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Ben Hur: trama del remake, trailer e recensione

E’ operazione pretenziosa e fin troppo ingenua fare dei paragoni tra Ben Hur, il remake uscito il 29 settembre 2016, e il colossal del 1959 per un motivo sostanziale che riguarda lo scenario sociale, economico e politico in cui fu girata la pellicola di William Wyler. Prima di allora c’era stato (nel 1926) già un altro adattamento cinematografico del romanzo di Lew Wallace, pubblicato nel 1880, le cui sequenze stupirono per lo straordinario dinamismo plastico. Negli anni Venti le immagini sulla Via Crucis erano un tabù, pertanto nel 1959 il tema della passione di Cristo fu trattato ancora con molta, forse eccessiva, discrezione. Nel Ben Hur del 2016 il messaggio di Gesù è chiaro, forte e necessario in un momento storico in cui alcuni valori, basati sulla forza straordinaria del perdono, stanno scomparendo.

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L’America, in piena Guerra Fredda, aveva negli anni Cinquanta del secolo scorso il bisogno di esternare il proprio valore, calcando la mano e investendo in un colosso che con i suoi undici Oscar ha fatto la storia della cinematografia. C’era tutta la necessità di valorizzare gli individui, mediante un personaggio forte e coraggioso come Giuda Ben Hur, interpretato da un magnetico Charlton Heston, a discapito della collettività tanto enfatizzata nel blocco sovietico. Il Giuda Ben Hur, targato Jack Huston, si è trasformato nel 2016 in un personaggio a misura d’uomo, con le debolezze e le ansie contemporanee, i malumori e i dissidi dell’individuo moderno che comunque sa rialzarsi all’occorrenza se adeguatamente stimolato magari da un anziano di colore con i capelli bianchi e lunghi (Ilderim – Morgan Freeman).

Diretto da Timur Bekmambetov, il remake di Ben Hur è un misto di azione e adrenalina pura e, nonostante sia privo di una buona dose di epicità, tiene incollato lo spettatore dall’inizio alla fine. Le immagini sono ben calibrate, il montaggio è funzionale alla storia e la sceneggiatura, soprattutto nella prima parte del film, rende bene una vicenda intramontabile giacché ogni scena è costruita per enfatizzare emozioni universali, quali il desiderio di vendetta e di rivalsa mantenuto in vita dalla rabbia e dall’odio. Ben Hur è un buon prodotto, certamente non innovativo per lo stile (rievoca leggermente le atmosfere de Il Gladiatore) ma che – se non sottoposto a inutili paragoni – coinvolge e fa riflettere. Il legame tra Ben Hur e il fratello adottivo Massala (Toby Kebbel) muove tutto il film e ci regala pure qualche emozione inaspettata alla fine. Il remake, che si discosta per la sceneggiatura dal suo predecessore in alcuni tratti salienti, tuttavia non aggiunge e non toglie nulla alla settima arte. La pellicola perde un po’ di ritmo nella seconda parte per risollevarsi verso il finale. Diverse le note stonate, dall’improbabile perturbazione nevosa (la neve in Palestina è piuttosto rara) alla capigliatura di un Morgan Freeman in stile New Age. Di seguito il trailer di Ben Hur.

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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