Alabama, una legge vieta l’aborto alle vittime di stupro. La follia di un’America sessista

Non aspetto la rubrica del Venerdì, LiberaMente Donna, per pubblicare un articolo sulla legge approvata in Alabama, in cui Parlamento vieta l’aborto anche alle donne che hanno subito stupro o che sono rimaste incinte a causa di un incesto. La Legge ancora non è entrata in vigore ma questa notizia sta alimentando il dibattito pubblico.

Quindi, oggi la mia indignazione è forte e qualsiasi considerazione su questi fatti non può aspettare.

Siamo negli Stati Uniti d’America, in quel Paese che si è sempre dichiarato liberale e democratico. L’Alabama in realtà è uno Stato Repubblicano del Sud dove si pratica la pena di morte in modo sconsiderato e dove essere di colore è ancora un disvalore.

Il Cinema e la Letteratura hanno spesso rivelato l’altra faccia di un’America fortemente conformista che stenta, suo malgrado, ad adattarsi ai tempi come ci dimostra la legge sull’aborto in Alabama che prevede addirittura 99 anni di carcere per quei medici che lo applicano e l’unica scusante è che la mamma stia in pericolo di vita.

Per il resto l’aborto è vietato e non siamo in Medio Oriente o in uno di quei Paesi africani che praticano la Sharia. Siamo in Occidente. Siamo nella Terra della democrazia.

Premetto che le mie idee personali sull’aborto non possono condizionare il mio senso civico perché, secondo me, una Donna ha il diritto di decidere autonomamente cosa fare del proprio corpo senza che una legge glielo vieti.

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Nessuna donna abortisce a cuor leggero, c’è sempre tanta sofferenza dietro e in alcune circostanze (come nel caso di uno stupro) purtroppo l’aborto è considerato l’unica via percorribile.

Eppure il giustizialismo e la tendenza a voler decidere delle esistenze altrui ci stanno facendo tornare indietro di sessant’anni: il Movimento Femminista si è arenato e molte sono le donne che lottano contro altre donne, ree magari di voler decidere in libertà della propria vita.

Io stessa mi sento spesso accusata e denigrata per il fatto di difendere i miei diritti, di tutelare il mio essere Donna che lavora e che chiede a suo marito quella collaborazione che ciascun uomo dovrebbe dare in una società moderna.

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Oggi ci scandalizziamo, giustamente, per una legge antiquata e assurda ma sorridiamo indifferenti quando un padre viene definito baby sitter solo perché accudisce amorevolmente il figlio sostituendo la madre che va a lavorare, la quale esercita così il suo sacrosanto diritto all’indipendenza.

Nessuno mi definisce baby sitter quando preparo da mangiare a mio figlio ma mio marito viene talvolta deriso solo perché fa il padre mentre io vengo accusata aspramente di femminismo per essere dalla parte delle Donne e quindi di me stessa.

Io credo che le parole che usiamo dicano molto di noi e fanno la differenza. Penso che se non cambiamo le parole non possiamo cambiare i pensieri e quindi la nostra realtà.

Penso che oggi, più di ieri, noi donne dobbiamo unirci per far fronte a tutto questo degrado. Oggi tocca all’aborto nel Paese che simboleggia l’Occidente, domani cosa sarà? Pensiamoci… pensateci. (Maria Ianniciello)

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Naturopata ad indirizzo psicosomatico. Aromaterapeuta. Diplomata in Naturopatia presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica. Lavora sia in gruppo che individualmente con consulenze naturopatiche e sedute di aromaterapia. Giornalista pubblicista. Scrive di benessere, aromaterapia, motivazione al femminile, LifeStyle. Ama la Cultura, in particolare il cinema. Lettrice vorace. Si è laureata in Lettere nel 2005 presso la Seconda Università di Roma con il massimo dei voti.

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