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Creed – Nato per combattere: trailer, trama e recensione

Il trascorrere del tempo è il filo conduttore dello spin-off Creed – Nato per combattere, film diretto da Ryan Coogler, con Sylvester Stallone – che ha ricevuto per questo ruolo un Golden Globe e la nomination agli Oscar come attore non protagonista (riconoscimenti più che meritati) – e Michael B. Jordan nei panni di Adonis, figlio illegittimo del leggendario Apollo Creed. «Il tempo sconfigge tutti, il tempo è imbattibile», dice Rocky. Il passaggio del testimone dal vecchio al nuovo è qui evidenziato dall’amicizia tra i due personaggi che ricorda per certi versi la commedia francese Quasi amici. In Creed le emozioni crescono fino a esplodere nel match finale, quando il protagonista dovrà sfidare il campione di pesi massimi, dimostrando di essere il degno erede del padre. Al suo fianco c’è una leggenda della boxe: Rocky Balboa che lo allena con la solita dedizione, trasmettendogli una carica di valori universali e intramontabili, proprio come avevano fatto i suoi allenatori.

Nel substrato emozionale di Creed – Nato per combattere c’è una forte vena nostalgica, come si evince dalle note della celebre colonna sonora che ci riporta per un breve e intenso istante agli anni Settanta, quando lo stallone italiano era solo un ragazzo che sognava di fare il pugile e che riscuoteva i crediti per un usuraio italoamericano. Rocky è invecchiato, è stanco di combattere, ha messo da parte i guantoni e non entra in una palestra da anni ma l’entusiasmo di un ragazzo venuto da Hollywood gli ridà brio e carica. Stallone, nella duplice veste di attore e produttore, non si è occupato della regia eppure nel film il suo stile è palese.

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Gli ideali che hanno fatto grande l’America sopravvivono nello sport e nella vita, dove c’è a volte una seconda chance. Com’è capitato al piccolo Adonis, abbandonato dal padre, cresciuto in un riformatorio dopo la morte della madre e rimesso in sesto con amore dalla moglie di Apollo che il ragazzo chiama «mamma». Creed – Nato per combattere, nonostante i cliché di un genere cinematografico che continua a piacere, merita di essere visto per la performance degli attori, in particolare di Sylvester Stallone, e per il messaggio didascalico. La metafora della vita? Combattere con dignità (e per un’identità) fino alla fine, senza arrendersi, anche quando gli altri ci danno per spacciati. Chi dobbiamo sfidare? Il nostro avversario peggiore, dice Rocky, è il riflesso che vediamo nello specchio, cioè siamo noi stessi! Di seguito il trailer del film.

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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