LE DONNE ITALIANE REAGISCONO MEGLIO ALLA CRISI

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Da un’indagine del Censis (Osservatorio Censis Abi) si evince che le donne italiane hanno dimostrato di saper reagire meglio alla crisi in corso. E i dati dei primi due trimestri del 2012 parlano chiaro:  -1,3 per cento l’occupazione maschile, +1,3 per cento quella femminile. L’Italia può contare sulle donne per guardare con maggiore ottimismo al domani e lavorare a una ricetta per il Paese. Donne tenaci e intraprendenti. Dallo studio risulta che il 16 per cento delle lavoratrici sono autonome (contro una media europea del 10 per cento), il 3,6 per cento imprenditrici con personale alle loro dipendenze. Donne capaci di adattarsi, ma anche di intraprendere, sul cui apporto bisognerà fare sempre più affidamento per vincere le sfide che il Paese ha di fronte, a partire dalla ripresa economica.

Nel rapporto, inviato in redazione, si legge: “È vero che la disoccupazione femminile in Italia è maggiore che in molti altri Paesi, ma è anche vero che il tasso di imprenditorialità è anch’esso molto maggiore. Il tasso di occupazione femminile in Italia è del 40,7 per cento, contro una media europea del 45,5 per cento. Non solo la Germania e il Regno Unito soprattutto ci sopravanzano di quasi 20 punti percentuali, ma anche un Paese simile al nostro come la Spagna arriva al 52 per cento. Ma è anche vero che il tasso di lavoro autonomo, all’interno del mondo femminile, è di gran lunga maggiore rispetto alla media europea: il 16 per cento contro il 10 per cento; anche in Paesi a forte tradizione imprenditoriale come la Germania, su 100 donne che lavorano solo 8 lo fanno autonomamente. Le donne italiane hanno quindi una maggiore tendenza ad auto-organizzarsi rispetto alle donne europee: sarà anche questo un modo di fare adattativo rispetto ai pochi spazi che la società lascia loro, ma certamente è un atteggiamento di fondo da non sottovalutare. In molti casi si tratta di lavoro autonomo nel settore terziario, magari non particolarmente qualificato; ma nonostante le donne italiane hanno anche il primato europeo delle lavoratrici autonome con dipendenti: il 3,6 per cento contro il 2,4 per cento della media europea, vuol dire che ogni 100 donne che lavorano 3,6 sono delle vere e proprie imprenditrici in grado di creare occupazione – rileva il Censis -. Si tratta di un numero rilevante di donne (la metà ha tra 30 e 50 anni), forti, intraprendenti, tenaci, ma con gli identici problemi delle donne che fanno un lavoro dipendente. Portano una mentalità femminile non solo nel mondo dell’impresa, ma anche nella voglia di ripresa che pian piano prende corpo in Italia”.

Perciò, secondo l’Osservatorio, le donne, con la loro tenacia, intraprendenza, ma anche con la loro preparazione e coscienziosità nel lavoro, con il loro spirito ottimista e accogliente, sono una grande risorsa per il Paese e probabilmente interpretano, meglio degli uomini, i tempi attuali e così intravedono la via della ripresa. Se i precedenti cicli di sviluppo italiani, come la ricostruzione degli anni Cinquanta, il boom degli anni Sessanta e l’individualismo degli Ottanta, furono “maschili”, cioè esuberanti, a volte spregiudicati e quasi sempre basati sul voler crescere piuttosto che sul voler “conservare”, lo sviluppo futuro o almeno la fine del declino potrebbe essere “femminile”, potrebbe basarsi cioè di più sul voler mantenere, sulla coscienza e sulla prudenza, che non vuol dire passività, perché, come abbiamo visto, le donne italiane sono le più intraprendenti d’Europa. Scommettere sulle donne non vuol dire solo dare spazio alle donne, ma fare in qualche modo sì che tutto il sistema le imiti e ne mutui capacità di adattamento, senso della realtà, ma anche la maggiore coscienziosità e il maggiore ottimismo.

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