Angelo Longoni: ecco la scuola di recitazione Action Pro

angelo-longoniAngelo Longoni è un noto regista cinematografico e teatrale che abbiamo già intervistato in occasione del suo ultimo film Maldamore. Lo rincontriamo per parlare dei suoi ultimi progetti.

 Angelo, partiamo dal tuo nuovo progetto, Action Pro, la scuola che avrà come fine l’allestimento di due opere teatrali shakespeariane da te dirette. Ci spieghi meglio di cosa si tratta?

Volentieri! Si tratta di una scuola di recitazione nata dall’unione di due società, una fondata da me, la Wakeup produzioni, e l’altra di Valerio Morigi e suo fratello Fabrizio, la Exit Music. Da queste nasce Action Pro che è una scuola di recitazione, ma attenzione, non dico recitazione teatrale o cinematografica. Per me che mi muovo tra teatro, cinema e altre direzioni, la recitazione è una. Si differenzia poi nel momento in cui si affrontano differenti ambiti. Scuola adatta a tutti quelli che vogliono essere attivi sia in campo teatrale sia cinematografico o televisivo. Scuola che, però, non vuole essere un mero corso o laboratorio senza una finalità. La volontà è quella di sperimentare, alla fine di questo primo anno, un’unione tra gli insegnanti e gli allievi finalizzata alla messa in scena di un grande spettacolo teatrale che metta insieme, per la prima volta, due testi di Shakespeare che sono il Giulio Cesare e Antonio e Cleopatra. Due testi su Roma e sui dissidi della romanità, il cui protagonista, in entrambi i testi, è Marcantonio.

scuola-recitazione-longoniSaranno riduzioni, immagino.

Certamente. Io ritengo che Shakespeare vada sempre ridotto. E’ sempre eccessivamente lungo, perché alla sua epoca sappiamo che la situazione in teatro era molto disturbata, la gente entrava e usciva…stavano lì ore ed ore. Potendo e volendo condensare questi due testi, si ha un’immagine molto forte della romanità. Questo vogliamo fare. Ogni anno poi, la scuola avrà uno sviluppo diverso, che non necessariamente sarà teatrale, ma magari cinematografico o comunque audiovisivo, lo stabiliremo di anno in anno.

Angelo Longoni, di scuole in Italia ce ne sono a migliaia. Ma non si rischia di incrementare la fabbrica delle illusioni?

Assolutamente sì, hai ragione. Non tutte le scuole sono a un livello professionale. Molte di queste, a parte quelli istituzionali, che sono strutturate in modo serio, sono alimentatrici di speranze in un campo che è invaso da giovani che vogliono fare gli attori. Noi ne prendiamo molto pochi, 20/25 persone e alla fine del percorso sceglieremo quelle che si saranno distinte, per un allestimento vero e proprio. La nostra è un po’ diversa dalle altre. So che molte scuole accolgono tutti, anche quelli che non sono tagliati per fare questo mestiere. Noi cercheremo di fare una preselezione e di creare, almeno per questo primo anno, un gruppo piccolo di allievi per vedere se riusciamo a fargli fare un salto professionale.

angelo-longoni-scuola-recitazioneVeniamo alla stagione in qualità di autore. Porterai in scena due spettacoli in due prestigiosi teatri romani: a febbraio al Sala Umberto con L’amore migliora la vita e a marzo al Quirino con Modigliani. Credo che il titolo del primo spettacolo sia ingannatorio, o sbaglio? Commedia “scorretta”, ho letto nelle tue note di regia…

(ride – ndr) Sì, sì. Il titolo va decisamente contro i contenuti dello spettacolo, hai immaginato benissimo! E’ una scelta, usare una frase che appare un po’ dolce, ma che in realtà nasconde contenuti che non lo sono affatto. E’ la storia di due coppie che si incontrano una sera per parlare del destino dei rispettivi figli diciottenni e che stanno per affrontare la maturità. Il problema è che questi due ragazzi sono stati sospesi a scuola, rischiando di essere esclusi dagli esami, perché sorpresi entrambi negli spogliatoi della scuola a fare sesso. E sono due maschi. Le due coppie dei genitori hanno il problema di salvare l’anno ai loro figli, ma soprattutto quello di affrontare uno stato che non conoscevano. Pensavano che i ragazzi fossero soltanto amici, non che avessero una relazione.

Non pensi che il tema dell’omosessualità, negli ultimi anni, in teatro sia abusato?

Mah! Sinceramente nel mio lavoro il tema non è trattato, nel senso che vengono messi alla berlina le reazioni dei genitori, i ragazzi in scena non ci sono. Sono analizzate le due coppie, le loro ipocrisie, le dinamiche che si scatenano tra di loro. Commedia scorretta perché questi genitori dicono cose terribili, sia a proposito dei figli che di se stessi. L’omosessualità è sì un tema molto trattato, ma in questo caso affronteremo l’ipocrisia degli eterosessuali.

