Secondo i recenti studi sul cervello, costruiamo la nostra identità con piccoli frammenti di ricordi. Creiamo una narrazione coerente con l’identità che abbiamo costruito selezionando fatti che confermano ciò che pensiamo di noi. Nel linguaggio cinematografico il rapporto tra memoria e identità si sviluppa tramite due tecniche narrative molto precise: il flashback e il flashforward. Ed è proprio quello che ha fatto il regista, Olivier Dahan, nel biopic del 2021 Simon Veil – La donna del secolo: un ritratto affascinante e disarmante della politica e magistrata francese.
Simone Veil – La donna del secolo: recensione
Simone Veil (1927-2017) proveniva da una famiglia ebraica francese. Durante la seconda guerra mondiale venne deportata con la sorella Miou e la madre nel campo di concentramento di Auschwitz e sarà proprio questa esperienza a segnare tutta la sua vita dandole la forza di abbattere le barriere di genere, diventando magistrato, ministro della Salute e poi presidente del Parlamento europeo, carica che tenne dal 1979 al 1982.
Progressista per i diritti umani, Simone militava nel centro-destra moderato. film ci mostra una donna combattiva, ma profondamente umana. Simone Veil fu promotrice della legge sull’aborto in Francia, riuscendo a far approvare l’emendamento dall’Assemblea nel 1974, ma solo dopo un’accesa lotta politica.
Si mise dalla parte dei detenuti migliorando la condizione delle carceri e non esitò a far sentire la sua voce sull’AIDS quando gran parte della politica evitava di prendere posizione.
Profondamente europeista, era convinta che la memoria collettiva si possa mantenere viva solo attraverso il racconto basato sull’esperienza diretta. Olivier Dahan si mantiene fedele a questo pensiero: nel biopic ci porta avanti e indietro nel tempo, sul filo dei ricordi, in un cerchio asimmetrico, passando dall’infanzia all’anzianità, dalla vita adulta alla giovinezza di Simone. Ne viene fuori un personaggio molto ben delineato, non idealizzato.
Simone Veil – La donna del secolo è un film che – indagando sul rapporto tra memoria, identità e futuro – narra una parte della storia di una donna che ha contribuito a costruire i diritti civili in un Paese come la Francia ponendo le basi per la visione liberaldemocratica dell’Europa unita.
Veil infatti fece coesistere le sue idee liberali con la visione sociale, collaborando con i socialdemocratici europei e francesi. La pellicola, anche se non mostra chiaramente questa caratteristica del pensiero di Simone Veil, rende tuttavia giustizia a una donna dalla sensibilità spiccata e dal valore inestimabile.
Veil è interpretata da anziana da Elsa Zylberstein, da giovane da Rebecca Marder. Lo trovi su Rai Play. Maria Ianniciello
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