Marcia Xavier e la “Disillusione ottica”
30 ottobre 2015
Paolo Gresta (76 articles)
Share

Marcia Xavier e la “Disillusione ottica”

Installazione Sant'Agnese, 2015

Installazione Sant’Agnese, 2015

“Faccio in modo che una fotografia venga trasformata in oggetto tridimensionale, così da offrire al visitatore un’esperienza cinematografica dell’immagine, a seconda del punto di osservazione”. In queste poche parole, Marcia Xavier riassume il senso di “Disillusione Ottica”, la sua mostra personale in corso presso l’Ambasciata del Brasile a Piazza Navona, curata da Elisa Byington. E che si basa su tre semplici concetti: “Luce, mezzi di distorsione ottica e soprattutto il movimento del visitatore all’interno dello spazio espositivo e la sua capacità di percepire gli oggetti”. Ed è difficile non darle ragione. In apparenza semplici immagini stampate su duratrans e illuminate dal basso, le opere di Marcia prendono vita attraverso artifici “giocosi”, come il disseminare il “Prisma Venere” di grandi bocce di resina trasparente o il “Prisma Giunone” di cilindri dello stesso materiale. Le immagini, infatti, sono posizionate sul fondo di grandi contenitori quadrati, all’interno dei quali l’artista ha posizionato gli strumenti attraverso cui creare il suo personalissimo punto di vista. Muovendo gli elementi in resina e muovendoci noi nello spazio, i quadri si trasformano di volta in volta, diventano unici in pochi attimi e le combinazioni possibili si fanno potenzialmente infinite. L’obiettivo dell’arte di Marcia Xavier “è offrire allo spettatore un’esperienza caleidoscopica del mondo attraverso le opere, rallentando il tempo e formando infinite e possibili realtà diverse”. E, aggiungiamo noi, sorprendenti. All’inizio si pensa che l’opera, così com’è, sia compiuta e quindi che non si possa toccare. Invece è assolutamente necessario. Per cui l’iniziale delusione si trasforma in grande stupore e le immagini sono davvero “tante immagini”, prolificano a seconda di quante volte si giochi con le sfere o i bastoncini. Non solo. Subito all’entrata, uno spioncino posto a destra sulla parete offre all’osservatore una finzione spazio-temporale: l’occhio si trova all’interno del Pantheon, sotto la sua calotta e vede un braccio e una mano gigante. E’ quella dell’artista, metafora della sua presenza che cerca di raggiungere l’oculus centrale come se andasse a toccare il cielo. L’immagine è in realtà una stampa dell’800 che l’artista acquistò quando viveva a Roma e che trovò presso il mercato di Porta Portese.

La Xavier infatti ha vissuto nella Capitale nel 2013, rimanendone stregata. Le sue opere sono frutto delle ricerche e soprattutto dell’amore che Marcia ha per l’Urbe, che ha ispirato tutta la mostra. Soprattutto l’immagine nello spioncino, che rimanda a quando Marcia iniziò fotografando luoghi di Roma e sovrapponendo come collages la sua mano a queste foto. Proprio come quella esposta. Accanto alle due scatole illuminate c’è un’altra opera, in cui stavolta la protagonista è l’elemento fondamentale per definizione. “Orizzonte Acqua” è composta da 4 bottiglie, più o meno piene, che simboleggiano la traversata nel mare di Enea prima del suo sbarco nel Lazio, episodio che poi ha dato vita alla civilizzazione romana. Il manufatto si lega ovviamente alle due precedenti immagini di Venere e Giunone: una infatti cercava di proteggere Enea durante il suo viaggio nel mare, mentre lasciava Troia in fiamme. Giunone, invocando Eolo, provava invece a contrastarlo per impedirgli di raggiungere la costa laziale. Il contrasto è il tema principale di questo trittico, che raffigura gli affreschi di Pietro di Cortona così come si possono ammirare sul soffitto del piano nobile di Palazzo Pamphilj, subito sopra la galleria. Nella seconda e ultima sala troviamo un monocolo che rappresenta un’immagine multipla di un angelo della chiesa di Sant’Agnese e un’installazione con due proiettori. E’ una visione speculare delle sue mani che, giganti, vengono riprodotte sulla parete di fronte in modo da sollecitare la soggettività dello spettatore nel suo esercizio di decifrazione dell’ambiguità. Anche qui la Xavier parla di un altro spazio fisico: le mani, infatti, appartengono alla statua della chiesa accanto all’Ambasciata, omaggio alla santa martirizzata nell’antico stadio romano, la cui struttura, a sua volta, si trova proprio sotto Piazza Navona. “Il mio obiettivo”, conclude l’artista brasiliana, “è dissolvere le certezze della ragione e creare un altro mondo. Vetro e acqua sono i veicoli fondamentali con cui porto il visitatore a percepire la realtà in modo distorto. ‘Disillusioni ottiche’, per l’appunto”. Se volete “disilludervi” anche voi, quindi, c’è tempo fino al 27 novembre. L’ingresso è gratuito.

Paolo Gresta

Paolo Gresta

Paolo Gresta è nato a Roma nel 1977. Laureato in Lingue, con una specializzazione in Editoria e Scrittura, è giornalista pubblicista e collabora da anni con riviste e magazine online con articoli di cultura, spettacoli, musica e sport. Tra i suoi interessi principali ci sono la letteratura, i concerti, i viaggi e la scrittura”

Commenti

Ancora nessun commento. Puoi essere il primo a commentare!

Scrivi un commento

Solo gli utenti registrati possono commentare.