Vasco in tour: le 10 canzoni più belle

Vasco Rossi è tornato ad infiammare gli stadi di tutta Italia. Dopo Bari e Firenze, toccherà a Milano accogliere il tour Live Kom 015. Il rocker emiliano si esibirà questa sera (e domani) davanti a decine di migliaia di fan adoranti. La scaletta è di quelle che scottano: Vasco spazierà dai vecchi successi degli anni Ottanta e Novanta fino alle ultime canzoni del fortunato disco multiplatino “Sono innocente”. In attesa di vederlo salire sul palco di San Siro, abbiamo provato a stilare una classifica dei brani più belli di sempre dell’artista 63enne.

Il primo posto spetta di diritto ad “Albachiara”, canzone del 1979. Forse è la più conosciuta e canticchiata di tutto il repertorio di Vasco, per quel sapore dolceamaro e delicato ma al contempo malizioso e provocante. Quante volte la abbiamo ascoltata, in radio oppure tramite un vecchio mangianastri, sognando ad occhi aperti e, magari, arrossendo in viso per un po’ di imbarazzo? “Sally” è…Sally. Uno dei capolavori di Vasco Rossi. Ci piace considerarlo un mondo a parte, un brano unico e speciale.  Elegantemente drammatico nel testo, vorace nella sua corsa verso sonorità sempre più accese e intense. Era il 1996 quando, per la prima volta, ha fatto la sua comparsa sul mercato discografico e nelle charts. Per lasciare un segno nei nostri cuori. Indelebile.

Al terzo e quarto posto della classifica delle canzoni più belle di Vasco Rossi troviamo rispettivamente “Gli Angeli” (pietra miliare degli anni Novanta e della storia della musica italiana), e “Vivere” (perla di 22 anni fa capace di farci riflettere ancora oggi sulla vita e il senso delle cose). Dopo la scorpacciata di poesia e di ballad romantiche, ecco comparire il rock graffiante di “C’è chi dice no” (1987), uno dei brani simbolo del Blasco che ci invita a scegliere sempre la coerenza nella vita,  a dire no e a rifiutare le cose che il sistema ci impone (come lo stesso Vasco ha imparato a fare, talvolta a sue spese).

La classifica delle dieci canzoni più belle di Vasco Rossi vede al sesto posto “Gli spari sopra”, altra scarica di adrenalina e di rabbia: è il 1992 e il Kom scrive un testo diretto e di forte impatto. “Ed è sempre stato facile fare delle ingiustizie. Prendere, manipolare, far credere. Ma adesso state più attenti! Perché ogni cosa è scritta…Non sorridete. Gli spari sopra, sono per voi”. Una metafora forte ma che ben rende l’idea di quanto il rocker di Zocca ce l’abbia a morte con gli ipocriti, i furbi, gli ingiusti, i corrotti. Per loro, nessuna pietà.

Facciamo un passo indietro e andiamo a recuperare gli inizi di carriera del nostro Blasco. Al settimo e ottavo gradino della nostra “Vasco hit parade” collochiamo “Splendida giornata” e “Vita spericolata”, canzoni che ci hanno accompagnato durante lunghi viaggi, in auto o in treno, oppure durante mille passeggiate in compagnia di amici oppure in perfetta solitudine. Canzoni-verità che sono state inizialmente mal viste dalla critica e dall’opinione pubblica. Ma al Komandante poco importava e poco importa: lui era ed è sempre sincero, trasparente, nella vita come nei suoi testi. Brani autobiografici nella maggior parte dei casi e sempre in perfetta linea con il Vasco- pensiero e il Vasco-desiderio di vivere ogni secondo della propria vita al massimo, di godere di una splendida giornata “straviziata, stravissuta, senza tregua…sempre con il cuore in gola fino a sera”.

La classifica delle dieci canzoni più belle di Vasco si chiude con due brani più recenti: “Il mondo che vorrei”, uscito nel 2008 (tratto dall’omonimo album, il quindicesimo del cantautore), e “Sono innocente ma…”, fresca di pubblicazione. Ne “Il mondo che vorrei” Vasco descrive una realtà difficilmente realizzabile ma tanto desiderata e sognata. “Non puoi andare dove vorresti andare”, “non puoi sorvolare le montagne”, “non si puoi spingere solo l’acceleratore”. Forse, a volte, ci si deve accontentare, resistere per stare bene con se stessi e gli altri. La più recente “Sono innocente ma…”, invece,  è la canzone con cui Vasco ha deciso finalmente di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. A 60 anni suonati non ha alcun bisogno di puntare il dito contro qualcuno in particolare, di fare nomi e cognomi (come qualche suo collega più giovane). Vasco non prende a sberle nessuno per far parlare di sé. Chi sà di aver torto, capirà e coglierà il suo messaggio. “Sparatemi ancora! Così vedremo chi cade, chi perde, chi ruba e chi sorride e c’ha la pelle dura”.  Perché Vasco, con le sue canzoni, è più forte delle critiche, delle accuse, delle vecchie ferite. Vasco Rossi è oltre il tempo e le mode che passano.

Silvia Marchetti

Commenti

commenti

Lascia un commento

Torna in alto