Rimedi di Primavera: ecco il Tarassaco, proprietà e benefici

Le piante della primavera hanno quasi tutte un unico comune denominatore: depurano il fegato che è l’organo di questa stagione. Secondo le antiche tradizioni il fegato, come accennato in diversi articoli, è la sede della rabbia, un’emozione primordiale che in questo periodo ha la finalità di spingerci ad agire in vista dell’apertura estiva.

Tarassaco proprietà e benefici

Ma per agire ci vuole tanto coraggio. Il fegato, sia simbolicamente che fisicamente, ha bisogno di essere sostenuto e allora piante quali il Cardo Mariano, l’Elicriso, il Ribes nigrum, il Carciofo, l’Olivo e il Tarassaco depurano la ghiandola epatica tenendo al contempo il colesterolo cattivo basso.

Questo consente al sangue di svolgere la sua funzione di trasporto delle sostanze indispensabili per la sopravvivenza del nostro organismo e al fegato di conservare le energie per la stagione estiva quando c’è bisogno di maggiore vitalità.

Come vedete la natura non fa nulla al caso. Il Tarassaco nello specifico è una pianta erbacea che appartiene alla famiglia delle Composite. Il nome botanico è Taraxagum officinalis. Le parti usate in erboristeria sono le foglie e le radici.

Tarassaco: proprietà e benefici

Le proprietà e i benefici del Tarassaco sono diversi: è utile in caso di digestione difficile, disturbi epatici, colesterolo e trigliceridi alti. Non va usato se si soffre di gastrite e di occlusione alle vie biliari. Sconsigliato per chi non ha la cistifellea.

Da sempre un pilastro della Fitoterapia, il Tarassaco è conosciuto con il nome ‘dente di leone’ e ‘soffione’; in passato aveva la nomea di proteggere le streghe che, grazie a questa pianta, non venivano riconosciute così dalla gente.

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In realtà dal punto di vista simbolico il Tarassaco – le cui foglie si aprono al sorgere del sole e si schiudono al tramonto – agisce sulla corretta gestione della forza vitale immagazzinata nel fegato, affinché questa non si disperda. Si assume sotto forma di tintura madre o estratto secco facendo un decotto (quando si utilizzano le radici) oppure un infuso (se si usano le foglie). (articolo di Maria Ianniciello, naturopata e giornalista)

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Naturopata ad indirizzo psicosomatico. Aromaterapeuta. Diplomata in Naturopatia presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica. Lavora sia in gruppo che individualmente con consulenze naturopatiche e sedute di aromaterapia. Giornalista pubblicista. Scrive di benessere, aromaterapia, motivazione al femminile, LifeStyle. Ama la Cultura, in particolare il cinema. Lettrice vorace. Si è laureata in Lettere nel 2005 presso la Seconda Università di Roma con il massimo dei voti.

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