VIENNA: UNA PASSEGGIATA SULLA RINGSTRAßE

Passaggio lungo la Ringstrasse
Acquarello di Theo Zasche (1908)

Un viale ricco di edifici maestosi, emblema di quella che fu la capitale di uno dei più longevi imperi multinazionali, l’impero asburgico. Si tratta della famosa Ringstraße, una strada a forma di anello (da qui il nome “Ring”) che da circa un secolo e mezzo circonda la Innere Stadt, la parte più antica della città di Vienna. Chiunque abbia visitato la capitale austriaca non può essersi perso questa via, sulla quale si susseguono alcuni dei monumenti più imponenti della città, dall’Opera al Burgtheater passando per la sede del Parlamento.

Oggi proponiamo una passeggiata lungo questo viale con l’intento di scoprirne qualche aneddoto curioso e di avvicinarci ai luoghi che hanno ispirato musicisti, artisti o scrittori, che proprio sul finire dell’800 hanno dato vita a quell’irripetibile fermento culturale tipico della Vienna fin-de-siècle. 

Siamo nella seconda metà del XIX secolo e l’imperatore Francesco Giuseppe decide di sostituire le antiche fortificazioni della città vecchia con questa strada, pensata per dare alla capitale un volto da metropoli e regalare ad aristocratici e alta borghesia uno spazio per passeggiare e dare sfogo alla tanto cara Selbstdarstellung, la “rappresentazione di sé”. Al modello di capitale proposto da Napoleone III e dal barone Haussmann a Parigi, fatto di ampi boulevard e costruzioni prospettiche di forte impatto, la conservatrice Vienna contrappone, quindi, un cambiamento meno drastico, che non intende trasformare i quartieri esistenti ma che li racchiude in un nuovo viale circolare e dalle opere architettoniche maestose, diverse per stile e capaci di stupire proprio per il loro interminabile susseguirsi.

Partiamo, quindi, dal retro del palazzo imperiale, la Hofburg, esattamente da Heldenplatz e dal Neue Burg, il cui balcone è tristemente passato alla storia perché è da lì che Hitler ha annunciato l’annessione dell’Austria alla Germania nazista. Siamo sul Ring e se a destra vediamo questo spiazzo racchiuso tra i due parchi reali, il Burg e il Volksgarten, sulla sinistra si innalzano i due musei gemelli, ossia quello di storia naturale e il Kunsthistorisches Museum, posti uno di fronte all’altro. Procediamo verso il Parlamento e notiamo che è in stile neoclassico, allegoria del dibattito e del confronto tipici dell’antica Grecia. Poco più avanti svetta il Rathaus, municipio di Vienna, progettato in stile neogotico con tanto di torri in pietra che, sebbene realizzate proprio nell’800, richiamano alla mente le piccole realtà del medioevo, simbolo dell’amministrazione locale. Di fronte al Rathaus, invece, è impossibile non fermarsi ad ammirare il teatro viennese neobarocco o, più a destra del municipio, l’università in stile neorinascimentale, emblema dell’umanesimo e del Cinquecento italiano.

Proseguiamo lungo lo Schottenring e raggiungiamo il canale del Danubio che bagna il centro cittadino, esattamente nel tratto in cui il Ring diviene il Franz-Joseph-Kaj. Mentre passeggiamo lungo la darsena potremmo quasi immaginare di vedere camminare l’infelice Mizzi Schinagl, sfortunata protagonista del romanzo “La milleduesima notte” di Joseph Roth, autore che più di tutti ha narrato la progressiva decadenza dell’impero e il senso di smarrimento che il suo crollo ha generato in molti ex sudditi. Ecco Mizzi, quindi, mentre entra in un caffè, compra un chifel e lo spezzetta per darlo ai merli nella speranza che questi le facciano un po’ di compagnia. Riprendiamo il giro lungo la Ringstraße e passiamo accanto al Museo Austriaco di Arti Applicate, una forma d’arte molto in voga proprio negli ultimi anni dell’impero austro-ungarico e, soprattutto, all’indomani del suo crollo, tanto che lo stesso Roth ne parla in quello che insieme a “La Marcia di Radetzky” è il suo romanzo più famoso: “La Cripta dei Cappuccini”. La moglie del protagonista inizia, infatti, a dedicarsi a questa nuova attività aprendo un suo atelier di collane, anelli e fermagli fatti a mano e suscitando un atteggiamento diffidente nella conservatrice suocera, legata al mondo del passato.

Fiancheggiamo lo Stadtpark, grande parco cittadino, e prima di tornare al punto di partenza non possiamo evitare di camminare nei pressi del Café Schwarzenberg: è il più antico caffè del Ring, inaugurato nel 1861. La cultura del caffè in cui trascorrere le ore filosofeggiando caratterizza la Vienna di fine 800: i maggiori scrittori e intellettuali viennesi vi si incontravano, infatti, per discutere e confrontarsi, magari optando per i tavolini del Cafè Central di Herrengasse o dei numerosi altri locali della città. Dallo Schwarzenberg si raggiunge facilmente l’Opera, proprio in quella parte di Ring in cui quotidianamente si aggirava l’ambiguo giornalista Lazik de “La milleduesima notte”, sempre in cerca dello scoop. Spregiudicato e senza valori, Lazik è simbolo della progressiva corruzione e decadenza di cui Roth spesso scrive. Il giro del Ring è finito: cosa ne dite di chiudere con una fetta di Sacher Torte, magari da gustare nell’omonimo e storico Caffè Sacher, a pochi passi dall’Opera?

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Valentina Sala

 

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Autore dell'articolo: Valentina Sala

Valentina Sala
Giornalista pubblicista. Tra i suoi campi di interesse soprattutto viaggi e cultura. Dopo una laurea di primo livello in Scienze della Comunicazione consegue la specialistica in Editoria con il massimo dei voti e con una tesi sul rapporto tra letterati e città, ricostruendo la Parigi di Émile Zola e la Vienna di Joseph Roth. Collabora con più giornali e riviste e affianca alla professione giornalistica quella di insegnante di Psicologia della Comunicazione. Tra le sue passioni i romanzi capaci di raccontare un luogo e un’epoca, i film di François Truffaut, il buon cibo, le città europee e, soprattutto, il viaggio inteso come modo per scoprire e confrontarsi con realtà diverse.

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