Hamnet, Shakespeare e Orfeo: il dolore che diventa Teatro

La regia di Chloé Zhao trasforma lutto e mito in un’esperienza cinematografica intensa.
Dal 2008 al servizio della critica e della divulgazione culturale consapevole - Web magazine fondato da Maria Ianniciello
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La regia di Chloé Zhao trasforma lutto e mito in un’esperienza cinematografica intensa.

Le cose non dette: recensione del film di Gabriele Muccino Per Gabriele Muccino sono ormai lontani gli anni del sogno americano, quando con la vita di Chris Gardner, in La ricerca della felicità, ci fece credere che in…

Cadute, ostacoli e un percorso accidentato tra sogno americano e ambizioni personali

Il nuovo film di Paolo Sorrentino, La Grazia, con un magistrale Toni Servillo, esplora l’immobilismo e il desiderio di controllo, raccontando il delicato equilibrio tra passato, presente e futuro.

Le brutte notizie ci fanno gola, ci piace ascoltarle, amplificarle, farle nostre. Stamattina pensavo proprio a questa caratteristica della psiche umana collettiva mentre scorrevo le pagine di noti quotidiani nazionali, dove sembra che l'umanità sia sull'orlo dell’estinzione a causa di un'ipotetica guerra nucleare.

“Non è possibile mantenersi sani nella nostra complessa società, senza fare almeno un po’ di attenzione a ciò che mangiamo”, scrive Jon Kabat-Zinn, il medico che ha adattato la meditazione buddista allo stile di vita occidentale creando la…

Sono passate alcune settimane da quando ho visto al cinema con mio figlio di sette anni e mio marito, Un topolino sotto l'albero: avrei voluto scrivere prima questa recensione. Per la verità non è una pellicola impegnativa, su cui occorre dire tante cose; è piuttosto un film per famiglie che fa divertire e rilassare anche grazie all'animazione che è davvero eccellente.

Ero scettica, lo ammetto. Quindi, quando al box office ho visto le facce buffe del duo comico, Pio e Amedeo, sono passata oltre, andando in direzioni diverse e più impegnate. Poi da più parti, anche da persone che se ne intendono di cinema, mi è arrivata la voce che valesse la pena vedere la commedia Oi vita mia, perché - mi è stato detto - il film unisce due mondi agli antipodi: adolescenza e terza età.

Guardando Norimberga, il film sul processo ai nazisti tenutosi tra il 1945 e il 1946 nella città tedesca omonima, ho ripensato più volte ad Hannah Arendt e al suo libro La banalità del male. Il saggio nasce dal meticoloso resoconto giornalistico che Arendt fece per The New Yorker sul processo al funzionario nazista Adolf Eichmann, che si tenne nel 1961 a Gerusalemme.