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Il libro della Giungla: trailer del film, trama e recensione

Il libro della Giungla: recensione – Cinquant’anni e non sentirli. Cinquant’anni e non subirli. E` il caso de Il libro della Giungla che è tornato al cinema per stupire e coinvolgere adulti e bambini. La Disney ha girato – avvalendosi di un team di esperti, che comprende diverse professionalità – un film classico/moderno. Il libro della Giungla è, difatti, un prodotto molto innovativo, innanzitutto per lo stile. Sono state create al digitale più di settanta specie animali e, per realizzare i paesaggi, i tecnici della Disney si sono basati su centomila fotografie della Giungla. Neel Sethi, che interpreta il piccolo Mowgli, è stato affiancato sul set da burattini che gli hanno consentito di muoversi con più agilità. La Disney ha così divulgato un lungometraggio impeccabile e realistico mediante tecniche di ripresa all’avanguardia e un lavoro di post-produzione eccellente.

 ©2016 Disney Enterprises, All Rights Reserved.
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Il libro della Giungla colpisce però per il contenuto; difatti il film ha tutte le caratteristiche delle avventure epiche, al centro delle quali c’è sempre un eroe, in genere un uomo o come in questo caso un ragazzo che si appresta a diventare adulto in una realtà a lui estranea. Mowgli nella Giungla compie metaforicamente una sorta di viaggio interiore e gli animali, un po’ come nelle favole di Fedro, sono i simboli di virtù e di emozioni spesso inesplorate con cui il piccolo protagonista dovrà fare a breve i conti. La pantera Baaghera si muove cauta, in solitaria. Con equilibrio e raziocinio osserva il piccolo d’Uomo nel suo processo di crescita consigliandolo e guidandolo. L’orso Baloo è saggio, materno, affettuoso, simpatico e, infatti, compare proprio quando Mowgli è espulso dalla tana dei lupi, i quali minacciati dalla tigre Shere Khan, decidono di far tornare il cucciolo d’Uomo tra i suoi simili. Il protagonista si ritroverà solo e senza una famiglia, ammaliato da un serpente e braccato dal felino che ha come unico obiettivo la sua morte per evitare che, diventando adulto, possa danneggiare tutta la Giungla, con il fuoco chiamato qui il “fiore rosso”. La tigre rappresenta la forza e gli istinti aggressivi dell’essere umano. L’abbiamo vista di recente in un altro film di formazione; mi riferisco a Vita di Pì, dove il personaggio principale si ritrova a condividere una scialuppa di salvataggio con il gigantesco felino che, prima cerca di azzannarlo, poi in preda alla stanchezza si accascia accanto a lui, proprio verso la fine di quel naufragio insito di archetipi.

Diretto da Jon Favreau e basato sulle storie dello scrittore Rudyard Kipling, Il libro della Giungla è un film che convince e piace perché ogni aspetto è curato nei minimi dettagli, dalla robusta sceneggiatura, scritta da Justin Marks, alle musiche di John Debney, dalla fotografia di Bill Pope alle scenografie di Christopher Glass, dai costumi di Laura Jean Shannon al montaggio di Mark Livolsi. Le voci italiane sono pertinenti e adatte all’animale doppiato: Toni Servillo è la pantera Bagheera, Giovanna Mezzogiorno è il serpente Kaa – che nella versione originale è doppiata da Scarlett Johansson -, Neri Marcorè è l’orso Baloo, Violante Placido è la lupa Raksha e Giancarlo Magalli è il gigantesco capo delle scimmie King Louie. Tutto, dunque, è in linea con la mission della nota casa di produzione che non rinuncia a toni più classici della cinematografia con un messaggio propositivo e forse proprio per questo anche un po’ controcorrente, così com’era accaduto per il remake di Cenerentola. Dal 1967 sono, dunque, trascorsi cinquant’anni. Quasi mezzo secolo. Quello fu un anno particolare per la Disney, sia perché fu lanciato sul mercato Il libro della Giungla, sia perché la nota multinazionale piangeva la morte del suo fondatore, Walt Disney, al quale la bambina, che in sala sedeva dietro di me, sarà certamente grata. E forse non solo lei e tutti i bambini del mondo ma anche gli adulti di oggi che in Mowgli hanno visto il concretizzarsi di un sogno certamente irrealizzabile, quello di sostare sulla pancia di un orso mentre si attraversano acque, sicuramente non chete, o di correre con una pantera nera, saltando sugli alberi in cerca della felicità che fa sempre rima con libertà. Di seguito il trailer e gli interventi di Toni Servillo e Giovanna Mezzogiorno pubblicati sul canale youtube di Cultura & Culture.

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Ho una laurea in Lettere e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline, curo dal 2008 il portale www.culturaeculture.it, da me fondato. In Cultura & Culture dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per questo lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione.

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