Maurizio Mattioli: «Roma è la mia pelle»

Maurizio Mattioli, infaticabile tra cinema, tv e teatro, amatissimo dal pubblico, torna in una grande commedia musicale romana quale il Conte Tacchia, scritta dal valente Toni Fornari. Dopo aver interpretato per tanti anni il ruolo di Mastro Titta che fu di Aldo Fabrizi in Rugantino, ora lo vedremo nei panni del Principe (che nel film di Corbucci, da cui è tratta la commedia, furono di Vittorio Gassman). Il ruolo del Conte è di Pietro Romano. In giro per l’Italia in tante piazze con questa nuova commedia, si alterna tra palco e set. Lo spettacolo è in scena all’Anfiteatro Festival di Albano Lazial. Lo abbiamo raggiunto in una breve e concitata pausa di lavoro e lui si è concesso ai lettori di Cultura & Culture.

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Sig. Mattioli, Lei torna in una grande commedia musicale dopo l’esperienza pluriennale di Rugantino, ne Il Conte Tacchia, scritto da Toni Fornari. Immagino che per aver accettato il ruolo del Principe le debba essere piaciuto molto questo progetto.

Sì assolutamente! Mi piace come è stata scritta da Toni Fornari, mi piace la regia di un grande come Gino Landi, mi è piaciuta molto anche la produzione, molto decisa, molto attiva. Ho accettato volentieri! Certo, è un po’ faticoso, perché ora siamo in tournée in tante piazze italiane, ma già dall’esordio al Teatro Brancaccio andò molto bene, sono contento.

Il Conte Tacchia è la storia di Francesco Puricelli (storia ispirata al vero “conte tacchia”, tale Adriano Bennicelli – ndr), ossessionato dai titoli nobiliari…

Sì, lui era figlio di commercianti, anche abbastanza benestante, non era uno che moriva di fame. Il suo problema è quello di voler essere nobile, non cercava soldi per vivere ma la gloria di un titolo.

Vorrei ma non posso…quanti Conti Tacchia ci sono in giro, oggi?

Mah…per come siamo messi oggi sarebbero tanti. Però quello mangiava, era comunque un uomo che aveva un suo seguito, il padre aveva una bottega di falegnameria avviata, non stava messo male insomma.

Maurizio Mattioli, Lei in Rugantino (nel ruolo di Mastro Titta – ndr) subentrò a un certo Aldo Fabrizi. Nel film di Corbucci, il Conte Tacchia appunto, il suo ruolo di Principe era di Vittorio Gassman. Le chiedo: vede all’orizzonte qualcuno che possa perpetuare la grande tradizione della commedia, anche musicale, romana?

Ao’, io intanto faccio gli scongiuri, me gratto…vorrei spararmi ancora qualche cartuccia (ride – ndr). Ma sì, ci sono bravi attori romani, non faccio nomi ma anche parecchi giovani sono molto bravi, si fanno notare. Penso che ci siano dei degni rappresentanti della commedia romana, non so indicarti i nomi, ma sono ragazzi volenterosi.

maurizio-mattioli-romaPietro Romano, che è l’interprete del Conte Tacchia?

Ah, Romano è bravo veramente! E’ un cultore del vecchio avanspettacolo…lui prende molto dal varietà di una volta. E’ sicuramente un ragazzo di valore, senza dubbi. Lo ha dimostrato non solo in questo Conte Tacchia, ma nelle commedie che mette in scena al Teatro Tirso de Molina da qualche anno.

Lei sa che tanti romani, e non solo, la ricordano con nostalgia nel ruolo di Mastro Titta in Rugantino. Ma è un capitolo chiuso quello?

Speriamo de no! Ho ancora l’età giusta per farlo.

Ha saputo che al Teatro Sistina è stato tolto il riconoscimento ministeriale di Teatro Stabile della commedia musicale italiana? Secondo Lei c’è il pericolo di una perdita di identità?

No, non so nulla. So che il Ministero ha tagliato parecchi fondi. Mah, il Sistina ha fatto la storia del varietà, della commedia musicale e continuerà a farla. Chiaramente con gestioni e situazioni diverse. La storia non si cancella!

La Roma del ‘900 del Conte Tacchia, quella ottocentesca di Rugantino, sono realtà che non esistono più. Non pensa che Roma si sia incattivita in questi ultimi decenni?

Roma è ormai una metropoli e come tutte ha le sue problematiche. Era una grande città, ora è una grande metropoli. Fattori esterni, conflitti, è il rischio che si corre diventando così grandi.

Mattioli, Lei lo farebbe un ruolo da cattivo, aderente alla realtà che ci circonda?

Da cattivo non lo so, ma un ruolo serio, drammatico, lo farei volentieri, certo.

So che Lei vive in campagna, qual è oggi il suo rapporto con Roma?

Sì, vivo in campagna. Problematico, per fatti logistici, il traffico… però Roma è la mia pelle. Non ho un rapporto. Non si ha un rapporto con la propria pelle, ce l’hai addosso e basta.

MattioliCosa detesta nel mondo dello spettacolo?

Mah, non lo so, nel mondo dello spettacolo…direi nella vita di tutti i giorni. Odio la falsità, la cattiveria, l’invidia.

Sempre nel suo lavoro, se potesse tornare indietro nel tempo, c’è qualcosa che non farebbe più?

(Pausa di riflessione – ndr) Ma no, no. Non rinnego niente di quel che ho fatto.

 

Il saluto di Maurizio Mattioli ai lettori di Cultura & Culture

 

Paolo Leone

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