17 novembre 2012
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AL PAC DI MILANO LA MOSTRA “ALBERTO GARUTTI”

Dedicato agli abitanti di Via dei Prefetti 17, 2004
Magazzino d’Arte Moderna, Roma – Fotografia Claudio Abbate – Courtesy Magazzino d’Arte Moderna

Il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano presenta dal 17 novembre 2012 al 3 febbraio 2013 la mostra “ALBERTO GARUTTI. Didascalia / Caption”, la prima retrospettiva dell’artista italiano tra i più rilevanti della scena artistica contemporanea. La mostra, curata da Paola Nicolin e Hans Ulrich Obrist, è un arcipelago di oltre trenta opere di differente natura: una serie di lavori storici, una nuova produzione concepita appositamente per il PAC, alcune riattivazioni di opere recenti e i modelli di progetti mai realizzati.

L’esposizione è attraversata da una molteplicità di linguaggi che vanno dalla fotografia alla scultura, dalla scrittura all’installazione, dal disegno al suono, dal video alla pittura, dalla conversazione all’insegnamento. Il percorso espositivo traccia così, per la prima volta, l’evoluzione della ricerca dell’artista dagli anni Settanta ad oggi.

«Con questa mostra il PAC conferma il proprio ruolo di sede espositiva di grande prestigio e di livello internazionale – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Stefano Boeri –. La selezione accurata della produzione di un grande artista come Alberto Garutti, infatti, unita ad una curatela di alto profilo, realizza una proposta culturale di eccellenza nel panorama non solo milanese, ma internazionale».

Dalla seconda metà degli anni Settanta in poi Alberto Garutti ha esplorato la dimensione narrativa e immateriale dell’opera d’arte. Nel corso di più di trenta anni di carriera, il suo lavoro testimonia un’attenzione crescente per la relazione tra la produzione di oggetti e il loro relazionarsi nello spazio sociale. Autore di alcuni tra i più efficaci progetti di arte pubblica in Italia e in Europa, Garutti a partire dalla fine degli anni Settanta in poi rielabora in forma autonoma e laterale la matrice concettuale e figurativa della generazione precedente.

Campionario: ho camminato 1556 metri per arrivare all’Assunta dei Frari di Tiziano, 2008
Palazzo Grassi, Venezia – Museum of Contemporary Art, Chicago
Stampa digitale, 300x200x8 cm – Courtesy Galleria Massimo Minini

Se l’intreccio di mercato e committenza è al centro di lavori come “Campionario” – una serie di stampe digitali su fondo monocromo, iniziate nel 2007, sulle quali una sottile linea nera ricama distanze e relazioni tra luoghi della città cari al potenziale collezionista – è in “Orizzonti” – dipinti su vetro in bianco e nero, realizzati a partire dal 1987, di diverse dimensioni e misure, ognuno dei quali porta il nome del suo committente – che Garutti testimonia l’interesse per la sfera di relazioni sentimentali e professionali che formano “l’orizzonte vero della mia vita”. A partire dalla metà degli anni ’90 in poi, l’artista affianca al tema della relazione tra opera e committente l’interesse per la definizione di una metodologia critica nella produzione dell’opera d’arte in uno spazio pubblico. Il ruolo dell’artista nella città diventa così un nodo cruciale della sua pratica.

Attraverso la realizzazione di lavori-manifesto come quello realizzato a Peccioli tra il 1994 e il 1997 – dove l’intervento dell’artista è consistito nel restaurare la facciata del teatro del borgo vicino a Pistoia e nell’installare una didascalia in pietra che recita “Dedicato ai ragazzi e alle ragazze che in questo piccolo teatro si innamorarono” – o come “Ai Nati Oggi” – realizzato in varie città dal 1998 al 2005, dove alcuni lampioni presenti in aree pubbliche sono stati collegati ai reparti di maternità cittadini in modo tale che la nascita di un bambino coincidesse con l’intensificarsi della luce dei lampioni della piazza, che aumentava per poi decrescere lentamente – l’artista lavora come un antropologo, capace di restituire il manufatto architettonico alla comunità e di interrogare se stesso attraverso lo studio degli altri.

Tutta la mostra è attraversata da uno degli elementi caratterizzanti il lavoro dell’artista, l’uso multiforme della didascalia come modalità di diffusione delle opere al pubblico e come meccanismo attivatore di relazioni tra lo spettatore e i contenuti dell’opera. L’esposizione entra in stretta relazione con “Fuoriclasse. 20 anni di arte italiana nei corsi di Alberto Garutti”, la collettiva a cura di Luca Cerizza allestita fino al 9 dicembre 2012 alla GAM di Milano, a pochi passi dal Padiglione d’Arte Contemporanea. L’unicità dell’approccio didattico sviluppato da Garutti in decenni di insegnamento presso le Accademie di Brera, di Bologna e all’Università IUAV di Venezia è parte integrante del suo lavoro e si configura soprattutto come esperienza viva e in evoluzione, raccontata alla GAM attraverso una selezione di lavori di 60 artisti che hanno frequentato i suoi corsi. Le due mostre risultano così complementari e concorrono a restituire una visione il più possibile completa della metodologia dell’artista.

Il PAC ha in programma attività didattiche gratuite per avvicinare il suo pubblico alle opere dell’artista: sono previste anche per la mostra di Alberto Garutti visite guidate per adulti e laboratori per bambini e ragazzi, ideati e organizzati da MARTE e realizzate con il contributo del Gruppo COOP Lombardia.

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