Fino all’ultimo indizio: recensione

E’ un Denzel Washington cupo e tormentato dai fantasmi del passato quello che vediamo nel film di Netflix ‘Fino all’ultimo indizio’. La causa dei tormenti del detective Deke viene rivelata solo alla fine ma i ricordi di una vicenda oscura appaiono nel corso della pellicola sotto forma di flashback che contribuiscono a tenere alta l’attenzione.

E’ un Denzel Washington cupo e tormentato dai fantasmi del passato quello che vediamo nel film di Netflix ‘Fino all’ultimo indizio’. La causa dei tormenti del detective Deke viene rivelata solo alla fine ma i ricordi di una vicenda oscura appaiono nel corso della pellicola sotto forma di flashback che contribuiscono a tenere alta l’attenzione.

Rami Malek e Jared Leto fanno da spalla a Washington, anche se non troppo. I loro personaggi, infatti, non si eclissano dietro il grande attore. Dotati di anima e di un’identità propria, il giovane detective Jim Baxer (Malek) e lo psicopatico Albert Sparma (Leto), sembrano essere rispettivamente la luce e l’ombra del protagonista che agisce in un contesto lugubre.

A muovere l’azione sono i casi irrisolti di omicidi di giovani donne ad opera di un serial killer. Il detective di Denzel Washington si erge a giustiziere forse proprio per uccidere il senso di colpa che lo assale nelle notti insonni, in una California desolata.

fino all'ultimo indizio recensione

Fino all’ultimo indizio non è un poliziesco girato in maniera classica. Pur portando nella pellicola la vecchia tradizione dei gialli, il regista John Lee Hancock pone l’accento più sulle ombre di chi indaga che sui casi irrisolti, in linea con quanto accade nella nostra società occidentale dove si ritiene sempre di più che sia l’individuo che, con le sue azioni, plasma la realtà, non il collettivo.

Il contesto difatti è poco funzionale alla storia che viene raccontata in questo film. La prostituzione e la droga sono solo un motivo per entrare nel cuore e nelle viscere del detective che ha un unico obiettivo: far pace col proprio passato!

E non importa se per riuscirci bisogna dire qualche bugia, non importa se alla fine il senso di colpa ricadrà su un’altra persona, l’importante è poterlo esorcizzare condividendolo con chi vivrà i tuoi stessi tormenti! Poi, in questo film non sono le parole che contano ma i fatti. ‘Fino all’ultimo indizio’ tuttavia è un film senza grandi lodi e senza infamia. E’ una pellicola che convince senza stupire troppo per inventiva e carattere. Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Maria Ianniciello

Giornalista. Divulgatrice culturale. Insegnante Avanzata di Mindfulness AMPT. Dottore Magistrale in Lettere dal 2005 (si è laureata con il massimo dei voti all'Università di Roma Tor Vergata), è giornalista pubblicista da un ventennio. Maria Ianniciello ha collaborato con testate della Campania e ha diretto dal 2010 al 2012, il free press XD Magazine. Nel 2008 ha fondato il portale culturaeculture.it, uno dei primi web-magazine indipendenti della Campania e una delle realtà più longeve In Italia della seconda ondata della blogosfera. Da gennaio 2024 sta proponendo in Campania esperienze culturali con sguardo Mindful nell'ambito del progetto Risveglia la tua essenza: conduce passeggiate, laboratori, percorsi di poesia e Mindfulness e tanto altro. Scrive la newsletter "Risveglia la tua essenza" che partendo dal territorio ha un respiro nazionale.

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