Perché la Campania ha bisogno della mindfulness a scuola
La Scuola in Campania affronta ormai da decenni problemi strutturali, dai locali scolastici spesso carenti di palestre, mense e biblioteche, ai problemi di carattere socio-culturale. Basti pensare che la Campania ha la più alta dispersione scolastica d’Europa causata da una povertà educativa e culturale che affligge molte famiglie.
I dati sono in flessione in questi ultimi anni, ma purtroppo – come in tutta Italia – anche in Campania l’ansia e i disturbi correlati in età evolutiva sono in aumento, colpendo il 30-35 per cento dei bambini e dei ragazzi campani.
In questo contesto, la mindfulness potrebbe offrire un supporto concreto – ma va introdotta con cautela, senza semplificazioni.
La mindfulness allena i bambini all’autoregolazione emotiva
Quando si parla e si scrive di mindfulness per bambini bisogna andarci piuttosto cauti, perché spesso si calca la mano e si tende a considerare questa forma di meditazione come la panacea per tutti i mali. La mindfulness non è la manna scesa dal cielo perché la sua efficacia dipende dalla costanza della pratica – che anche in età evolutiva è fondamentale – e dalla qualità dell’insegnamento.
Questa disciplina è vero che si poggia su basi scientifiche. I protocolli vengono integrati in varie discipline, come la psicoterapia. Ma è altrettanto vero che gli studi basati sull’evidenza sono pochi ed ancora in itinere, quindi va insegnata e applicata con metodo e serietà.
Detto ciò, mi preme sottolineare che la meditazione della consapevolezza è prima di tutto accettazione dei pensieri e di tutte le emozioni, anche le più scomode, come rabbia, paura, ansia, tristezza.
Io – in qualità di insegnante di mindfulness – mi faccio aiutare da una frase, quando parlo ai miei allievi. Dico loro: “Se il cervello produce la paura un motivo c’è”. I loro occhi si rasserenano, i loro corpi si distendono, la paura della paura improvvisamente diventa meno impattante.
Spesso purtroppo si confonde il comportamento con l’emozione, la reazione con il nostro stato interno, i pensieri con la realtà e ancor più l’atteggiamento disfunzionale con la persona.
Potrei citare i benefici della mindfulness sui bambini, e fra poco lo faccio, ma occorre precisare che ogni bambino è differente e ha bisogni diversi. Aiutare il bambino a prendere confidenza con le proprie emozioni equivale a insegnargli a rispettare e ad ascoltare il proprio corpo entrando in sintonia con i suoi cinque sensi e dunque con l’ambiente circostante, momento per momento.
Va precisato che la soglia dell’attenzione nei bambini è più bassa rispetto agli adulti, perché i piccoli non hanno ancora sviluppato un sistema di autoregolazione interno efficace e più costante.
Quindi, in età evolutiva è producente farsi aiutare dalla pratica in movimento, per i bambini più iperattivi, dalla lettura o dal disegno. La mindfulness è efficace nel bambino solo se dinamica e soltanto se non viene incastrata in rigidi protocolli.
A fare la differenza è quindi l’insegnante. Più strumenti ha l’istruttore più efficace sarà la pratica.
E allora quali sono i benefici della mindfulness sui bambini?
In linea di massima, la mindfulness aiuta i più piccoli a entrare in sintonia con il loro respiro, i loro sensi e il loro corpo nel complesso, in un interscambio continuo con l’ambiente.
La mindfulness può essere un supporto molto valido per la gestione degli stati ansiosi. Nello specifico ha un impatto positivo su:
- l’attenzione
- funzione esecutiva (memoria di lavoro e pianificazione)
- iperattività e impulsività
- abilità sociali e cura degli altri
- autostima
- sonno
Una ricerca condotta dalla neuroscienziata Hilary A. Marusak su bambini e adolescenti ha rilevato che livelli più elevati di consapevolezza sono collegati a stress e ansia inferiori, e a miglioramenti nell’autocontrollo, nell’attenzione, nella resilienza e nelle prestazioni accademiche (fonte).
Bisogna tener presente, tuttavia, che la pratica della consapevolezza è esperienza viva, quindi ogni lezione va adattata al gruppo o al singolo bambino, a seconda dell’età e delle esigenze specifiche.
Come applicarla nelle scuole campane
La Mindfulness, a parte qualche episodio isolato, viene integrata sporadicamente nelle scuole della Campania che trarrebbero vantaggio dalla pratica della consapevolezza. Il personale docente, non solo campano, sta affrontando nuove sfide che richiedono maggiore concentrazione e un’abilità emotiva senza precedenti. La mindfulness può essere applicata in classe in modo:
- indiretto: il facilitatore insegna ai docenti la pratica che poi possono applicare in classe imparando soprattutto a comunicare e ad ascoltare con consapevolezza;
- diretto: il facilitatore insegna agli studenti
- ibrido: una combinazione dei due approcci precedenti
È fondamentale che, soprattutto negli approcci diretto e ibrido, genitori e insegnanti collaborino con il facilitatore.
La Mindfulness non può e non deve diventare un nuovo strumento disciplinare. La pratica va incarnata anche e soprattutto a scuola, dove è fondamentale applicare in classe ciò che si insegna ai bambini e a maggior ragione agli adolescenti.
Con questi ultimi soprattutto la pratica deve trasformarsi in uno strumento per affrontare le sfide della vita, e non deve mai essere presentata come l’ennesima lezione sulla vita calata dall’alto. Maria Ianniciello, insegnante di mindfulness e giornalista culturale




