Out of Tibet: a Roma la mostra di Albertina D’Urso

Gran parte del popolo tibetano è in esilio ormai da anni, perché chi è rimasto in Tibet si è dovuto adattare alle leggi della Repubblica Popolare Cinese. Norme spietate che impediscono a un popolo di poter praticare la propria religione e di esprimere ciò che è. La cultura tibetana si è così diffusa nel mondo. A documentare i retroscena di questa incredibile esportazione di un modo di essere e di concepire la vita è una fotografa italiana, Albertina d’Urso, che si è dedicata anima e corpo al progetto Out of Tibet. I frutti di questi viaggi sono un libro e una mostra itinerante che il 23 ottobre 2016 aprirà i battenti.

©Albertina D'Urso
©Albertina D’Urso

La mostra Out of Tibet sarà allestita a Roma, presso la Galleria Parioli Fotografia, fino all’11 dicembre 2016. Albertina d’Urso, milanese di nascita, ha girato il mondo con la sua macchina fotografica e negli ultimi dieci anni, dopo una serie di altri progetti, ha fotografato i profughi tibetani in varie località del mondo, dall’India all’Europa, dagli Stati Uniti al Canada, per conoscere meglio la cultura del Tibet e come questa popolazione si sia adattata all’esilio, ricongiungendo così visivamente questo popolo. Ed è proprio la fotografa, che durante una conversazione telefonica, mi spiega com’è nato Out of Tibet. «La prima volta che sono stata in Tibet, nel 2000, sono rimasta delusa, perché ben poco c’era della cultura locale e allora mi sono incuriosita, volevo saperne di più, capire, andare oltre», mi dice. «Mi sono così recata nei campi dei profughi, in India, nel luogo in cui è nato un vero e proprio Stato dei tibetani in esilio. Ciò che mi ha colpito è la straordinaria capacità di questa gente di rimanere ancorata alle tradizioni; penso che più s’impedisca a un popolo di esprimere ciò che è ed è stato e più il legame con le radici si fa intenso», aggiunge Albertina d’Urso.

Il Tibet è in ogni abitazione. «Le case sono arredate in modo tradizionale, i bambini studiano alla scuola tibetana. La religione, il cibo, gli abiti sono quelli della tradizione. Mi sono anche resa conto che la loro religiosità è molto più difficile e complicata di quel che si crede. In Tibet ormai c’è ben poco, perché le persone che sono rimaste lì sono state addirittura obbligate a spostarsi in palazzi popolari, giacché il nomadismo, tipico della cultura tibetana, non è consentito dalla Cina». Albertina d’Urso poi ci parla delle donne che, racconta, «sono molto emancipate, in quanto nella cultura ancestrale tibetana ogni donna poteva sposare più mariti». Quindi, rispetto al mondo arabo, le donne di oggi hanno più possibilità di scelta. Il visitatore nell’ambito della mostra di Roma, Out of Tibet, potrà conoscere vari aspetti di questo popolo attraverso le venti fotografie esposte. Sarà inoltre presentato il volume edito da Dewi Lewis Publishing. Albertina d’Urso è una fotografa che lavora molto sull’aspetto emozionale, oltre che documentaristico. «La fotografia non è per me solo un lavoro… è molto di più», dice. E mi stupisce in positivo sapere che la d’Uso è mamma di una bambina di due anni. «In questo periodo mi sono dedicata all’editing del libro ma non escludo di riprendere a viaggiare, non so ancora bene cosa farò. Sono certa di riuscire a conciliare questi due ambiti importanti della mia vita», aggiunge. Per info sulla mostra: +39 068075666 / +39 3397781836; www.pariolifotografia.it.

Commenti

commenti

Lascia un commento

Torna in alto