro di paglia, che mi hanno accolto con un’ospitalità quasi di altri tempi. Leggo il materiale che mi hanno dato.

L’obelisco è dedicato alla Madonna Addolorata, è alto 25 metri e pesa oltre cento quintali. Lo scheletro è formato da una struttura lignea rivestita da pannelli di paglia, lavorati a mano da una famiglia di maestri artigiani: i Faugno, dal 1923.

Il sabato che precede la terza domenica di settembre, l’obelisco viene trasportato da sei coppie di buoi e da migliaia di persone: i cosiddetti funaioli.

Le sue origini pagane si mescolano alla tradizione cristiana. Nel Seicento i contadini eclanesi iniziarono a donare alla Madonna una parte del grano appena mietuto, erigendo carretti di spighe che venivano trascinati fino al centro abitato. Ma fu nella seconda metà dell’Ottocento che l’obelisco si erse in tutta la sua magnificenza grazie ai maestri artigiani Stanislao Martino, Generoso e Prisco Alfonso Capodanno, ai quali successe poi Luigi Faugno.

L’appuntamento, dunque, è per sabato 19 settembre 2026. Fatevi attraversare dal rito.

Scarica qui sotto il calendario della festa del carro di Mirabella Eclano 2026. Di Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Maria Ianniciello

Giornalista. Divulgatrice culturale. Insegnante Avanzata di Mindfulness AMPT. Dottore Magistrale in Lettere dal 2005 (si è laureata con il massimo dei voti all'Università di Roma Tor Vergata), è giornalista pubblicista da un ventennio. Maria Ianniciello ha collaborato con testate della Campania e ha diretto dal 2010 al 2012, il free press XD Magazine. Nel 2008 ha fondato il portale culturaeculture.it, uno dei primi web-magazine indipendenti della Campania e una delle realtà più longeve In Italia della seconda ondata della blogosfera. Da gennaio 2024 sta proponendo in Campania esperienze culturali con sguardo Mindful nell'ambito del progetto Risveglia la tua essenza: conduce passeggiate, laboratori, percorsi di poesia e Mindfulness e tanto altro. Scrive la newsletter "Risveglia la tua essenza" che partendo dal territorio ha un respiro nazionale.

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