GLI UFFIZI SI ARRICCHISCONO DI UN AUTORITRATTO

Restaurato e già visitabile presso la Galleria degli Uffizi di Firenze il busto lapideo della cosiddetta Giulia Maesa. L’opera, costituita dalla testa antica in marmo bianco inserita in un busto cinquecentesco in marmo Portasanta, poggia su una base in onice ed è stata riportata a piena leggibilità grazie al restauro condotto da Paola Rosa. L’antico marmo, databile tra il II e il III secolo dopo Cristo è stato oggetto di pulitura delle superfici ed è stato integrato nelle parti mancanti di entrambe le orecchie, nell’occhio sinistro e nel labbro inferiore, come pure del basamento in onice; sono state inoltre rifatte le vecchie stuccature, ormai alterate e decoese.

Il ritratto raffigura un’ignota matrona la cui età matura è denunciata dalla pelle cadente delle guance, dalle occhiaie e dalle rughe ai lati della bocca. Gli occhi sono grandi, con palpebre spesse, iridi e pupille incise. Lo sguardo volto a sinistra, la bocca chiusa dalle grandi labbra carnose ben modellate, il mento largo e leggermente schiacciato, conferiscono all’insieme una notevole forza espressiva, valorizzata ora dal bel restauro. La capigliatura bipartita scende con piccole ondulazioni, che si raccolgono in due trecce alla base della nuca. Dai segni sul collo non è da escludere la presenza di ulteriori parti accessorie che arricchivano l’acconciatura ai lati incorniciando il volto. Il restauro della Giulia Maesa è stato finanziato da Italia Nostra Firenze, tra i cui soci Fabio Basagni, è il principale sostenitore dell’iniziativa.

Intanto, il pittore Silvano “Nano” Campeggi, ha donato alla Galleria degli Uffizi il proprio autoritratto, dipinto nel 1979. Effettivamente si tratta di un “doppio” autoritratto, perché nella parte anteriore dell’acrilico su tela, delle dimensioni di un metro per ottanta centimetri, l’artista si è ritratto di spalle, mentre nella parte posteriore della tela “Nano” Campeggi mostra il proprio volto. Ottenuta l’approvazione ministeriale, l’opera entrerà a tutti gli effetti a far parte della collezione degli Autoritratti della Galleria degli Uffizi, la più antica e la più grande al mondo.

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