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Nebbia in Agosto: trailer del film, trama, recensione

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Nel film Nebbia in Agosto la macchina da presa indaga nei labirinti dell’altra Storia, quella mai divulgata veramente. L’ignaro spettatore si ritrova così in un campo d’azione aberrante, nel pieno della seconda guerra mondiale e man mano che le immagini scorrono un misto d’inquietudine e sconcerto s’impossessa della mente di chi assiste inerte. Le stesse emozioni contrastanti, credo che le abbia provate uno dei personaggi chiave della pellicola. Si tratta di suor Sophia (Fritzi Haberlandt) che assiste i malati in punto di morte e che riesce a conferire un minimo di pietas in un ambiente asettico, eppure così grigio, proprio come le anime del direttore Walter Veithausen (magnificamente interpretato da Sebastian Koch) e dell’infermiera Edith Kiefer (Henriette Confurius), assunta per uccidere con un cocktail di farmaci, nascosto in un succo di lamponi, i piccoli malati dell’ospedale psichiatrico di Kaufbeuren. In una delle sequenze più significative, vediamo la suora discutere animatamente con il vescovo che la convince a rimanere nella struttura proprio per “agire dall’interno” perché la Chiesa e il Papa avevano, purtroppo, le mani legate.

Il film è distribuito da Good Films
Il film è distribuito da Good Films

 

In Nebbia in Agosto si affronta la questione dell’eutanasia e per questo motivo il film è un’opera contemporanea che, narrando una vicenda di altri tempi, colpisce per la crudeltà di una Nazione che probabilmente aveva messo a tacere la voce del cuore. Il protagonista è un bambino, Ernst Lossa (Ivo Pietzcker), che – dopo aver perso la mamma e il padre, Sebastian, è finito in un lager, perché colpevole di essere uno jenisch (un nomade, quindi senza fissa dimora) –  è trasferito prima in un orfanotrofio (questo periodo nel film viene tralasciato) e poi a Kaufbeuren, dove i bambini con patologie gravi o disabilità mentali sono destinati a morire di fame o uccisi dai barbiturici.

Il film Nebbia in Agosto alza dunque i riflettori su fatti veri, sia collettivi e sia individuali. Attraverso le storie, solo accennate, dei piccoli si narra una vicenda molto più ampia che coinvolse la Germania tra il 1939 e il 1944, quando fu messo in atto un macabro piano di eutanasia a causa del quale morirono oltre duecentomila persone, molte di queste erano bambini. Le levatrici e il personale sanitario degli ospedali erano costretti a denunciare ogni disabilità dei neonati; questo perché – si scopre nel film – bisognava raggiungere il fine della razza pura, ‘estirpando’ dal genoma tedesco le malattie genetiche. In Nebbia in Agosto si affronta anche il problema della diversità che non fa rima soltanto con disabilità ma anche con genialità, amore, compassione. Qualità che Ernst, aiutando i più deboli, mostrava di avere in abbondanza. Il regime, oltre a volere i cittadini tedeschi puri e in perfetta costituzione, ambiva a creare degli automi che obbedissero agli ordini proprio come fa l’infermiera, una donna più simile a un robot che a un essere umano. Basata dunque su vicende realmente accadute – descritte con dovizia di particolari nel romanzo di Robert Domes -, la pellicola è diretta da Kai Wessel che gira un prodotto sconvolgente quanto necessario e che, per il tema trattato, somiglia solo a se stesso, anche se Lossa ricorda lievemente il protagonista de Il bambino con il pigiama a righe, forse per i capelli che venivano rasi a zero a causa dei pidocchi ma che erano considerati simbolo di forza e coraggio, peculiarità che nelle etnie non ariane o nei disabili gravi dovevano essere annientate sul nascere. Di seguito il trailer di Nebbia in Agosto.

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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