Torino, al Salone del Libro si è parlato di Mafie e non… solo

acqua-santissimaCi sono eventi, qui  a Torino, al Salone del Libro, che oltrepassano quel che può essere il prestigio della presentazione di un  libro, seppur importante. L’incontro di venerdì mattina, 9 maggio, con il magistrato Nicola Gratteri, in prima linea nella lotta alla ‘ndrangheta e attualmente procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, insieme alla figlia del giudice Rocco Chinnici (assassinato dalla mafia nel 1983), Caterina, anche lei magistrato e al professore Antonio Nicaso (forse il massimo esperto di ‘ndrangheta a livello internazionale) ha provocato forti emozioni in una Sala Gialla gremita soprattutto da giovani studenti. Vederli e sentirli parlare di mafie, prima  ancora che delle loro fatiche editoriali, mette i brividi, perchè ci si rende conto che la realtà supera purtroppo ogni fantasia sulle ramificazioni del male nella  nostra società. Il pretesto, possiamo dire, che ha riunito tre simili personalità, è stata una presentazione (ma appena accennata in verità), di due libri. Il primo, di Gratteri e Nicaso, “Acqua santissima“, indaga il rapporto tra ‘ndrangheta e alcuni poteri forti della Chiesa. Il secondo, di Caterina Chinnici, più intimo e ricco di vicende private e pubbliche insieme, “E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte”. «Quando decisi di cominciare a scrivere – racconta Gratteri – pochissimi lo facevano, perlopiù pubblicando inesattezze, sulle mafie. Dopo il primo libro (Fratelli di sangue) ci fu un boom di opere sulla ‘ndrangheta, con molti copia e incolla. Devo dire che quest’ultimo è il libro che sta provocando più fastidio, segno che forse è stato toccato qualche nervo scoperto». Sul perchè i magistrati scrivano, Caterina Chinnici ha precisato che «è dovere far conoscere le mafie». Queste, ha aggiunto Nicaso, «sono sistemi di potere che hanno necessità continua di stringere alleanze con chi lo detiene. Ci può essere corruzione senza mafie, ma mai mafie senza corruzione». Sullo stato di salute delle associazioni mafiose, la Chinnici ha ribadito che «non sono solo quelle militarizzate, anzi, lo sono soltanto in determinati contesti. Oggi – ha continuato – la mafia è nella pubblica amministrazione, ha un’immagine pulita, di grande professionalità, perfettamente inserita nei sistemi di potere». Gratteri, dal canto suo, ha fatto sorridere amaramente la platea rivelando che «la ‘ndrangheta sta benissimo! Controlla il traffico di cocaina in tutta Europa, ormai contano i soldi con le macchinette. Purtroppo è ancora molto forte, sia  quella armata, sia quella formata dai figli incensurati dei capi. Il grosso  problema calabrese è l’infiltrazione nell’amministrazione pubblica…medici, ingegneri, architetti».
caterina chinnici libroLa globalizzazione delle associazioni mafiose non ha confini e  Nicaso ha tenuto a precisare che per individuarle «si devono contare le gru, non tanto i soldi. Appalti in tutto il mondo, anche in Cina e a Dubai». Altro tema scottante, la solitudine del magistrato e qui si è resa palese l’amarezza della Chinnici, sia per quanto riguarda il ricordo del padre, che per una strisciante spaccatura in seno all’antimafia, tanto da dichiarare: «Ho la sensazione che, pur in un clima culturale più favorevole di trenta anni fa, stiamo rischiando di far ripiombare i magistrati nella solitudine!». Lo stesso Gratteri conferma che «il magistrato, nel momento in cui decide, deve essere da solo. Deve stare attento ai cerchi magici, ai lacchè. Per questo il consenso popolare per noi è importante, ci è di conforto, ma mi piacerebbe una società più arrabbiata e un’antimafia più agguerrita nel creare le condizioni per far sì che non sia conveniente delinquere. Dopo altre considerazioni, alcune molto amare, il procuratore calabrese ha messo in guardia i tanti ragazzi presenti “la ndrangheta esiste perchè dà risposte alla gente, ha un consenso popolare soprattutto in tempi di crisi come adesso. Ma chi accettta quelle risposte, è vincolato a vita. Il  concetto di gratis non esiste nella vita e avvicinarsi a loro è l’inizio della vostra fine». Un lume di speranza lo accende Nicaso, citando Neruda «si possono strappare tutti i fiori, ma non si può impedire che la primavera ritorni!”, concludendo l’incontro. Si esce turbati dalla  grande Sala e ci si rituffa nei padiglioni affollatissimi, imbattendosi in Jamie McGuire, l’affascinante scrittrice americana, che intrattiene centinaia di adolescenti incantati nella grande Arena Bookstock, rispondendo alle loro domande sui primi turbamenti amorosi e sui temi del suo ultimo libro “Un disastro è per sempre” (tipologia che non esalta il vostro cronista per caso). Mentre non si è tenuto l’incontro con Stefania Comencini e il suo “Amori che non sanno stare al mondo“. Dopo una chiacchierata con Gianni La Corte, un editore torinese dinamico e in felice ascesa, vecchia conoscenza, si arriva al momento clou del venerdì: il confronto tra il Cardinale Ravasi e l’intellettuale Claudio Magris. “Comunicare la fede” è infatti il tema del dibattito nella Sala 500 del Lingotto. Dopo i saluti del Direttore del Salone, Ferrero, e quelli del sindaco Fassino, i due relatori (moderati da Mario Calabresi) hanno intrattenuto un pubblico attentissimo fornendo spunti di riflessione sui temi del rapporto tra credenti e laici e i limiti e la forza della comunicazione della Chiesa Cattolica. «Innanzitutto – inizia Magris – è ora di finirla con la contrapposizione tra laici e credenti, questa è una autentica scorrettezza terminologica. Laico è un modo di pensare». Ha continuato ponendo attenzione su temi che, secondo lui, non sono adeguatamente esposti dal magistero della Chiesa soprattutto nei confronti del ceto intermedio dei credenti, come il peccato ridotto alla sfera sessuale (?!), il senso della confessione, la capacità di arrivare direttamente al cuore delle persone.

