La misteriosa scomparsa di W di Benni a teatro con Ambra

La recensione dello spettacolo La misteriosa scomparsa di W di Stefano Benni, regia di Giorgio Gallione, con Ambra Angiolini. Visto al Teatro Elfo Puccini di Milano, dov’è stato in cartellone dal 14 al 19 aprile 2015 e dove ha concluso la tournée 2014-2015.

la-misteriosa-scomparsa-di-w-benni«Il giorno che io nacqui un sole improvviso meraviglioso entrò dalla finestra della sala parto e illuminò la scena, mia madre lanciò un trillo melodiosissimo da soprano e senza sofferenza alcuna mi sparò nell’aria come una palletta di cannone, io feci una doppia capriola e ricaddi esattamente tra le braccia del primario, un uomo bellissimo, brizzolato, virile, non fumatore e in quell’attimo MIRACOLO! […] Tutti i malati si alzarono dai letti e invasero le corsie cantando, battendo il tempo con le stampelle e i gamboni di gesso […] i collassati si riebbero, i fratturati saldarono, i nefritici filtrarono, gli anemici rinsanguarono, i diabetici si amareggiarono, e tutti fecero cerchio intorno per vedere me, la bambina più bella del mondo, io, Vu!». È così che prende il via il prologo de La misteriosa scomparsa di W scritto da Stefano Benni e ottimamente interpretato da Ambra Angiolini. L’unico modo per farvi assaggiare la lingua che questo autore bolognese sa creare era quello di riportarvene uno stralcio. Già in questi pochi periodi sono concentrate le sue peculiarità: la costruzione di mondi immaginari, ma in stretto contatto – a loro modo – con la realtà, i giochi di parole anche con neologismi e un personale modo di rincorrere la rappresentazione dell’assurdo.

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La scena di Guido Fiorato contribuisce fortemente a immergere lo spettatore in un mondo “parallelo”, apparentemente paradisiaco se ci si sofferma superficialmente alla prevalenza del bianco. Le luci curate da Aldo Mantovani rivelano alcuni elementi di quel mondo in cui Vu vive (o si è rifugiata) e giocando con l’impianto scenico (vedi i tubi al neon presenti e quelli che compaiono all’occasione), guidati dall’elegante regia di Gallione e da una travolgente interprete veniamo trasportati in un luogo “altro”, senza tempo. Eppure, mentre Vu si arrabbia, ironizza, immalinconisce o stupisce, riconosciamo i continui riferimenti con questo mondo grazie a un’Ambra che si muove sul filo del rasoio tra il senso del comico e l’abisso del tragico. Quest’ultima è una condizione che ci abbraccia sempre più come essere umani, l’oltrepassare per un istante il limite di quel filo, con Vu che assume qualche connotato sopra le righe all’interno della scatola magica, funge da occhio di bue per la platea di turno. Si sorride di fronte all’umorismo e alla verbosità di questa donna che si fa, all’occorrenza, “bambina” giocando con le ombre cinesi o divertendosi a far parodie. Ma, tanto più nella seconda parte del monologo, arrivano i sorsi amari e il disincanto. Benni affonda la penna nella perdita, quale significato essa assuma nelle «fila della vita» e anche lo stesso spettatore, a un tratto, inizia ad avvertire quel senso di caducità e inafferrabilità.

la-misteriosa-scomparsa-di-wL’unica cosa che la nostra protagonista ricorda è di aver smarrito il suo W, si sente «come una doppia Vu senza la sua metà». Forse è da quel momento che ha iniziato ad andare in pezzi, è diventata un «caso oscuro» e i medici, per risolverlo, vogliono sostituirle i pezzi come se fosse un robot. Ecco, ascoltando e seguendo ogni momento de La misteriosa scomparsa di W di Benni, anche il pubblico, tanto più superata la “soglia”, sente i pezzi che costituiscono il proprio corpo e ciò che lo circonda. Scorrazzando come un funambolo con le parole e tra i paesaggi mentali, la nostra protagonista gioca, in alcune scene, con metafore di incomunicabilità fino a simulare la disintegrazione del linguaggio – e mai provocazione fu così in linea col nostro tempo.

Questa drammaturgia era stata scritta da Benni per Angela Finocchiaro, che l’aveva portata in scena nel 1994, diretta da Ruggiero Cara. Se non sapesse questo “retroscena” penseremmo che La misteriosa scomparsa di W di Benni sia stato cucito addosso ad Ambra Angiolini per la modalità con cui riesce a vestire i panni di Vu manifestando una presenza scenica che sorprende.

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Il video promo dello spettacolo

 

 Maria Lucia Tangorra

 

Voto: (3,5 / 5)

 

“La misteriosa scomparsa di W”

di Stefano Benni

regia Giorgio Gallione

con Ambra Angiolini

Scene e costumi Guido Fiorato

Musiche Paolo Silvestri

Luci Aldo Mantovani

produzione Teatro dell’Archivolto

Si ringrazia l’ufficio stampa dell’Elfo Puccini di Milano, nella persona di Veronica Pitea

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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