CAMBIAMENTO CLIMATICO, IL PROGETTO ANDRILL

Sistema di perforazione al margine del Ross Ice Shelf, nella configurazione utilizzata per il progetto MIS

Parallelamente alla prossima conferenza sui cambiamenti climatici (United Framework Convention on climate change) in Qatar, dal 26 novembre al 7 dicembre 2012, i ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), in partnership con USA, Nuova Zelanda, Inghilterra, Germania, Brasile e Sud Corea, si preparano ad una nuova fase di studi sul mutamento del clima, grazie al progetto ANDRILL – Coulman High. Il progetto è estremamente ambizioso anche da un punto di vista dello sviluppo tecnologico ed è attualmente in una fase avanzata di pianificazione. La prima stagione di perforazione è prevista nel 2014 e si prefigge di dare un importante contributo alla definizione delle prime fasi di sviluppo della glaciazione continentale antartica.

Il progetto ANDRILL – Coulman High (dal nome dell’area da perforare) nasce sulla scia dei successi ottenuti durante la prima fase del programma ANDRILL (2000 – 2010) con le due campagne di perforazione denominate Andrill McMurdo Ice Shelf  – MIS –  e Southern McMurdo Sound  – SMS –  (VEDI SCHEDA ALLEGATA). I risultati ottenuti, presi in considerazione dal Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici – IPCC – (l’organismo mondiale preposto alla valutazione dei fenomeni riguardanti i cambiamenti climatici), hanno messo in luce le potenzialità degli studi sul paleoclima da sequenze sedimentarie perforate in prossimità delle calotte polari.

 «Con ANDRILL – Coulman High – spiega il Dott. Fabio Florindo (coordinatore italiano del programma ANDRILL – perforeremo due siti sotto il Ross Ice Shelf per un totale di 1800 metri di sedimenti e in un intervallo della storia geologica in cui il contenuto di CO2 in atmosfera era confrontabile con quello previsto per la fine di questo secolo dalle proiezioni dell’IPCC. Attraverso lo studio multidisciplinare della successione stratigrafica perforata, avremo la possibilità di studiare le modalità con le quali i sistemi fisici e biologici delle alte latitudini meridionali hanno risposto agli alti livelli di CO2 in atmosfera nel passato geologico, capire il comportamento e la dinamica delle calotte di ghiaccio polari durante le loro prime fasi di sviluppo, apportare vincoli originali ai modelli di evoluzione futura del clima».

«Per acquisire informazioni  più dettagliate sul passato climatico del continente antartico e sull’influenza di quest’ultimo sul clima globale, – continua Florindo – dobbiamo necessariamente attingere agli archivi naturali che da milioni di anni stanno registrando i cambiamenti climatici in Antartide: i sedimenti».

Negli ultimi anni il problema del riscaldamento globale del nostro pianeta e del contributo della civiltà moderna all’incremento dei livelli di gas serra ha assunto sempre più rilevanza nell’ambito della comunità scientifica e politica. Nel corso del XX secolo il riscaldamento medio globale è stato di 0.7°C e una delle ultime proiezioni attuate dall’IPCC, indica che entro il 2100 la temperatura sarà simile o superiore a quella presente sulla Terra 40 milioni di anni fa, quando la calotta glaciale che ricopre attualmente l’Antartide non era ancora formata.

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