Renato Pozzetto: «Io, saltimbanco per scherzo e passione»

©Franco Buttaro
Renato Pozzetto con Emilio Buttaro – ©Franco Buttaro

Siamo a Milano. Fra poco incontreremo Renato Pozzetto che ci parlerà nella seguente intervista della sua esperienza a teatro rivelandoci alcune curiosità anche sulla lunga e fortunata carriera cinematografica. L’attore è stato capace di conquistare più generazioni attraverso mezzo secolo di comicità pura. I suoi film hanno saputo resistere al tempo, alle mode, alle generazioni. Cabarettista, cantante, regista ma anche sceneggiatore e doppiatore Renato Pozzetto è sempre una fucina di idee e di novità. Nei teatri italiani sta portando adesso il cine-cabaret, un nuovo esperimento che ovviamente è un successo annunciato. Negli ultimi giorni sold out al Barclays Teatro Nazionale di Milano per lo spettacolo “Siccome l’altro è impegnato” e ulteriori due date sempre sotto la Madonnina il 5 e 6 marzo 2016. Poi il 19 dello stesso mese ad Alessandria ed il 29 aprile a Varese. «Avremmo dovuto fare con Cochi un’altra stagione – ci spiega Renato Pozzetto con la sua aria un po’ stralunata -, del resto siamo grandi amici da una vita, viaggiamo sempre, scegliamo i ristoranti e abbiamo la fortuna che durante i nostri spettacoli siamo sempre gratificati. Ci sono stati però dei contrattempi per i quali lui è impegnato e allora mi sono trovato a pensare qualcosa che era già in cantiere».

Cosa esattamente?
Avevo meditato di portare una parte del cinema che ho fatto a teatro, perché tutti i giorni incontro delle persone che mi ricordano le battute dei film. Così, io che non guardo mai le mie cose, quando ho montato e ridotto “Il ragazzo di campagna” ed “E’ arrivato mio fratello”, mi sono davvero divertito. Adesso ho anche la conferma che questa novità, di portare il cinema a teatro, funziona tantissimo e il pubblico applaude lo schermo.

Anche il titolo “Siccome l’altro è impegnato” rientra un po’ nello stile di Renato Pozzetto, è stata una Sua intuizione?
E` nato proprio nel momento in cui Cochi mi disse che l’anno successivo avrebbe avuto un impegno e, direi che il titolo calzi davvero bene.

Ovviamente in questo spettacolo non mancheranno le musiche…
Sì, ci sono le canzoni, alcune mie, alcune di Jannacci, e sono accompagnato da un quartetto. Canto le immancabili come “E la vita, la vita” e “Come porti i capelli bella bionda”, sono le canzoni che la gente vuole ascoltare.

Renato Pozzetto con Emilio Buttaro ©Franco Buttaro
Renato Pozzetto con Emilio Buttaro ©Franco Buttaro

Ma il prossimo anno Cochi e Renato torneranno insieme?
In realtà nella successiva annata lui dovrebbe avere questa commedia che sta preparando, quindi forse di nuovo insieme, l’altro anno ancora. Speriamo di essere vivi, dai…

Lei insieme a Cochi e ad altri protagonisti del mitico Derby, avete inventato una comicità basata sul surreale che ha lasciato un’impronta nella nostra società…
Diciamo che il Derby come cabaret lo abbiamo inventato noi. Il locale c’era, si suonava il jazz con bravissimi musicisti e quando abbiamo deciso di prendere la direzione artistica, abbiamo fatto un gruppo e siamo partiti. Eravamo giovani e avevamo anche dei fenomeni come Jannacci e Lauzi già affermati, così abbiamo lavorato quasi dieci anni, giorno e notte, però siamo stati fortunati. Ci siamo inventati il cabaret italiano e dal Derby sono passati giovani e meno giovani dopo di noi, come Boldi e Teocoli che al cinema hanno avuto la giusta fortuna.

