Anarchia – La Notte del Giudizio: la recensione del film

Anarchia-la-notte-del-giudizioStati Uniti, 21 marzo 2023. I cittadini americani si preparano per la notte della purificazione in cui omicidi, sopraffazione e violenze assortite sono concesse dal regime dispotico voluto dai Nuovi Padri Fondatori. Grazie allo sfogo annuale la criminalità è ai minimi storici, ma questo comporta che ogni rispettabile cittadino può trasformarsi in letale killer di quartiere. Per le strade deserte vi sono gruppi armati asserragliati in furgoni blindati, vagabondi inermi che cercano di sopravvivere nascosti nei condotti sotterranei e gente pronta a massacrare senza pietà chiunque le venga a tiro. Durante la “notte dell’apocalisse” marito e moglie rimangono appiedati in strada, madre e figlia subiscono un attacco nella loro abitazione e un “giustiziere della notte” sprofonda nel buio metropolitano con la sua auto corazzata per approfittare della sospensione dei diritti civili, dal tramonto all’alba. I cinque personaggi si incontrano per caso al calar delle tenebre, unico scopo: sopravvivere.

Di questi tempi un successo al botteghino offre l’occasione immediata per la creazione di un franchising. Lo abbiamo visto col mondo dei supereroi, ma anche con le saghe fantasy, i teen horror e ultimamente anche con le parabole distopiche ambientate in scenari futuri apocalittici o post apocalittici (“Hunger Games” e “Divergent”). “Anarchia”, sequel di “The Purge” (in Italia “La Notte del giudizio”), riprende il classico tema della lotta di classe che da “Metropolis” a “V per Vendetta” ha costruito un ricco immaginario infarcito di totalitarismi, oppressioni e rivincite proletarie. James DeMonaco, punta su uno script diretto e incisivo e su una regia compulsivo-ossessiva alla maniera del miglior Carpenter o di George Miller (autore della saga “Mad Max”). La “Grande caccia” metropolitana orchestrata attraverso claustrofobici stati d’assedio in poco più di 100 minuti di inseguimenti, spari ed esplosioni, lascia poco spazio alla riflessione politica e omaggia temi già noti al tempo de “La Decima Vittima” di Elio Petri, come la spettacolarizzazione della morte o la creazione di un istituto statale per arginare crimini e regolamentare la violenza collettiva. In “Anarchia”, però, non esiste l’intento parodistico sfruttato dal cineasta italiano, né il grottesco iperrealismo, quello di Carpenter ad esempio, e dei suoi horror socio-politici più riusciti come “Fuga da New York” o “Essi vivono”. Il film di DeMonaco omaggia il cinema bis, quello ipercinetico e ultraviolento e imbastisce uno scoppiettante mix di azione, sangue e adrenalina in cui la rivolta armata diventa l’ultima strada per la sopravvivenza.

Vincenzo Palermo

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Autore dell'articolo: Vincenzo Palermo

Vincenzo Palermo
Nato a Catanzaro, si laurea in Lettere moderne a Bologna, con tesi sul Decameron fantastico. Grande appassionato di cinema e letterature medievali, collabora con portali e siti di critica cinematografica, dedicandosi alla scrittura di recensioni e articoli di approfondimento tematico. Campi di interesse: classici del muto, grandi autori europei, New Hollywood e tendenze sperimentali del cinema moderno.

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