La ragazza nella nebbia: trama e recensione

Da ragazzina amavo molto i gialli. Ricordo che guardavo L’Ispettore Derrick (serie tv cult) con i miei genitori e con mio fratello, mi piaceva quel senso dell’attesa che ti porta a scovare il colpevole nelle frasi sottaciute e nei volti contratti, negli sguardi assenti e nelle inquadrature asettiche. La ragazza nella nebbia – il thriller italiano che sta facendo parlare di sé, diretto da un esperto del genere, lo scrittore Donato Carrisi – mi ha fatto tornare con la mente a quel periodo. In realtà era da un po’ di tempo che non vedevo un film così.

Nonostante alcuni difetti stilistici (nel secondo tempo il ritmo rallenta un po’), La ragazza della nebbia è una pellicola avvincente che mi ha tenuto con il fiato in sospeso per oltre due ore e che nel finale mi ha lasciato un retrogusto di stupore e incertezze. Un buon thriller deve costringerti a pensare, andando oltre le certezze acquisite durante le sequenze, grazie a quel mix di mistero e pathos, tipici delle vecchie pellicole d’oltreoceano.

La ragazza nella nebbia

E per la verità La ragazza nella nebbia non ha nulla da invidiare ai film americani, soprattutto ai lungometraggi contemporanei (vedi La ragazza del treno per esempio o anche L’amore bugiardo). Con un cast di alto spessore (da Toni Servillo ad Alessio Boni), il film parla dei limiti e dei paradossi della società di oggi, con una lucidità disarmante, senza mai discostarsi dal genere thriller: l’intreccio, sempre più forte, tra giustizia e giornalismo televisivo, la ricerca ossessiva di un capro espiatorio, i richiami alla Letteratura da parte del professore – che con il suo stipendio non riesce ad arrivare a fine mese – ma anche il cinismo dell’agente Vogel che sembra agire sempre e solo di testa, in modo lucido ed imparziale, rendono questo film particolarmente avvincente.

La trama de La ragazza nella nebbia: Siamo sulle Alpi, in un piccolo paese. L’agente Vogel (Toni Servillo) fa un incidente e finisce in un dirupo, non si fa nemmeno un graffio ma sulla sua camicia ci sono macchie di sangue. Il commissario dichiara di non ricordare nulla. Allora, viene affidato a uno psichiatra del posto (Jean Reno), al quale racconta ciò che gli è capitato, soffermandosi sui retroscena delle indagini sulla scomparsa della piccola Anna Lou. Con una serie di flashback lo spettatore viene così catapultato sulla scena del crimine…

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Ho una laurea in Lettere e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline, curo dal 2008 il portale www.culturaeculture.it, da me fondato. In Cultura & Culture dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per questo lavoro (il giornalismo intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione. Oggi mi dedico come giornalista ai libri e al cinema in Cultura & Culture e sul mio canale YouTube (Marica Movie and Books). Curo la rubrica Bimbi al cinema sul blog Ricomincio da quattro di Adriana Fusè.

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