Nella foto Claudio Magris
Nella foto Claudio Magris

Dal canto suo, il Cardinale Ravasi ha esordito constatando che «il vero problema del nostro tempo non è quello della comunicazione della Chiesa, ma risiede nel fatto che sempre più persone rinuncino ad interrogarsi. L’indifferente è incolore, avvolto in una sorta di nebula che tutto avvolge» e ha proseguito:  «Quando si affrontano discorsi di alto profilo, come la religione autentica, prima di chiedere è necessario interrogarsi. Che poi è la stessa logica che sta alla base del metodo scientifico. Il Cristianesimo – ha chiarito Ravasi – non è integralista, ma cerca il confronto. E’  lo stesso Gesù, daltronde, che dice: andate in tutto il mondo. E dall’incontro-confronto con l’altro, fiorisce il dialogo». Il discorso si è poi spostato sul cambiamento del linguaggio della Chiesa negli ultimi trenta anni, privilegiando, specialmente ora con Papa Francesco, l’immagine alla parola. A questo proposito Magris ha riconosciuto che «con il suo linguaggio semplice e diretto ha portato a una sdrammatizzazione: è stato in grado di cambiare tante cose senza mai utilizzare metodi e atteggiamenti progressisti o rivoluzionari, disarmando di fatto i suoi eventuali oppositori». E che questo non debba essere travisato come una banalizzazione del messaggio, lo ha spiegato Ravasi, affermando: «Lo stesso Gesù Cristo trascorre il suo ministero pubblico facendo miracoli, toccando le persone, stando vicino ai più umili e aiutandoli con la propria presenza. La parola rimane ancora generativa, ma esiste la possibilità che un gesto possa agire nella stessa maniera», e ha concluso: «L’uso dei simboli, come gli aforismi di Papa Francesco, sono eloquenti. Lo stesso Gesù ci ha lasciato 35 parabole, messaggi trascendenti sul progetto divino. Non parlava al di sopra delle teste, ma partiva dai piedi delle persone».

La seconda, faticosa, giornata al Salone del libro termina quindi con due momenti di grandi emozioni, al mattino e alla sera. Uscendo, verso una cena ristoratrice in compagnia di amici, la simpatica figura di Piero Pelù è l’ultima immagine della giornata.

Video/incontro Ravasi-Magris: http://youtu.be/R5RCEz2PsfU

 

Paolo Leone

  • In copertina un’immagine delle passate edizioni

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