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Adriano Olivetti, lo Steve Jobs italiano che sfidò gli americani

Un'immagine della fiction
Un’immagine della fiction

Il palinsesto Rai del 28 e 29 ottobre 2013 si è arricchito con la miniserie “Adriano Olivetti. La forza di un sogno”, che narra una storia verificatasi in Italia tra la prima e la seconda metà del Novecento, a Ivrea, dove nacque nel 1901 una delle menti più brillanti del secolo scorso: Adriano Olivetti, titolare dell’omonima azienda che creò l’embrione del personal computer, anticipando di molti anni l’IBM. L’Olivetti Programma 101 (questo il nome del computer) fu presentato a New York nel 1965 durante una fiera, riuscendo ad attirare l’attenzione degli americani che non avevano mai visto, né immaginato, un prodotto del genere. Adriano era morto prematuramente da cinque anni su un treno diretto in Svizzera, dove si stava recando per chiedere un prestito che lo Stato e le banche italiane non volevano concedergli. L’imprenditore di Ivrea era un uomo colto e capace, un visionario che anticipava i tempi e che credeva nei sogni e li realizzava con l’entusiasmo di un bambino. Per lui, l’Olivetti non doveva essere una fabbrica, ma un modello, uno stile di vita per produrre libertà e bellezza. Nel 1965 la sua azienda era passata nelle mani dei fratelli e del figlio Roberto, ma questo è il seguito di una storia che non è stata descritta nella fiction di Rai1, diretta da Michele Soavi, il nipote di Olivetti, interpretato brillantemente da Luca Zingaretti. Un racconto d’immagini e parole che comincia quando l’industriale muove gli ultimi passi in questo mondo, proprio mentre la sua impresa sta per sbarcare sui mercati americani. La Olivetti aveva aperto uno stabilimento a Pozzuoli, andando controcorrente, ed era diventata in breve tempo una delle aziende più competitive a livello europeo. Le sequenze successive ci riportano indietro nel tempo, quando Olivetti era solo un dodicenne che lavorava, come un normale operaio, nella fabbrica di famiglia, fino a prenderne le redini, dopo la seconda guerra mondiale e la scomparsa del padre. Comincia così a portare avanti un ambizioso progetto sociale che spaventa gli Stati Uniti, i quali in piena guerra fredda tengono sotto stretto controllo questo imprenditore che, attraverso le sue idee innovative e rivoluzionarie, voleva creare una società dell’uomo, anziché del denaro, per migliorare  l’Italia rendendola geniale. La fiction è coprodotta da Rai Fiction e da Casanova Multimedia ed è stata realizzata con la collaborazione di Telecom Italia, di Pirelli, con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte e della Fondazione Adriano Olivetti. La miniserie, che è  stata prodotta da Luca Barbareschi, con un cast eccezionale ci ha fatto conoscere colui che, se solo le cose fossero andarte diversamente, avrebbe trasformato la sua impresa nella Apple dei nostri giorni; uno Steve Jobs italiano dunque che dovrebbe ispirare i giovani spronandoli a essere brillanti e soprattutto audaci.

m.i. 

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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