La prima luce: trailer, trama e recensione del film

La prima luce, recensione

la-prima-luce La prima luce di Vincenzo Marra è un film che minuto dopo minuto cattura e prende per mano lo spettatore portandolo nel vortice di ogni personaggio e, in particolare, di un padre (Marco – Riccardo Scamarcio) in cerca e alla riconquista del proprio figlio. Dopo esser stato in concorso alle Giornate degli Autori 2015 (dov’è stato insignito del Premio Pasinetti Speciale), l’ultimo lungometraggio del regista napoletano è in sala dal 24 settembre, pronto a puntare la macchina da presa su un argomento ancora poco frequentato in ambito artistico, ma che merita sempre più attenzione. In occasione della 72esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia vi avevamo parlato del corto “Ancora un’altra storia” di Gabriele Pignotta, realizzato nell’ambito di una campagna sull’alienazione parentale lanciata dalla Fondazione Doppia Difesa Onlus, in cui ancora una volta ad andare di mezzo sono i figli. Ne La prima luce l’“oggetto” del contendere è proprio il piccolo Mateo (Gianni Pezzolla), colui che può soltanto seguire il genitore di turno più “forte” perché lui, che ha sette anni, sa semplicemente lanciare dei segnali, ma non gli è possibile opporre resistenza effettiva. Il film parte dalla quotidianità e dall’atto che caratterizza l’età infantile: il gioco.Questa dimensione Mateo la vive ancor più con suo padre; sulla spiaggia di Bari realizzano l’aereo da fermi, si avverte una forte complicità tra i due; parallelamente, Marra ci fa intuire che un’irrequietezza sta prendendo sempre più piede in Martina (Daniela Ramirez); la manifesta inizialmente con piccoli gesti frugando in armadi e cassetti in cerca di qualcosa. Martina e Marco rappresentano un uomo e una donna che si sono incontrati sull’onda della passione e che hanno dato vita a un figlio che, però, diventa, in un momento di crisi, l’arma su cui far leva e farsi del male. L’insofferenza nella donna cresce sempre più, è un malessere che cova dentro e che piano piano esplode e solo in quel momento il compagno se ne accorge.

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I due simboleggiano anche due culture che fino a un tratto della vita si sono sposate, ma ora la donna dice: «Marco qui non c’è futuro, odio questa crisi di merda, odio le persone disperate». All’uomo queste urla stridono e forse anche un po’ a noi come pubblico che possiamo riconoscerci nella sua risposta: «Il futuro ce lo creiamo noi» o magari continuiamo a credere che qualcosa nel nostro Paese possa mutare, senza essere costretti a emigrare. Martina dal canto suo ha già provato cosa significa lasciare la propria terra e ora, sprovvista di punti di riferimento, vuole farvi ritorno, portando con sé il figlio come se fosse solo suo o una proprietà. La diversità tra le due culture emerge anche nella questione giuridica e nel contenzioso che inevitabilmente si apre. Lo spettatore, ancor più nella seconda parte del film, vive in empatia con il padre, un uomo che scopre finalmente fino in fondo cosa significhi esserlo quando gli viene strappato il suo piccolo. Scamarcio si rivela, in tal senso, molto credibile, non solo per le origini pugliesi, che lo fanno ben calare nel personaggio, ma anche per il turbinio di emozioni a cui riesce a dar corpo grazie alle più piccole sfumature dello sguardo. La Ramirez, dal canto suo, comunica l’irrequietezza di una donna che ormai si sente fuori posto a Bari e in quel nucleo familiare. Lo sviluppo drammaturgico (scritto da Angelo Carbon e dallo stesso Marra) volutamente pone l’attenzione sui due fino a quando il baricentro si sposta soprattutto su di lui, mettendo in scena come il bene del figlio possa passare in secondo piano quando non si è più sulla stessa lunghezza d’onda perché tutto diventa una questione tra adulti e pure tra due culture con regole differenti. Il regista ha più volte messo a tema il Sud; lo ha fatto con opere documentaristiche e non solo.

Ne La prima luce facciamo i conti anche con una verità che probabilmente, da italiani, non è semplice accettare o anche solo vedere. «In questi anni ho visto una trasformazione inversamente proporzionale tra l’Europa e l’America Latina». Da una parte la decadenza, la crisi economica e meccanismi invecchiati, dall’altra, un Paese giovane che scommette nel futuro e in espansione economica. Ogni giorno di più nelle strade di Santiago si scorge la presenza di giovani europei (in particolare spagnoli e italiani) che come i loro nonni hanno attraversato l’oceano con la speranza di un futuro migliore. In questa riflessione socio-economico che fa da contesto, si instilla, però, il nocciolo: quando l’amore passa e c’è un figlio di mezzo sembra proprio che si dica solo a parole che si è mossi dal bene per il proprio figlio. Nonostante si sia realizzato qualcosa tra piccolo (come “Rivoglio i miei figli” con Sabrina Ferilli) e grande schermo (vedi “Kramer contro Kramer” di Robert Benton con Dustin Hoffman e Meryl Streep o il più recente “Un giorno perfetto” di Ferzan Ozpetek con Valerio Mastandrea), questo tasto della nostra società e del nostro umano è ancora poco sviscerato. la-prima-uce-trailer-recensione-tramaCrediamo, però, che il film La prima luce sia riuscito a tratteggiare molto bene queste dinamiche purtroppo sempre più diffuse, stimolando una partecipazione nel pubblico non così scontata. Facendo leva sul nostro essere figli e/o genitori, la pellicola ci fa provare un turbinio di sentimenti, dalla rabbia alla paura di perdere per sempre la persona più cara, dallo spaesamento in un posto che non conosci (nel caso di Marco quando va in Cile) o che non ti appartiene più (come sono Bari e l’Italia per Martina). Il tutto reso senza moralismi oltre che dalle interpretazioni in parte anche dallo straniamento linguistico, che simbolicamente rimanda anche alla difficoltà di comunicazione in una coppia e non solo. Lei, quando vuole rimarcare il suo malessere nei litigi con Marco usa lo spagnolo forse perché la fa sentire più sicura; lui deve cimentarsi in questa lingua straniera anche in un tribunale estero nella lotta per Mateo. Post visione de La prima luce una domanda ci sentiamo di rilanciarvi: l’amore per un figlio può superare i confini fisici e le ripicche tra adulti?

La prima luce, trama

Marco è un giovane avvocato di Bari, si occupa anche di cause in difesa di extracomunitari e svolge tranquillamente la sua routine senza, forse, rendersi conto di ciò che la sua compagna Martina sta provando. La donna è latino-americana, si è trasferita per amore e da quello stesso amore è nato Mateo: ora, però, non si sente più realizzata né in quella storia né in Italia e vuole far ritorno dalla sua famiglia d’origine. Di fronte all’opposizione e all’incomprensione dell’uomo, sceglie di partire con il figlio scappando letteralmente di casa e facendo perdere ogni traccia. Voto. (3,5 / 5)

La prima luce, trailer

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“La prima luce”

Regia Vincenzo Marra

Con Riccardo Scamarcio, Daniela Ramirez, Gianni Pezzolla, Luis Gnecco, Alejandro Goic

Distribuzione: Bim Distribuzione

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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