Volontariato in Africa, ecco i Burkina Kamba

Un gruppo di medici e volontari: “I Burkina Kamba” prestano il loro servizio dal 2010 a Burkina Faso, in Africa, inizialmente appoggiandosi a “La Goccia onlus”, con cui continuano a collaborare per le adozioni a distanza di alcuni piccoli africani del posto, e successivamente sono entrati a far parte dell’Organizzazione “Bambini nel Deserto ong-onlus”. I volontari presentano le loro attività durante pranzi ed eventi di vario genere (mercatini, feste, yoga ecc…), parlano dei loro soggiorni e della loro vita speciale nei posti caldi alla gente, il ricavato delle giornate viene interamente devoluto all’orfanatrofio di Yako a Burkina Faso, o è stato impiegato per la costruzione del pozzo nel villaggio, l’allestimento della scuola, la nutrizione dei bambini, l’apertura di microcrediti per avviare attività lavorative in rosa, firmate dalle donne del luogo, che sono il fulcro e il punto di riferimento delle attività nel villaggio.

burkina kamba

Rita è una volontaria e inizia a parlare della sua esperienza a Burkina Faso, racconta di una vita a tinte forti e si appassiona nel dire che la responsabile dell’orfanatrofio: Maman Albertine, è una donna di grande spessore umano. Rita dice che nonostante gli anni di volontariato alle spalle, il contatto fisico con i bambini del posto, di cui mostra fiera le fotografie, è qualcosa di indimenticabile. Emozioni semplici e profonde hanno acceso il cuore della volontaria, dal momento in cui le è stato messo in braccio un bambino di pochi giorni e un’altra, con gli occhi grandi e il vestitino giallo, è rimasta con la manina appoggiata alle sue ginocchia per ore. Rita sfoglia l’album di fotografie e indica alcuni bambini con occhi scurissimi e spauriti e dice che loro non ci sono più… la maggiore causa di mortalità infantile è dovuta a conseguenze legate alla malnutrizione. I bambini fino a pochi anni fa vivevano in condizioni molto difficili e Assunta, medico internista, attiva a Burkina Faso, spiega che con l’intervento medico, attraverso l’acquisto di farmaci, la scelta mirata di infermieri, che visitano il posto una volta alla settimana, e la somministrazione di un pasto unico integrato: “la misola”, la salute dei piccoli è migliorata progressivamente.

I medici continuano a parlare emozionati e la parola passa alla pediatra, che racconta di sensazioni viscerali verso quella gente, quei piccoli, e parla di donne che coi seni svuotati e magrissime, non potendo allattare, portano disperate come ultima spiaggia e con grande speranza di rinascita, i loro bambini all’orfanatrofio, chiedendo aiuto per far sopravvivere i piccoli. Manca tutto a quella popolazione, manca l’essenziale. Dalla mancanza dei generi primari nasce in quelle persone la riconoscenza affettuosa verso chi li aiuta, e gli africani insegnano con affetto, in uno scambio culturale spontaneo con gli occidentali, che è importante saper lasciare andare i problemi e tutto ciò che non si può cambiare.

I medici si stanno occupando dell’alfabetizzazione sanitaria della gente del posto e ricevono moltissime visite. Alcuni pazienti, riconoscenti del loro operato, e che per apparenza fisica dimostrerebbero più anni di quelli che hanno, parlano di problemi fisici accentuandoli, pur di ottenere attenzione e accudimento dal personale medico.

Uno dei volontari: Marcello, geologo, ricorda di una volta in cui è venuta da loro una vedova (le vedove nella cultura di Burkina Faso non ricevono eredità) con quattro figli magrissimi e lei che si poggiava a stento su un letto, per rimanere in piedi, aveva una sagoma scheletrica. I medici le hanno fornito aiuto per acquistare ciò che le serviva per mangiare e tempo dopo la donna ha loro chiesto l’affidamento dei figli, per donargli una speranza di vita.

I medici e i volontari desiderano acquistare un mezzo che porti le persone del villaggio africano in ospedale per qualsiasi cura, perché i servizi sanitari sono lontanissimi. Le proposte di possibili lavori che i Burkina Kamba ricevono dalla gente del posto, grazie all’apertura di possibili microcrediti, sono tantissime. Le persone arrivano con occhi pieni di speranza, alla ricerca di una chance per costruire qualcosa, ancora molto difficile da concepire: il futuro.

Le emozioni dei Burkina Kamba, che ricevono spesso gli applausi della popolazione, sono tante e si percepiscono nella voglia di tornare e ritornare a dare una mano in quei posti, che significa poi riuscire a dare la vita. “E’ Africa, è casa” dicono i volontari, ricchi dei sorrisi ricevuti dai bambini, dei doni dati dagli adulti in cambio del loro operato. I Burkina Kamba prima di ripartire, lasciano a quella gente la promessa di tornare a lavorare per loro, per amore.

Gli eventi organizzati dal gruppo di volontari cresceranno e saranno un’occasione per tanti di avvicinarsi a queste realtà di posti poveri e così diversi dai nostri, si realizzerà la possibilità di unire il divertimento in giornate molto ben organizzate, alla possibilità di raccogliere denaro che veramente possa cambiare, in un posto dell’Africa, la vita. Si agisce come piccole gocce nel mare, ma senza tante piccole gocce il mare non potrebbe esistere.

 

Sara Amato

Autore dell'articolo: Sara Amato

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