Latin Lover di Comencini: trailer, trama e recensione

Una trama tutta al femminile in Latin Lover, diretto da Cristina Comencini e ultimo film di Virna Lisi. Il trailer e la recensione della pellicola, al cinema dal 19 marzo

Voto [usr 3]

latin-lover-trailer-comencini-trama-recensione-Nel corso della conferenza stampa milanese di Latin Lover, la regista Cristina Comencini ha sottolineato come spesso, di fronte a una pellicola in cui al centro si trovano le donne, si dica: “film al femminile”, auspicando, invece, che prima o poi possa dirsi “semplicemente”: film. Potrebbe sembrare scontato come concetto, invece vogliamo partire proprio da questa giusta constatazione per parlarvi del suo ultimo lavoro, in sala dal 19 marzo con più di 300 copie (01 Distribution).

Quello che subito balza agli occhi di questa pellicola è, infatti, il cast, costituito in gran parte da attrici: Virna Lisi, Marisa Paredes, Angela Finocchiaro, Valeria Bruni Tedeschi, Candela Peña. Pihla Viitala, Nadeah Miranda, Cecilia Zingaro. Interpretano le donne “ufficiali” – e non – che hanno animato la vita di Saverio Crispo (Francesco Scianna), il grande attore italiano che ha lasciato un segno nel cinema, attraversando diverse fasi. Il divo è sgorgato dalla pura fantasia della stessa Comencini, co-sceneggiatrice con Giulia Calenda, ed assume in Latin Lover una funzione simbolica sia nell’omaggio della regista verso il cinema che è stato, sia per il ruolo di uomo declinato come “compagno” e come “padre”. A distanza di dieci anni, queste donne sono “costrette” a riunirsi in occasione della sua commemorazione, a tenere le redini c’è la prima moglie, Rita (magistralmente incarnata da Virna Lisi), che apre, per l’occasione, la villa nel paesino pugliese. A spicciolata, arrivano le sue figlie, tutte nate da unioni diverse, ognuna di loro cresciuta con un proprio fantasma del padre con cui far i conti. Ma, ad affiancare Rita, giunge anche la seconda moglie Ramona (Marisa Paredes, una delle attrici feticce di Almodóvar), con cui s’instaura, dopo frecciate di competizione, una strana complicità, da donna a donna.

Latin-Lover-Virna-LisiTutti i ruoli risultano ben calibrati, è come se quella parte sia stata cucita addosso su ciascun interprete (anche se la Bruni Tedeschi, per quanto giusta e per fortuna non sopra le righe, si ripete nell’immagine di donna iper-ansiosa) e gli attori diventano spalla per il gioco femminile.

Latin Lover è un puzzle di situazioni che ben s’incastrano e funzionano tra loro (a parte, forse, l’età del montatore dei film di Crispo e attuale compagno di Susanna, la figlia maggiore – a cui dà il volto Neri Marcorè), ha un impianto teatrale – soprattutto sul piano dei dialoghi – che dà vita a un ritmo godibile sul grande schermo. È innegabile che quest’opera resterà nella storia del cinema come l’ultimo lavoro di Virna Lisi (scomparsa il 18 dicembre 2014) e va riconosciuto il merito alla Comencini di averle regalato un ruolo perfetto per le sue corde, per una donna che non si voleva mascherare e, infatti, la macchina da presa coglie la bellezza di quel volto parlante. In Latin Lover, tanto più durante le rivelazioni notturne, ma non solo, cala proprio la maschera che spesso si indossa, il disincanto o, semplicemente, il vedere la realtà per quella che è prendono il sopravvento sulle proiezioni compiute negli anni per non vedere.

latin-loverDopo il poco riuscito “Quando la notte”, l’eclettica Comencini (molto brava come scrittrice di romanzi e anche per il teatro con “Due partite”) torna al cinema con un linguaggio che sa giostrare meglio rispetto al dramma, quello tragicomico (vedi “Liberate i pesci!” del 2000), facendo una dichiarazione d’amore verso il cinema – precisa, però, che non si tratta di nostalgia – e verso le tante sfaccettature delle donne, senza dimenticare il cuore dell’uomo. «L’idea di fondo era di suscitare la libertà proprio come la suscita il cinema» – ha dichiarato la regista. Immaginiamo che Scianna si sia molto divertito nel ricostruire scene topiche della nostra storia del cinema (da “Il sorpasso” (1962) di Dino Risi, a “L’armata Brancaleone” (1966) di Mario Monicelli, a “Un uomo, una donna” (1966) di Claude Lelouch agli spaghetti western di Sergio Leone – solo per citarne alcuni), con l’accortezza registica di riprendere il tombeur de femme anche in camerino, al trucco, il tutto volto a costruire l’icona (non è un caso che Crispo non ci appaia anziano). Ma sotto quell’immagine da poster cosa c’è? Potrete scoprirlo solo al cinema.

Trailer del film di Comencini Latin Lover 

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Maria Lucia Tangorra

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