I Pearl Jam a Milano, il live report del concerto di San Siro

©Dalla fanpage della band
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I Pearl Jam mancavano dall’Italia dal 2007 (concerto del 15 giugno a Venezia) e ieri sera Milano e lo stadio Meazza hanno tributato loro l’accoglienza di cui solo i giganti del rock sono degni. Più di 50mila spettatori hanno assistito a uno show poderoso e intenso, che Eddie Vedder e compagni sono stati in grado di offrire a un pubblico del tutto trasversale, nel quale quattro generazioni di fans erano mescolate sugli spalti e sul prato dello stadio, unite sotto la musica e le parole di una delle piùgrandi rock band degli ultimi trent’anni. Tre ore di concerto, una scaletta con due encore e 36 canzoni che hanno ripercorso le tappe piùbrillanti della carriera dei cinque ragazzi di Seattle, all’anagrafe quasi tutti 50enni ma con molta piùenergia ed entusiasmo di tantissimi ragazzini di oggi.

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Le sorprese cominciano poco prima delle 18, quandoi maxi schermi del Meazza trasmettono il calcio d’inizio di Italia-Costa Rica. Mentre tutti gli occhi sono puntati sulla partita, in mezzo al palco compare un uomo con una chitarra acustica a tracolla che indossa la maglia numero dieci dell’Italia. Sulle spalle c’èscritto “Eddie”. La voce dei Pearl Jam viene accolta da un boato e lui sorridendo intona “Porch” e augura “in bocca al lupo” ai tifosi-spettatori. Purtroppo non porteràfortuna. Ma i ragazzi presenti verranno ampiamente ripagati due ore e mezzo piùtardi, quando i Pearl Jam apriranno il concerto con un poker d’assi scintillante: “Release”, “Nothingman”, “Sirens” e l’eterna, magistrale “Black” danno il benvenuto al popolo di San Siro, rumorosissimo ed entusiasta. Scorrono “Go”, “Corduroy”, “Even Flow”, la meravigliosa “Given to Fly” fino ad arrivare a una “Rearviewmirror” tiratissima che chiude la prima parte del concerto.

Il ritorno sul palco èscandito da un set acustico di perle rare. Vedder canta quasi tutte d’un fiato “Yellow Moon”, “Small Town” e “Thin Air”. Dedica poi “Just Breathe” alla moglie Jill McCormick, modella conosciuta proprio a Milano e prosegue con altri tre immortali cavalli di battaglia: “Jeremy”, “Betterman” e l’incandescente “Spin the Black Circle”.

Dopo la seconda e ultima pausa si entra nella fase finale dell’esibizione. “Comatose” riapre le danze, seguita da “Got Some” e “Alive”, toccante e liberatoria. Poi sul palco compare il figlio del batterista Matt Cameron, Ray, con la chitarra in spalla a dare ritmo a “Rockin’ in the Free World”, tanto cara al gruppo americano. Si chiude con “Yellow Ledbetter” che dolcemente accompagna i 50mila di San Siro verso la fine del concerto. Eddie Vedder, Mike McCready, Stone Gossard, Jeff Ament, Matt Cameron e Kenneth Gaspar salutano Milano, stanchissimi ma soddisfatti e sorridenti. Vedder butta giùl’ultimo sorso di vino dalla bottiglia che per tutto il tempo ha tenuto lìaccanto all’asta del microfono, ringrazia in italiano tutti quanti, sudato e felice come se avesse suonato per i suoi amici piùcari. San Siro risponde con mille cori d’amore e un applauso che non finisce più. Domenica 22 giugno si replica a Trieste, poi i Pearl Jam saluteranno l’Italia. Nel frattempo, i fans di una delle piùgrandi band del Grunge americano potranno crogiolarsi a lungo nel ricordo di questo concerto memorabile.

Paolo Gresta

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