ONU, 111 PAESI CONTRO LA PENA DI MORTE

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Quella appena trascorsa è stata una settimana importante per i diritti umani, l’Assemblea generale dell’Onu ha infatti approvato le Risoluzioni contro le mutilazioni genitali femminili e contro la pena di morte, temi di fortissima attualità sui quali è importante prendere una posizione netta di condanna.

La votazione sulla moratoria contro la pena capitale ha ottenuto 111 voti a favore (3 in più rispetto alla Risoluzione del 2010), 41 contro (come nel 2010), 34 astensioni (+ 2) e 7 assenti al momento del voto (come nel 2010). Gli Stati membri delle Nazioni Unite sono ora 193, uno Stato in più rispetto al 2010, il Sudan del Sud, che ha votato a favore della Risoluzione, nonostante mantenga ancora la pena di morte. Repubblica Centrafricana, Ciad, Sierra Leone e Tunisia, che si erano astenuti o erano assenti nel 2010, per la prima volta hanno votato a favore. I primi tre Paesi sono stati obiettivo nei mesi scorsi di una missione di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale volta a ottenere proprio il loro voto a favore della Risoluzione pro-moratoria. Indonesia e Papua Nuova Guinea, che in passato si erano opposti alla Risoluzione, per la prima volta si sono astenuti. Al fronte del ‘no’ sono passati invece Bahrein, Dominica e Oman, che in passato si erano astenuti. Infine, Maldive, Namibia e Sri Lanka, che nel 2010 avevano votato a favore, questa volta si sono astenuti. Sono risultati assenti al momento del voto 5 Paesi abolizionisti de jure o de facto – Kiribati, Mauritius, São Tomé e Principe, Antigua e Barbuda e Ghana – e due Paesi mantenitori: Gambia e Guinea Equatoriale.

«Il nuovo voto al Palazzo di Vetro a favore della moratoria registra l’evoluzione positiva in atto nel mondo verso la fine dello Stato-Caino e il superamento del fasullo e arcaico principio dell’occhio per occhio», ha dichiarato Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino, che insieme a Marco Pannella ed Elisabetta Zamparutti, rispettivamente Presidente e Tesoriere dell’Associazione Radicale, ha atteso l’esito del voto della Risoluzione sulla Moratoria nella sede del Partito Radicale a Roma, in collegamento con il Palazzo di Vetro.

L’ambasciatore norvegese Geir Pedersen ha detto che il numero crescente di Paesi favorevoli a porre fine alla pena di morte dimostra che «l’abolizione non è più un’esclusiva dei Paesi occidentali. Questa è una campagna globale. L’importanza del voto è che si invia un messaggio molto forte alla comunità internazionale su tutta la linea», ha detto Pedersen all’AFP. «C’è una tendenza globale all’abbandono della pratica dell’esecuzione di persone», ha aggiunto l’ambasciatore e, quando nei colloqui bilaterali si sollevano obiezioni alla pena di morte, «abbiamo la sensazione che siano sulla difensiva» quei Paesi che ancora la impongono.

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