Londra, l’arte australiana in mostra alla Royal Academy

Australia1La Royal Academy di Londra apre le sue porte all’arte australiana. Più di duecento anni di arte di un intero continente per la prima volta raccontati nel Regno Unito attraverso una grande rassegna. Stiamo parlando di “Australia”, la mostra visitabile sino all’8 dicembre 2013 e che grazie alla presenza di oltre 200 opere tra dipinti, disegni, fotografie, acquerelli e progetti multimediali ha l’ambizioso intento di spiegare l’arte del continente australiano. Un vasto percorso che si snoderà a partire dall’arte del primo Ottocento, poco dopo l’arrivo dei primi pionieri inglesi, e che raggiungerà i giorni nostri, nel tentativo di offrire una panoramica il più possibile esaustiva su un’arte che, almeno sino ad ora, non è mai stata così tanto protagonista in Europa. Un modo, quindi, per scoprire le forme espressive di un popolo fatto di anime diverse e per cogliere più in profondità l’essenza di un continente lontano e affascinante, il tutto grazie alla collaborazione con la National Gallery australiana. «La Royal Academy – dichiara, infatti, Christopher Le Brun, presidente della Royal Academy of Arts – è lieta di lavorare in partnership con la National Gallery of Australia, che ringraziamo per il prestito delle loro prestigiose opere. Senza il supporto suo e della Australian High Commission di Londra, non saremmo riusciti a dare vita a questa mostra». «Questa partnership – aggiunge Ron Radford AM, direttore della National Gallery of Australia – è una grande opportunità per presentare al pubblico europeo la nostra forte tradizione di arti visive, sia che si tratti di arte indigena che non».

AustraliaLA MOSTRA – Al centro dell’esposizione il paesaggio, soggetto cui l’arte australiana è indissolubilmente legata. Terra antica di ruvida bellezza, costante fonte di ispirazione, carica di mistero e, se non la si conosce bene, di pericoli, l’Australia è per gli artisti soprattutto “landscapes”, paesaggio che rappresenta una sorta di seme da cui si è sviluppato un ricco filone di opere. Ma a rendere la mostra londinese un evento da non perdere è anche la sua capacità di raccontare le varie sfaccettature di un continente che a partire dal 1770, l’anno dell’arrivo del capitano inglese James Cook, è stato trasformato nella colonia penale britannica. Ed è così che attraverso l’arte si può ripercorrere l’impatto dei primi coloni e la colonizzazione sulle popolazioni indigene, la pionieristica costruzione della nazione del XIX secolo e l’intraprendente urbanizzazione novecentesca, il tutto cercando di riflettere la vastità del territorio e la diversità della sua gente. All’interno dell’esposizione trovano, infatti, spazio esempi di arte aborigena contemporanea, i lavori dei primi coloni, le opere di artisti immigrati in questo continente nel corso del ventesimo secolo. Tra i pezzi esposti, quindi, l’arte aborigena di Albert Namatjira, Rover Thomas, Emily Kame Kngwarreye e di una serie di artisti appartenenti al gruppo Papunya Tula del Deserto Occidentale, la più nota e riconosciuta scuola di pittura aborigena. Accanto a loro, poi, l’arte dei pionieri, degli immigrati ottocenteschi ed europei e degli impressionisti Arthur Streeton, Tom Roberts, Charles Conder e Federico McCubbin. E poi ancora i primi modernisti e, infine, l’arte del XXI secolo, con artisti riconosciuti a livello internazionale come Bill Henson, Gordon Bennett, Tracey Moffatt, Fiona Hall, Shaun Gladwell, Christian Thompson e Simryn Gill.

australia2Scheda tecnica della mostra:

Sino all’8 dicembre 2013

Royal Academy, Londra

Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 18, il venerdì apertura sino alle 22

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Biglietti: 14 pounds

info: www.royalacademy.org.uk

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Autore dell'articolo: Valentina Sala

Valentina Sala
Giornalista pubblicista. Tra i suoi campi di interesse soprattutto viaggi e cultura. Dopo una laurea di primo livello in Scienze della Comunicazione consegue la specialistica in Editoria con il massimo dei voti e con una tesi sul rapporto tra letterati e città, ricostruendo la Parigi di Émile Zola e la Vienna di Joseph Roth. Collabora con più giornali e riviste e affianca alla professione giornalistica quella di insegnante di Psicologia della Comunicazione. Tra le sue passioni i romanzi capaci di raccontare un luogo e un’epoca, i film di François Truffaut, il buon cibo, le città europee e, soprattutto, il viaggio inteso come modo per scoprire e confrontarsi con realtà diverse.

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