KENYA, UNDICI ELEFANTI SACRIFICATI PER LE ZANNE

Foto: AIEA

È di ieri la notizia del massacro di undici elefanti, che sono stati trovati uccisi e privati delle zanne all’interno del parco nazionale di Tsavo East, a sud del Kenya. Una vera e propria mattanza, la più crudele e sanguinaria che si ricordi negli ultimi 30 anni. Era dal 1980, infatti, che in una riserva protetta non si registrava l’uccisione di così tanti esemplari in una sola battuta di caccia.

Una crudeltà resa ancora più terribile dall’uccisione di tre cuccioli di appena due mesi, morti a causa dei colpi di kalashnikov sparati dai bracconieri, che poi hanno staccato loro le zanne, proprio come avvento per gli esemplari adulti.

Questa è solo l’ultima di una lunga serie di preoccupanti notizie relative alla morte di pachidermi, struttati per il loro avorio. Il traffico illegale, che interessa prevalentemente il mercato nero asiatico – dove l’avorio viene utilizzato nelle medicine tradizionali o per realizzare ornamenti – purtroppo non coinvolge soltanto gli elefanti ma anche i rinoceronti, specie già in via di estinzione. I pachidermi vengono massacrati in quasi tutta l’Africa, nonostante il bando in vigore dal 1989 sul commercio internazionale dell’avorio. Anche se in genere la ragione per l’aumento delle uccisioni viene attribuita alla domanda d’avorio da parte della Cina, secondo la cui tradizione medica le polveri di corno avrebbero proprietà afrodisiache e anticancro, il National Geographic ha rivelato che in alcuni paesi chiave in realtà è il sentimento religioso a far da motore al traffico illegale di avorio.

Quali che siano le ragioni di queste mattanze, una società che si definisce civile non può tollerare che animali innocenti vengano massacrati per il piacere degli uomini, che vogliono circondarsi di oggetti di lusso in avorio o, peggio ancora, ricorrono ai corni per presunti scopi medici. Tante le associazioni che si battono in difesa dei pachidermi, dal WWF all’Associazione Italiana Esperti d’Africa. Il loro lavoro sul campo è ammirevole ma a poco serve se prima non si cambia la mentalità degli uomini. In una società moderna, dominata da internet e dalla cultura globale, è impensabile torturare e uccidere milioni di conigli, gatti, ermellini e visoni soltanto per indossare una pelliccia calda quando esistono altri materiali più ecologici, che assicurano lo stesso effetto di calore ed eleganza. Ancora, è impensabile lasciar estinguere i grossi pachidermi soltanto per arredare le nostre case, quando in commercio è possibile trovare oggetti di design altrettanto belli e preziosi.

Il problema, ancora una volta, è culturale prima che istituzionale. Per salvaguardare le specie in pericolo non basta spostarle in territori più sicuri, lontano dai fucili dei bracconieri. Occorre educare al rispetto per la natura e gli animali, elementi vitali che ci consentono di preservare l’ecosistema e la nostra stessa vita.

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Autore dell'articolo: Piera Vincenti

Piera Vincenti è giornalista e copywriter. Si occupa di comunicazione aziendale e pubblica e collabora alla realizzazione di siti web. Laureata in Sociologia, ha conseguito la laurea specialistica nel 2010 dopo aver ottenuto la laurea triennale in Scienze della Comunicazione.

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