Alla scoperta di Danzica, gioiello sul Baltico

varsavia danzica

Danzica, la città libera; il “corridoio” di Danzica; Solidarność e Lech Wałęsa; l’attacco tedesco e l’inizio della seconda guerra mondiale; le spiagge sul Baltico. Non è molto, per il momento, quello che so di Gdańsk, ossia Danzica in polacco: solo alcuni flash, oggi un po’ vaghi ma che sicuramente troveranno sostanza nei prossimi sei giorni del viaggio in Polonia, giorni che abbiamo scelto di dedicare interamente a Danzica e al mar Baltico. danzicaSoddisfatti per quanto visto sinora e un po’ tristi per aver lasciato così presto Varsavia, davvero una bella scoperta, raggiungiamo il nord del Paese: circa cinque ore di auto, le più rilassanti da quando abbiamo lasciato Budapest, ed eccoci nel punto del tour più lontano in assoluto da casa. Forse sei giorni possono sembrare eccessivi per una città non troppo grande, visitabile in un paio di giornate, ma l’idea di prenderci e magari perdere un po’ di tempo ci piace, soprattutto vista la stanchezza che si sta accumulando.

Bando alle ciance, quindi, e andiamo a scoprire questa nuova meta del viaggio. Ormai è diventata un’abitudine: la Polonia che stiamo visitando è talmente bella che il primo approccio con ogni città è sempre emozionante. E così è anche per Danzica, la cui “Città Principale” (Główne Miasto), la zona più caratteristica, si presenta ora come doveva essere circa tre o quattro secoli fa, molto prima che la seconda guerra mondiale distruggesse anche questo gioiello dalla tradizione un po’ polacca e un po’ tedesca. Sì, perché la storia di Danzica è davvero particolare: un territorio conquistato dai cavalieri teutonici, poi parte della Prussia, in seguito dichiarata città libera e infine, al termine dell’occupazione nazista, polacca. danzica2Una città che in passato è stata abitata prevalentemente da tedeschi, dal forte carattere cosmopolita dovuto in parte anche alla sua vocazione marittima e al commercio, e che una volta liberata dall’Armata Rossa ha iniziato a popolarsi soprattutto di polacchi.

Come per Varsavia, anche qui molto di quello che possiamo vedere oggi è il risultato di un lungo e attento lavoro di ricostruzione, iniziato nell’immediato dopoguerra e durato più di vent’anni. Una ricostruzione che, però, pare non abbia tenuto conto, come anticipato, di quanto edificato durante la dominazione prussiana, tanto che l’aspetto attuale della città sembrerebbe riproporre le sembianze del 1700. Ma al di là di tutte le vicissitudini citate, quello che abbiamo dinanzi agli occhi, dalla via Reale alla piazza che fu del mercato, dalle porte che conducono al lungofiume alle chiese, è sicuramente qualcosa da ammirare a bocca aperta, soprattutto se è tardo pomeriggio, quando il cielo inizia a prendere le sfumature del rosa del tramonto.

danzica3Casualmente abbiamo la fortuna di trovarci qui proprio in concomitanza con la Fiera Domenicana, una festa che per tre settimane anima tutte le strade e le piazze della Città Principale con bancarelle di oggetti d’artigianato, cibo tipico da assaggiare e concerti all’aperto. Passeggiamo, quindi, tra le vie più ampie, davvero colme di gente, e quelle meno battute del centro, tra cui ulica Mariacka è da subito la nostra preferita: una via con botteghe che vendono gioielli di ambra, pietra tipica di queste terre, e case dall’aspetto stranamente vittoriano, il tutto in un’atmosfera talmente tranquilla da far dimenticare l’euforia della vicina e ampia piazza del mercato.

lungofiume danzicaL’ora di cena si avvicina e dopo esserci persi un po’ tra i vicoli raggiungiamo la Porta Verde, una delle numerose vie d’accesso al lungofiume e, quindi, ai ristoranti e locali affacciati proprio sulla Motłava. La musica è onnipresente: i musicisti di strada, molti davvero bravi, accorrono in città in occasione della festa. In attesa delle prossime giornate qui, non resta che lasciarsi prendere dalla musica, dal cibo e, magari, dalla vodka. Ma solo un piccolo sorso…

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 Valentina Sala

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Autore dell'articolo: Valentina Sala

Valentina Sala
Giornalista pubblicista. Tra i suoi campi di interesse soprattutto viaggi e cultura. Dopo una laurea di primo livello in Scienze della Comunicazione consegue la specialistica in Editoria con il massimo dei voti e con una tesi sul rapporto tra letterati e città, ricostruendo la Parigi di Émile Zola e la Vienna di Joseph Roth. Collabora con più giornali e riviste e affianca alla professione giornalistica quella di insegnante di Psicologia della Comunicazione. Tra le sue passioni i romanzi capaci di raccontare un luogo e un’epoca, i film di François Truffaut, il buon cibo, le città europee e, soprattutto, il viaggio inteso come modo per scoprire e confrontarsi con realtà diverse.

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