Al Cinema c’è “Maleficent”: la recensione del film

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Alzi la mano chi, da piccolo, non sia rimasto terrorizzato da Malefica, la strega avvolta in un funereo drappo dai risvolti viola che sprofonda Aurora nel sonno profondo. A ben 55 anni da “La Bella addormentata nel bosco”, la Disney realizza un reboot che riscrive la favola, in 3D e con una storyline tutta dalla parte della strega cattiva. Nella nuova versione dell’esordiente Robert Stromberg, Malefica è una creatura fatata, regina della Brughiera in lotta contro il regno degli umani. Innamoratasi di un giovane viandante smarritosi nel reame elfico, gli giura eterno amore ma, la brama di potere, offusca il candido sentimento del ragazzo che, trascorsi gli anni, la mutila delle sue preziose ali nere, diventando re Stefano.

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Nella celebre versione di Charles Perrault, già adattata per il capolavoro animato del 1959, fu il mancato invito al battesimo della piccola Aurora, figlia di Stefano e della regina Leah, a scatenare l’ira dell’oscura signora che, con un terribile sortilegio, segna il destino della fanciulla, condannandola a un lungo sonno. Nel film di Stromberg, di spettacolare impatto visivo, è la sete di vendetta per il turpe gesto di Stefano a farle scagliare la maledizione. Però, qualcos’altro cambia: la dark lady con copricapo a due corna e zigomi affilati, si affeziona ad Aurora, la figlia che ha sempre sognato di avere. Proseguendo sulla scia di “Frozen”, la Disney sceglie di edulcorare notevolmente la figura del villain per antonomasia, dotandolo di un doloroso retaggio passato e operando uno slittamento sentimentalistico, quasi un rovesciamento che annulla l’epica del male assoluto e del bene salvifico e nello stesso tempo rende merito alla vulnerabilità di chi, un tempo, era solo portatore di sventure indicibili. Del resto, anche Perrault e i fratelli Grimm, addolciscono di molto le cruente versioni della bella addormentata che, dalla Brunilde dei Volsunghi al “Pentamerone” di Basile, non risparmiavano elementi macabri e violenti. Celata dietro il trucco di Rick Baker, Angelina Jolie veste i panni di un’atipica fattucchiera fascinosa e crudele, arguta e con gran sense of humour, la cui materna fragilità è divisa fra due mondi, quello di umani corrotti e l’altro, versione dark del pianeta Pandora di Avatar, popolato da troll, uomini albero, fate e folletti. “Maleficent” è uno strano ma accattivante ibrido tra il fantasy (riportato in auge da “Il Signore degli anelli”) e l’action movie gravido di effetti speciali in cui la novella “fata madrina” deve fare i conti con le torme degli eserciti umani, ma soprattutto con le lusinghe affettive di una deliziosa biondina dagli occhi azzurri, l’Aurora interpretata da Elle Fanning. Non mancano le tre fate madrine tradizionali, qui ridotte a un improbabile trio demenziale e il personale “grillo parlante” della strega (non sempre) malvagia, il corvo Fosco. Il tempo dei principi azzurri e dei veri cattivi sembra finito e, perso il vero amore, si acquista una figura protettiva con avvolgenti ali nere e corna tornite.

Trailer: http://youtu.be/2XI4ybpu2k0

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Vincenzo Palermo

 

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Autore dell'articolo: Vincenzo Palermo

Vincenzo Palermo
Nato a Catanzaro, si laurea in Lettere moderne a Bologna, con tesi sul Decameron fantastico. Grande appassionato di cinema e letterature medievali, collabora con portali e siti di critica cinematografica, dedicandosi alla scrittura di recensioni e articoli di approfondimento tematico. Campi di interesse: classici del muto, grandi autori europei, New Hollywood e tendenze sperimentali del cinema moderno.

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