Tumori della pelle

Anche la pelle va tenuta sott’occhio. La cute è l’organo del corpo in cui più spesso si sviluppano tumori, per lo più poco pericolosi. Occorre però stare in guardia contro i melanomi, meno frequenti ma assai più aggressivi. E proteggersi dal sole che ne favorisce lo sviluppo.

I tumori della pelle sono i tumori più comuni, ma nella maggior parte dei casi si tratta di carcinomi spinocellulari o basocellulari che si evolvono molto lentamente e raramente danno metastasi. Molto meno frequenti ma più pericolosi sono i melanomi, che quindi è ancora più importante riconoscere precocemente, prima che si diffondano nell’organismo. In Italia, nel 2012, si stima che circa sessantasette mila italiani abbiano sviluppato un carcinoma della pelle, mentre a undici mila è stato diagnosticato un melanoma.

Niente screening, ma diagnosi precoce

Come per altre forme di cancro, anche per il melanoma è importante una diagnosi precoce, che permetta la completa asportazione della parte colpita dalla malattia prima che l’intervento richieda interventi impegnativi oppure che le metastasi raggiungano i linfonodi o gli organi lontani. Ma, almeno per il momento, non esistono le condizioni per prevedere un programma di screening periodico a livello nazionale su tutta la popolazione. Si ritiene più opportuno invitare le persone a tenere sotto controllo la propria pelle, imparando a riconoscere eventuali segnali che richiedano un accertamento da parte del proprio medico ed eventualmente dello specialista.

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Chi deve prestare maggiore attenzione?

Le persone che nella loro vita si sono esposte per molti anni e a lungo al sole, soprattutto per ragioni professionali (per esempio contadini, marinai, pescatori o maestri di sci), sono a maggior rischio di sviluppare carcinomi della pelle. Anche lo sviluppo del melanoma può essere favorito da un’eccessiva esposizione ai raggi solari, ma la malattia si può sviluppare anche in sedi normalmente poco esposte al sole, come la pianta del piede o tra la pieghe delle dita. Ultimamente è stato suggerito che vi siano diversi tipi di melanoma: alcuni più legati a scottature solari, soprattutto durante l’infanzia, altri indipendenti dall’azione dei raggi ultravioletti in localizzazioni meno esposte. Per quanto riguarda il melanoma, poi, in una minima percentuale di casi, quando si verificano più casi in famiglia, si possono chiamare in causa fattori ereditari.

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Tutti comunque dovrebbero farsi esaminare periodicamente la superficie del corpo e prestare attenzione alla comparsa di nuove macchie o lesioni oppure ad alterazioni di nei esistenti, ma per alcuni sono richiesti controlli più ravvicinati e attenti.

I gradi di rischio

Idealmente una volta al mese dovrebbero controllarsi la pelle, con l’aiuto di uno specchio o del partner:

  • le persone con pelle molto chiara;
  • chi tende a sviluppare efelidi o a scottarsi facilmente al sole;
  • chi ha subito molte scottature solari nell’infanzia o nell’adolescenza.

Dovrebbero chiedere a un dermatologo istruzioni più precise su come eseguire questo controllo mensile le persone considerate a maggior rischio di melanoma:

  • perché hanno già avuto la malattia;
  • perché hanno molti nei o ne hanno di aspetto inconsueto (anche se solo la metà dei melanomi insorge su un nevo preesistente)
  • perché sono stati sottoposti a trapianto di organo, per cui hanno le difese immunitarie soppresse.

Sarebbe opportuno invece che si sottoponessero a controlli regolari da parte di un esperto di tumori della pelle coloro che:

  • hanno già avuto più di un melanoma nella loro vita;
  • hanno almeno tre membri della famiglia con una diagnosi di melanoma o tumore al pancreas;
  • sono nati con un cosiddetto nevo gigante (superiore ai 20 cm di diametro).

