Pinocchio – Il Grande Musical: recensione

©Alessandro Pinna
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In occasione dell’ultimo periodo di Expo Milano 2015, è tornato in scena, con una nuova edizione, Pinocchio – Il Grande Musical scritto da Saverio Marconi e Pierluigi Ronchetti, con le musiche dei Pooh. Il Teatro della Luna di Milano fu costruito nel 2003 proprio per il debutto di questo spettacolo; vederlo rianimarsi con questa storia fa il suo effetto, è come se, oltre agli artisti sul palcoscenico, lo stesso pubblico partecipasse all’evento. Il merito va alla rappresentazione travolgente e, al contempo, tenera che la Compagnia della Rancia riesce a offrire de “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino”, scritto da Carlo Collodi nel 1881. Questo testo è innegabilmente universale, è un classico della letteratura per ragazzi, che, però, ci si porta con sé anche in età adulta – e la presenza di spettatori di varie età ne è la dimostrazione – riscoprendo significati più profondi senza dimenticare mai ciò che può provocare l’immaginazione. A teatro, si sa, si cavalca proprio la fantasia e Saverio Marconi ne ha consapevolezza e sa giocarci. In un allestimento apparentemente classico, emergono alcune intuizioni registiche, pronte a stimolare ancor più quel potere immaginifico ed è così che ciascuno di noi inizia a rivivere dal vivo le parole che aveva letto da piccolo o che aveva ascoltato per addormentarsi. Il sipario si apre e vediamo subito un cerchio di alberi che lascia il posto a un tronco da cui nascerà un burattino-bambino di nome Pinocchio (Manuel Frattini). Il tutto grazie al forte desiderio di Geppetto (Roberto Colombo) di diventare padre e a un pizzico di magia. Quel cerchio tornerà nel dipanarsi della storia e non è un caso che si sia scelta proprio questa immagine che, se vogliamo, richiama sia il simbolico cerchio teatrale sia quello della vita. Si ha spesso l’idea che le storie per bambini siano “leggere”, con pochi livelli narrativi, ma per quanto sia rispettato il plot base, al contempo Marconi & company hanno cercato di personalizzarlo offrendo una loro visione (vedi il look del Gatto e la Volpe), richiamando anche l’immaginario artistico. Ad esempio, le citazioni inserite, da “E.T. L’extraterrestre” a Totò, da “Il circo” di Fellini alla Commedia dell’Arte (ci teniamo a sottolinearlo) sono ben amalgamate nell’economia del musical, senza perciò risultare forzate o innaturali.

©Alessandro Pinna
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Tra le varie indicazioni registiche immaginiamo che ci sia anche quella del fermo immagine e del contrasto tra Pinocchio, che prende vita, e chi gli è attorno, pietrificato dallo stupore. I testi, sia delle canzoni che delle battute, potrebbero risultare, ad alcuni, forse, stucchevoli, ma – per quanto possa apparire scontato – vogliamo ricordare che si tratta di un romanzo di formazione e la qualità del cast sta proprio nella loro capacità di suscitare emozioni con frasi anche sentite e risentite, tòpoi che tutti abbiamo in mente sull’amicizia, eppure, nell’hic et nunc di quella scena ci si scioglie, quasi ritornassimo un po’ bambini. A tal proposito, uno dei momenti più toccanti che precede la conclusione del primo atto di Pinocchio – Il Grande Musical è quando Geppetto e Angela (Claudia Belli) interpretano il brano “Figli”, in cui emergono tutte le domande di un genitore alla ricerca del proprio figlio e, al contempo, si ricorda di aver vissuto anche lui quella condizione: «Sono stato figlio anch’io molto tempo fa / forse non ci credi ma me lo ricordo/ Io vorrei seguirti lungo il tuo cammino/ senza far rumore, senza disturbare/ col cappello e il giornale». Si riparte con una forte energia, anche perché il nostro Pinocchio, guidato da Lucignolo (Gioacchino Inzirillo), sta arrivando nel Paese dei Balocchi. Coreografie molto ritmate (persino numeri di breakdance) e costumi colorati ci accompagnano nelle diverse avventure di Pinocchio, alternandosi con momenti anche toccanti, quasi introspettivi, oltre che di (re)incontro con suo padre. Marconi studia tutto nei minimi particolari, dando ulteriore spessore con le sue intuizioni ai testi delle canzoni e un esempio, in tal senso, è la declinazione del tema della diversità-uguaglianza. Sfruttando un gioco di specchi e non solo, il nostro Pinocchio si moltiplicherà, confondendosi persino allo stesso spettatore. Ultima chicca: alla fine ci sarà una sorpresa tenerissima. Al suo debutto nel 2003, Pinocchio – Il Grande Musical è stato accolto con recensioni lusinghiere come «la più grande produzione italiana di sempre», questo riallestimento non delude assolutamente le aspettative, trascina grandi e piccoli in un viaggio di crescita vissuto quasi in simbiosi col protagonista. Ogni interprete dà il proprio apporto in questo senso, con un livello anche canoro alto. Ci si diverte, ma mentre si assiste, ci si ritrova a riflettere anche su temi come la responsabilità, il rapporto padri-figli, l’amicizia e cosa voglia dire amare e, alla fine, si resta colpiti di come una storia già così nota (tanto più agli adulti) riesca a coinvolgere e a lanciare vari piani di significato a seconda di chi li riceve. Voto: (4 / 5)

Maria Lucia Tangorra

 

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“Pinocchio – Il Grande Musical”

Regia di Saverio Marconi

Musiche di Dodi Battaglia, Red Canzian e Roby Facchinetti; liriche a cura di Stefano D’Orazio e Valerio Negrini

Testo di Pierluigi Ronchetti e Saverio Marconi

Scene: Gabriele Moreschi; costumi: Zaira De Vincentiis

Coreografie: Fabrizio Angelini

Disegno Luci: Valerio Tiberi

Con Manuel Frattini, Roberto Colombo, Beatrice Baldaccini, Gianluca Sticotti, Giulia Marangoni, Gioacchino Inzirillo, Claudia Belli, Fabrizio Corucci, Luigi Fiorenti, Paola Ciccarelli, Andrea Rossi, Anna Bodei, Giorgio Camandona, Silvia Contenti, Valentina Corrao, Manuel Mercuri, Luca Peluso, Daniele Romano, Andrea Spata

Si ringrazia l’ufficio stampa del Teatro della Luna nella persona di Massimo Davico e l’ufficio stampa della Compagnia della Rancia nella persona di Stefania Sciamanna

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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