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Cell, recensione del film ispirato al libro di Stephen King

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Cell è il film dalle occasioni mancate. L’idea, che era buona, è stata realizzata male soprattutto verso le ultime sequenze, quando le atmosfere oniriche innescano nello spettatore un senso di perplessità e divertimento per quel finale assurdo, troppo pretenzioso che va a demolire ciò che di buono era stato creato nel primo tempo. Ed è tutto qui il fallimento di una pellicola poco innovativa che strizza l’occhio a Io sono leggenda (2007) – senza avere di quest’ultimo pathos e creatività – e a World War Z (2013), il disaster movie con gli zombie più veloci della settima arte.

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Cell, però, è un film che rientra nel filone degli horror- thriller apocalittici; l’attore protagonista John Cusack non ha l’intensità emotiva né il carisma di Denzel Washington in Codice Genesi (2010), nonostante quest’ultima opera non eccella per incisività. E` pur vero che il genere è ormai inflazionato e il regista, Tom Williams, si barcamena come può dirigendo un valido cast che si avvale delle doti di un sempre in parte Samuel Jackson, tuttavia sprecato in questo lungometraggio. E allora si guarda alla società contemporaneità che vive di sensazionalismi con il suo smodato ed eccessivo uso dei cellulari. La formula di far muovere sullo stesso campo d’azione un uomo e una donna bianca con un afroamericano convince, nonostante le tracce di un insano patriottismo di stampo statunitense si evincano in tutto il film.

In Cell, non mancano riferimenti ai fumetti (il protagonista è un fumettista), né ai labirinti della mente umana, sempre più in balia del web e dei cellulari. Sullo sfondo c’è la storia di un uomo che è andato via di casa per inseguire i propri sogni abbandonando la moglie e il figlio per poi rendersi conto di aver commesso un errore ma all’improvviso nell’aeroporto di Boston tutte le persone che parlano ai cellulari si trasformano in esseri colmi di rabbia; degli zombie appunto! Tratto dal romanzo omonimo di Stephen King, Cell è un film mediocre di cui potevamo fare certamente a meno. Di seguito il trailer e un’immagine.

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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