La Cultura del lavoro nel Mezzogiorno d’Italia

lavoro-disoccupazioneIn Italia da 150 anni si parla e si scrive di Questione Meridionale, senza mai trovare una soluzione. Confindustria, ieri, con una nota ha diffuso i dati presentati con SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno – al Ministro per la Coesione Territoriale, Carlo Trigilia.

I dati – Nel rapporto si evince che «al Sud solo nei primi tre mesi del 2013, hanno chiuso i battenti quasi 50mila imprese, 552 cessazioni al giorno. In totale con la crisi, dal 2007 al 2012, nel Mezzogiorno si sono registrate 131mila cessazioni con un saldo netto negativo di 15mila imprese perse». Le imprese che ce la fanno, e si rafforzano anche durante la crisi, «sono quelle di medie dimensioni, mentre le piccole fanno più fatica. Nel 2011 il fatturato delle pmi è stato del 6,2 per cento inferiore a quello del 2007, mentre le imprese medie hanno registrato l’andamento migliore, specie nel Mezzogiorno, con un aumento del fatturato dell’11 per cento rispetto al 2007». Il rapporto mette in evidenza che «dopo calo del 2009, nel Sud le esportazioni hanno ripreso a crescere raggiungendo nel 2012 il valore più alto degli ultimi 6 anni (46,4 miliardi +8,1 per cento). Ma sono soprattutto le imprese più strutturate a cogliere meglio quest’opportunità». Le dinamiche creditizie restano negative: gli impieghi nel Mezzogiorno continuano a scendere (8 miliardi in meno nel corso del 2012) mentre i crediti in sofferenza sono ormai arrivati a 30 miliardi, pari al 10,4 per del totale. La crisi si riflette sulla società meridionale: la disoccupazione nel Mezzogiorno nel primo trimestre 2013 ha raggiunto il 20 per cento e cresce l’incidenza delle famiglie in povertà assoluta (l’8 per cento del totale).

L’analisi – Ora, partendo da questi dati, si può cominciare col porsi la seguente domanda: perché a Sud Italia è così difficile fare impresa? Il problema è prettamente socioculturale: in quest’area del Paese manca una vera cultura del lavoro, uccisa ancora prima di nascere dal clientelismo e dalla Criminalità Organizzata. Nel Meridione, più che altrove, sono molti i giovani che hanno rinunciato a trovare lavoro o a crearsi un’occupazione, soprattutto per una forma d’immobilismo secolare, che si manifesta palesemente nella città più rappresentativa del Sud: Napoli. Come afferma nel libro “Napoli Siccome Immobile”  il filosofo Aldo Masullo. A questo si aggiunge un’eccessiva sfiducia. Ma non solo.  La logica del posto pubblico, imposta dall’alto, ha impedito a questa parte d’Italia di evolversi anche mediante una classe imprenditoriale preparata. Nel Mezzogiorno d’Italia la parola “Efficienza” generalmente è un optional, come anche “Miglioramento”, “Crescita”, “Sviluppo”. Dunque, per risolvere una volta per tutte la Questione Meridionale, è necessario che ognuno – dall’operaio all’artigiano, dall’avvocato alla segretaria, dal commercialista all’imprenditore (solo per fare qualche esempio) – sia stimolato a fare sempre meglio nel proprio lavoro, senza il quale, come affermava Voltaire, non si possono allontanare i tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno. Il Mezzogiorno, uscendo da una mentalità assistenzialista e imparando a fare da sé, potrà uscire dall’arretratezza, facendo leva sulle proprie potenzialità. Ma, per ottenere questi risultati, bisogna assumersi ogni giorno le proprie responsabilità mantenendo gli impegni presi, con onestà.

Maria Ianniciello

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Naturopata ad indirizzo psicosomatico. Aromaterapeuta. Diplomata in Naturopatia presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica. Lavora sia in gruppo che individualmente con consulenze naturopatiche e sedute di aromaterapia. Giornalista pubblicista. Scrive di benessere, aromaterapia, motivazione al femminile, LifeStyle. Ama la Cultura, in particolare il cinema. Lettrice vorace. Si è laureata in Lettere nel 2005 presso la Seconda Università di Roma con il massimo dei voti.

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