E a marzo, dopo lunga gestazione, al Quirino con Modigliani. Dopo tanti anni dal tuo Caravaggio cinematografico, da dove nasce la volontà di portare sulla scena un altro grande artista italiano?

Ah, ci sono personaggi della storia e della cultura italiana che io vorrei affrontare. Ti dico, ad esempio, che vorrei tanto trattare Leonardo Da Vinci, mio pallino da sempre! Soprattutto il suo periodo milanese, che in quell’epoca era la capitale europea della cultura, delle arti, dell’economia. E la presenza di Leonardo presso Ludovico il Moro è un momento della storia milanese – tu sai che io sono milanese – ma anche della cultura italiana. Di Modigliani, altro personaggio straordinario, avrei voluto farne un film, come feci con Caravaggio, che hai ricordato, ma sai come è la situazione in Italia in questo momento…economicamente non mi sembra ben disposta né verso l’arte né verso la cultura in generale…poi un film in costume, figurati. Ci vogliono i soldi. E’ una mia fissazione sin da quando avevo 25 anni, sono sempre stato legato alla sua storia straordinaria, perché si sviluppa in un tempo brevissimo – considera che la sua vita artistica avviene solo ed esclusivamente a Parigi dal 1906 al 1920. Sono quegli gli anni in cui lui vive in modo estremamente appassionato tutto quel che riguarda la sua vita, sia l’arte che l’amore. Nel mio spettacolo racconto Modigliani a Parigi, attraverso le donne più importanti del suo periodo parigino.

longoniUno spaccato anche di società, quindi.

Certo. Raccontando Modigliani, racconto anche l’Europa e la sua capitale di allora, Parigi. Tutti gli artisti, di qualsiasi tipo, in quel periodo storico che è la Boheme, erano confluiti a Parigi da tutto il mondo, non soltanto dal vecchio continente. Movimento Bohemien che tendeva a sovvertire tutte le regole dell’arte. Un periodo di eccessi, di cambiamenti radicali anche nei costumi. Modigliani s’inserisce in questo mondo a lui totalmente sconosciuto, provenendo dalla provincia livornese, e la sua vita è devastata. Vuole fare lo scultore, quando poi tutti sappiamo che divenne famoso per i suoi quadri. Fa di tutto, caparbiamente, per non essere felice. All’interno della sua vita artistica, racconto anche la straordinaria storia d’amore con la donna della sua vita, Jeanne Hébuterne, che si suiciderà subito dopo la morte del suo amato.

Come mai hai scelto Marco Bocci per questo ruolo, che attore è?

Con Marco facemmo una lettura in Sardegna, alla Notte dei Poeti, una sorta di concerto per voci, e l’ho trovato straordinario. E’ entrato nel personaggio con passione assoluta, lui è un attore che nasce in teatro, ha una grande energia, ci siamo subito trovati molto bene a lavorare insieme.

Non posso non farti una domanda sull’evento di questo periodo a Roma. Riapre finalmente il Teatro Eliseo, ma diversi teatri medio piccoli scompaiono dalla scena. E’ un momento schizofrenico per la cultura italiana in genere?

Sì, purtroppo gli spazi teatrali vivono un ridimensionamento voluto da questo governo che ha stabilito nuove regole. Regole che non hanno trovato pronti sia le compagnie che chi dirige i vari teatri. C’è stato uno scombussolamento tale che tanti gestori, e ne conosco qualcuno, sta aggrappandosi ai corrimani per cercare di capire e non cadere. Secondo me questa nuova legge sul teatro avrà bisogno di tempo per essere metabolizzata. Molte compagnie sono state escluse, altre addirittura cancellate. Mi domando come sia stato possibile un colpo di spugna così forte, così tagliente, attuato da un gruppo ministeriale che poi è stato subito dopo eliminato! Le persone che si occupavano di regolare i finanziamenti, ora non ci sono più, cancellati! Tutti noi ci domandiamo come questo sia potuto accadere. Di schizofrenia ce n’è tanta, non poca! Il fatto che l’Eliseo riapra, ci dovrebbe far riflettere su quanto sia importante, per questo Paese, riscoprire l’imprenditoria strutturale privata! L’arrivo di Barbareschi è evidentemente una boccata d’aria. Luca ha una mentalità anglo-americana, ha un modo di pensare la cultura in chiave moderna, vulcanica, e il suo operato dovrebbe farci pensare alla cultura, non solo al teatro, come un fatto anche imprenditoriale, che può creare posti di lavoro, soprattutto in una città come Roma e che possa, in qualche modo, essere considerata fuori dell’ambito politico. Dico una banalità ormai, ma dove la politica prevale ci sono danni! Valuterei concretamente quello che sta facendo. E, concretamente, mi sembra che abbia dato spazio a un sacco di artisti giovani, anche a coloro che probabilmente non la pensano come lui. Questo gli rende molto merito.

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