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All’epoca quanto è stato difficile trasferire quel tipo di cabaret sul piccolo schermo?
Diciamo per certi aspetti che lo spettacolo era già pensato in piccolo perché avevamo già una pedana larga due o tre metri e alta dieci o venti centimetri, quindi eravamo abituati a lavorare con niente. La cosa diversa è stata perché in televisione si era abituati ai grandi spettacoli e noi siamo arrivati con le nostre miserie ma avevamo i testi che stupivano e le canzoni che erano delle novità. A “Canzonissima”, lo spettacolo più importante, abbiamo fatto la sigla di chiusura che era il primo esempio di sigla animata. Quella canzone, che era “E la vita, la vita”, è stata anche prima nelle classifiche.

Dal canto alla regia, dalla recitazione al cabaret ma tra i Suoi molteplici ruoli in quale si è sentito più a suo agio?
Io sono un saltimbanco, eravamo tutti saltimbanchi, al punto che il nostro lavoro più affascinante che avevamo portato a teatro s’intitolava “Saltimbanchi si muore”, perché se nasci saltimbanco rimani tale, qualsiasi mestiere tu faccia.

Eppure Renato Pozzetto avrebbe dovuto fare il geometra…
Sono diplomato geometra ma all’epoca uscì una legge in base alla quale il terzo o quarto fratello poteva non fare il militare. Così mi trovai alle prime armi con il cabaret avendo il tempo libero per imparare.

Renato Pozzetto nel film "Il ragazzo di campagna"
Renato Pozzetto nel film “Il ragazzo di campagna”

Lei può vantare una filmografia lunghissima ma qual è la pellicola che le è rimasta più nel cuore?
Fortunatamente ne ho fatti tanti di film e alcuni potevo farne a meno ma sai, i produttori spingono e allora bisogna dare il contentino. Diciamo che “Sono fotogienico” è un lavoro che ho sentito abbastanza, così come “Oh Serafina” con Lattuada, la storia di un ragazzo un po’ strano che parlava con gli uccelli, anche quello mi ha emozionato.

Il film “Ma che bella sorpresa” di un anno fa ha segnato il suo ritorno sul grande schermo. Che esperienza è stata?
Ho interpretato una piccola parte ed è facile capire perché io e la Vanoni in quel film eravamo marito e moglie, una coppia un po’ stonata ma è stato molto divertente.

C’è un giovane attore con cui le piacerebbe lavorare?
Non sono mai andato al cinema e i miei film li ho avuti recentemente perché due ragazzi miei ammiratori, si dice così credo…, me li hanno regalati e li ho ancora a casa negli elastici. Seguo poco, attraverso la televisione e fortunatamente ci sono ragazzi che piacciono molto ma non sono in grado di sceglierli perché non li conosco.

Cosa c’è  nel Renato Pozzetto di oggi di quell’ingenuo e scanzonato ragazzo di campagna capace di conquistare il cuore della gente?
Come vedi sono ancora qui! Sono solo con i miei stracci e anche questa del cine-cabaret è un’esperienza nuova con il pubblico che applaude lo schermo con me più giovane. Il tutto però mi fa incazzare perché sono geloso del mio concorrente…

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Autore dell'articolo: Emilio Buttaro

Emilio Buttaro
Classe 1967 ha iniziato a svolgere attività giornalistica all’età di sedici anni. Nell’85 ha vinto il concorso nazionale “Vota lo speaker” indetto dalla FIPAV (Federazione Italiana Pallavolo) e l’anno dopo è stato il più giovane cronista accreditato al Festival di Sanremo. Laureato in Scienze Politiche ha presentato diverse manifestazioni come il Premio Internazionale di poesia “Nosside”. Attualmente collabora con varie testate giornalistiche tutte di portata nazionale tra cui: Il Messaggero, Radio 24-Il Sole 24 Ore, La Stampa (redazione sportiva), Radio TV Capodistria, SBS emittente radiotelevisiva continentale australiana, Agenzia di Stampa Italpress, Cultura & Culture e Costantini Editore.

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