Quando la malattia si ripresenta più volte in uno o più membri della famiglia si può sospettare che sia favorita da mutazioni ereditarie. Quelle del gene CDKN2A, per esempio, sono state correlate al rischio di sviluppare il melanoma. Esistono anche test genetici per individuare queste anomalie, ma attualmente la loro esecuzione non è in genere consigliata: qualunque sia il risultato, infatti, non cambierebbe la raccomandazione di sottoporsi a una stretta sorveglianza da parte di uno specialista.

Come riconoscere i segnali

Nella maggior parte dei casi è sufficiente controllare periodicamente la superficie della pelle da soli o con l’aiuto di un’altra persona, in un locale ben illuminato, con l’aiuto di uno specchio per esaminare anche le parti che altrimenti non si vedono.

In generale, occorre segnalare al medico la comparsa di ogni nuova lesione della pelle che persiste nel tempo, come piccoli rigonfiamenti, noduli o ulcere, soprattutto nelle zone esposte al sole, perché si potrebbe trattare di carcinomi cutanei.

Per riconoscere la possibile insorgenza di un melanoma ci si può invece aiutare dallo schema ABCDE, che ricorda alcune caratteristiche che rendono sospetto un neo o una nuova macchia comparsa sulla pelle:

  1. Asimmetria della macchia;
  2. Bordo irregolare;
  3. Colore molto scuro o variabile da una zona all’altra della macchia stessa;
  4. Diametro maggiore dei nei comuni (circa 6 mm);
  5. Evoluzione per cui la lesione si modifica rapidamente nel tempo.

Occorre inoltre segnalare al medico se un neo comincia a sanguinare, oppure è arrossato alla periferia, prude o brucia, oppure se cambia il suo aspetto in superficie, da liscio a rugoso, e così via.

È bene ricordare che negli uomini circa un terzo dei melanomi si sviluppa sulla schiena, mentre nelle donne la localizzazione più frequente è sulle gambe.

In presenza di uno o più di questi segnali è bene rivolgersi al proprio medico, che stabilirà l’opportunità di effettuare un controllo specialistico.

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Cosa fa lo specialista?

Lo specialista deve effettuare una dermatoscopia (o epiluminescenza), cioè di esaminare la lesione con uno strumento che la illumina e ingrandisce fino a dieci volte. In questi casi spesso effettua anche una o più fotografie per verificarne eventualmente l’evoluzione nel tempo. Se lo ritiene opportuno può poi stabilire di asportare la zona cutanea interessata per sottoporla a biopsia escissionale. Nel caso l’esame istologico condotto da un patologo esperto confermi la natura maligna della lesione, potrebbero rendersi necessari altri esami e altre cure, in particolare un intervento più esteso per rimuovere eventuali altre cellule tumorali residue.

Take-home messages:

Non dimenticare: indicazioni utili

In inglese si chiamano take-home messages.

Noi diciamo: da non dimenticare…

  • La maggior parte dei tumori benigni non richiede trattamento.
  • I tumori benigni vanno curati solo se c’è il rischio che degenerino o se provocano disturbi.
  • In questi casi l’asportazione chirurgica basta di solito a guarire definitivamente.

Fonte: www.airc.it

Romina Capone

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Autore dell'articolo: Romina Capone

Romina Capone
Romina Capone, Avellino. Dottoressa in Lettere e Filosofia presso l'Università degli Studi di Salerno. Laureata in materia di Linguaggio giornalistico, è giornalista pubblicista iscritta all'Ordine dei giornalisti della Campania. Nel 2008 fino al 2010 ha collaborato per il quotidiano provinciale "Ottopagine". Dal 2011 ad oggi scrive per il quotidiano nazionale "Il Mattino". Intermediatore culturale per la casa editrice Il Papavero di Donatella De Bartolomeis. Moderatrice di eventi e scrittrice. Per Cultura & Culture, è responsabile della sezione Cultura (Arte e libri).

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