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Allarme olio “finto”, Macrì rassicura i consumatori

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Agostino Micrì (www.consumatori.it)
Agostino Micrì (www.consumatori.it)

Olio finto? Nessun allarme per i consumatori! A confermarlo Agostino Macrì, responsabile alla Sicurezza Alimentare dell’Unione Nazionale Consumatori (www.consumatori.it) per rassicurare gli italiani sulla bontà e la sicurezza alimentare degli oli extravergine di oliva in commercio. L’allarme è scaturito da alcuni servizi giornalistici apparsi nei giorni scorsi sul “Il Fatto Quotidiano” e trasmessi dal TG2  che avevano dato notizia riguardo all’inchiesta della Procura di Siena che ha mosso pesanti accuse nei confronti di alcune aziende toscane imputandole di associazione a delinquere, frode in commercio, sofisticazione alimentare, falsità in registri ufficiali. Quindi, è stato chiesto il processo per il fornitore delle grandi marche per “frode”. Secondo il sostituto procuratore, Aldo Natalini, il liquido che la Valpesana di Francesco Fusi distribuiva a varie aziende era contraddistinto da un alto tenore di perossidi (che indicano l’irrancidimento) e acidità. «Non c’è da preoccuparsi! – rassicura Agostino Macrì già tecnico responsabile dell’Istituto Superiore di Sanità –. L’olio d’oliva in commercio è sicuro e non nuoce alla salute. Tutti i prodotti messi in commercio, oggi in Italia, ivi compreso l’olio, rispettano i parametri di sicurezza e salubrità previsti dalla normativa vigente».

I controlli e le regole di produzione e commercializzazione sono sufficienti a garantire il prodotto che arriva sulla nostre tavole?

La normativa europea in materia è abbastanza garantista mentre il nostro ordinamento è talvolta anche più rigido. La sicurezza alimentare in Italia è assicurata da una serie di disposizioni che difficilmente portano tra i banchi dei distributori alimentari al dettaglio prodotti che possono nuocere alla salute. Ciò detto, però, occorre sottolineare un altro dato e cioè quello dell’importazione della materia prima che oltre per il cinquanta per cento proviene dall’estero. La nostra produzione interna non è sufficiente al fabbisogno nazionale. Per quanto concerne, le olive, la maggior parte viene importata, dalla Spagna, Grecia e dal  Nord Africa. Un prodotto non eccellente, a differenza delle nostre produzioni ad Indicazione Geografica Protetta o denominazione di Origine Contrallato, se non ancora peculiarità con Indicazioni di Origine Tipica  (Igp, Dop e Igt), ma trasformato nelle nostre aziende rientra sempre nei parametri di sicurezza e di bontà. Il problema, in questo caso non è di sicurezza ma di gusto. Ovviamente, va sottolineato che tutti gli oli che hanno un riconoscimento DOP, IGP, STG, BIO e i cosiddetti “prodotti di nicchia” sono di altissima qualità ed indiscussa garanzia alimentare. I produttori e trasformatori sono rigidamente vincolati a disciplinari di produzione rigidissimi, e la qualità è ulteriormente salvaguardata da Consorzi di Tutela e di Controllo.

Quindi, lei mi sta dicendo che tutto dipende dalle aziende trasformatrici?

No, non proprio. Le industrie alimentari italiane sono obbligate al controllo dei prodotti importati. Sono vincolate a procedure stabilite dalle Autorità di Controllo, affinché siano coperti tutti i requisiti di sicurezza minimi: un problema di carattere sanitario.

Vediamo nel dettaglio che cosa puntualizza, per una maggiore informazione ai cittadini, Agostino Macrì.

