La parabola del seminatore: chi semina su un buon terreno raccoglie frutti: ecco perché
18 aprile 2018
Carmine Caso (88 articles)
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La parabola del seminatore: chi semina su un buon terreno raccoglie frutti: ecco perché

“Il seminatore uscì a seminare la sua semenza; e, mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada: fu calpestato e gli uccelli del cielo lo mangiarono. Un’altra cadde sulla roccia: appena fu germogliato seccò, perché non aveva umidità. Un’altra cadde in mezzo alle spine: le spine, crescendo insieme ad esso, lo soffocarono. Un’altra parte cadde in un buon terreno: quando fu germogliato, produsse il cento per uno». Dicendo queste cose, esclamava: «Chi ha orecchie per udire oda!»”.  La parabola del seminatore, raccontata da Gesù, è molto significativa e offre numerosi spunti di riflessione; leggiamo che il seminatore esce e lascia cadere i suoi semi ovunque, questo seme a seconda di dove cade germoglia o secca, ed è qui che il Maestro vuol far cadere l’attenzione ed è qui che parte la mia considerazione.

Ne La parabola del seminatore il seme siamo tutti noi, il luogo dove cade è il nostro atteggiamento, quest’ultimo infatti muta da persona a persona. In sé ogni essere umano ha tutto ciò che gli serve per mostrare il proprio talento, per dare frutti, ma a fare la differenza tra una vita piena di frutti e una senza è l’atteggiamento che ognuno ha nei confronti della vita. Il seme che cade lungo la strada e che viene calpestato o mangiato dagli uccelli rappresenta una parte considerevole di persone che di fronte alla vita ha un atteggiamento da vittima; questo soggetto tende alla lamentela, pensa che le cose vadano male solo per sfortuna e che il fatto di non ottenere risultati non dipenda da lui. Questo tipo d’individuo è totalmente in balia degli eventi, non ha spirito d’iniziativa, aspetta che qualcosa nella propria esistenza succeda, vive d’espedienti, non possiede né disciplina né spirito di sacrificio, critica coloro i quali nella vita sono fattivi, trova scuse di qualsiasi tipo per giustificare la sua situazione ma inevitabilmente la vita ricambia questo atteggiamento.

La parabola del seminatore

Il secondo tipo di seme è quello che cade sulla roccia, germoglia ma poi secca perché privo d’umidità; tale seme rappresenta quelle persone che iniziano qualcosa, si fanno prendere da facili entusiasmi, hanno inizialmente tanta energia ma male incanalata per cui ad un certo punto, spesso anche molto velocemente, tendono a perdere questo entusiasmo e ad abbattersi alle prime salite, sono quelle persone che si lanciano nelle cose senza tener presente a cosa vanno incontro. Possiamo definire tali individui senza fegato, senza carattere, la cui soglia dello stress viene facilmente superata; sono soggetti a cui è meglio non affidarsi se si vuole evitare di essere abbandonati davanti alle prime difficoltà. Anche in questo caso la vita ricambia questo modo di agire perché le difficoltà fanno parte dell’esistenza umana, aiutano a crescere e ad evolversi, siccome non esiste guadagno senza sforzo.

Il terzo seme cade in mezzo alle spine che crescono insieme al seme e ad un certo punto lo soffocano. Questi tipi di persone hanno voglia di fare, sono disciplinati e non hanno paura di fare sacrifici, sono però facilmente suggestionabili, hanno una scarsa personalità o evitano di farla emergere, si fanno condizionare dalle opinioni degli altri. Molto spesso le loro azioni rispecchiano più le idee degli altri che il proprio cuore. Possiedono talento e sono anche consapevoli di questo ma hanno tuttavia un bagaglio di convinzioni che impedisce loro di apparire per quello che sono; preferiscono compiacere ed essere qualcosa che non sono anziché subire le critiche. Non riuscendo ad esprimere quello che sentono, nonostante in molti casi vivano una vita dall’esterno considerata invidiabile, con il tempo finiscono per far morire la loro anima. La paura di lasciarsi andare e di prendere decisioni importanti ma che purtroppo non prendono per timore con il tempo li allontana sempre più dai loro sogni… dal poter essere quello che Sono.

Infine vi è il terreno buono dove il seme dà frutti… tale terreno è l’atteggiamento che accompagna quegli individui che sono realmente felici. La felicità per loro non sta nell’ottenere qualcosa ma nel saper godere di quello che si ha; vivono secondo i loro schemi, seguendo il cuore e tutto ciò è per loro la più grande ricchezza; sono consapevoli delle difficoltà della vita però sanno imparare dai loro errori e guardano il mondo da diversi punti di vista. Si rispettano, scegliendo le cose che fanno stare bene al loro spirito, e conseguentemente sanno rispettare il prossimo. Quello che fa la differenza per far sì che il seme produca frutti è il terreno: solo un buon terreno consente la maturazione del seme ed è quello su cui tutti noi dobbiamo impegnarci. Come ci insegna la parabola del seminatore, il seme non ha nulla che non va, è il terreno dove cade che spesso non è adeguato ed è lì che è importante intervenire.

Carmine Caso, naturopata e personal coach

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Carmine Caso

Carmine Caso

Carmine Caso è editore di Cultura & Culture. Dopo la maturità scientifica, si è laureato in Conservazione dei Beni Culturali al Suor Orsola Benincasa (Laurea Vecchio Ordinamento). Naturopata in formazione presso l'Istituto Riza. Ama il Cinema, l'Arte e la lettura. Su Cultura e Culture gestisce la rubrica/blog "Migliora la tua vita", uno spazio dedicato al miglioramento personale.

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