«L’olio extravergine è quello che si ottiene dalla spremitura delle olive. Ci sono poi degli oli, denominati semplicemente di oliva che si ottengono da una lavorazione di residui della spremitura e che hanno caratteristiche organolettiche di minore pregio anche se il loro valore nutrizionale è analogo a quelli ”extravergini”.  Nei normali esercizi commerciali è possibile trovare oli denominati semplicemente extravergini  ed altri “tipici” con il marchio DOP (denominazione di origine protetta) o IGP (Indicazione geografica protetta). I primi derivano da un imbottigliamento industriale di prodotti di diversa origine geografica e possono essere anche di importazione da altri Paesi. Gli oleifici industriali debbono attuare misure di autocontrollo tali da garantire la qualità e la sicurezza dei loro prodotti. Gli oli tipici sono invece rappresentativi di specifiche aree geografiche e vengono prodotti seguendo un disciplinare il cui rispetto è garantito dai controlli di un Consorzio. Nelle zone di produzione è possibile trovare dei frantoi, oppure dei piccoli produttori, che vendono direttamente l’olio in confezioni anonime. Esistono oli di oliva di qualità modesta ed anche altri oli ottenuti dai semi di diversi vegetali (mais, soia, girasole, colza, ecc.) con valore merceologico modesto ed anche con diverse qualità nutrizionali. Questa situazione può favorire delle attività di contraffazione;  per prevenire e/o reprimere tali attività, esistono diversi organi di controllo pubblico che vigilano costantemente sull’intero territorio nazionale. Inoltre le stesse industrie olearie ed i citati Consorzi delle produzioni tipiche sono tenuti a verificare la qualità e la sicurezza degli oli di oliva. I rigidi controlli messi in atto consentono di “scovare” quasi sempre le contraffazioni che vengono attuate anche perché, oltre agli aspetti qualitativi e nutrizionali, singoli episodi possono compromettere l’immagine di un prodotto che è vanto della tradizione alimentare italiana con riflessi negativi sui mercati. In questi casi interviene la Magistratura che, una volta accertati i reati, nell’ambito della propria indipendenza e competenza sanziona gli autori delle contraffazioni. Un ruolo molto importante possono però svolgerlo anche i cittadini diffidando dagli acquisti fuori dai normali canali di commercializzazione come, ad esempio, la vendita porta a porta di lattine anonime di olio extravergine di oliva o anche dagli stessi produttori. In questi casi ci si deve rendere conto che non ci sono controlli severi e che lo stesso acquirente ha scarse possibilità di ricorrere ad un laboratorio per fare delle analisi; il costo sarebbe superiore al valore dell’olio acquistato. Il consiglio che si può dare è quindi quello di acquistare l’oli extravergini di oliva negli esercizi commerciali autorizzati. Se si vogliono seguire altri canali di acquisto bisogna essere sicuri della onestà dei venditori e di diffidare da chi propone olio di oliva in confezioni anonime».

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Jenny Capozzi

Jenny Capozzi, nata a Petruro Irpino, incomincia la sua carriera giornalista con “Il Giornale di Napoli” di Benevento. Giornalista pubblicista, collabora con “Irpinia Oggi”, “IrpiniaArea”, “La Gazzetta di Avellino”, “Meta Sociale”, “Il Quotidiano di Benevento”, “Week End”, “La Provincia Sannita”. Nel 1996 contribuisce alla realizzazione di “Petruro Frammenti”, nel 1998 pubblica il testo storico “Petruro, chi parla diventa pietra”. Nell’ottobre del 2001 pubblica la raccolta di favole e fiabe dialettali del Sannio e dell’Irpinia “Saccio ‘nu cunto” edito da “La Scarana”, adottato come testo scolastico nella scuola media “Federico Torre di Benevento. Nel 2006 prende la direzione dell’opuscolo informativo“Benevento Night & Day”. Addetto stampa dell’Ugl, Confagricoltura, Consorzio degli Otto Comuni del Greco di Tufo, Pro Loco “Planca”. Nel dicembre del 2011 pubblica il testo storico “Il Sindaco Garibaldino – Angelo Troisi che finanziò la Spedizione dei Mille con tremilacinquecento ducati d’oro” con la casa editrice “Edizioni Il Papavero”. Nel 2012 partecipa Concorso Nazionale di Poesia “Le Radici Poetiche del Linguaggio Subalterno” edizioni “Il Papavero con la poesia ‘Na tempesta dindo a ‘nu surriso. Nel contempo consegue la specialistica in “Marketing Editoriale” corso di formazione promosso dall’Associazione “Cento Uomini d’acciaio”. Dal 2006 ad oggi è direttore responsabile de “l’Informazione” mensile di informazione amministrativa, approfondimenti storici e rilancio culturale edito dal Comune di Petruro Irpino e assume, altresì, funzioni, per incarico, da Promotore Culturale per l’Ente Comunale. Addetto alla comunicazione e socio fondatore dell’Associazione no profit “No vuol dire no” contro la violenza sulle donne.

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