Abel – Il figlio del vento: trama, trailer e recensione

Abel – Il figlio del vento è un film dai molteplici significati e dalle diverse sfumature. E` innanzitutto la storia di un padre e di un figlio che vivono tra le montagne. E` una vicenda intima e personale che riguarda forse ciascuno di noi, è l’eterna lotta tra la ragione e l’istinto, tra il desiderio di possesso e la nostra innata predisposizione ad amare oltre lo spazio, il tempo, le nostre sovrastrutture mentali. Abel è un’aquila che diventa forte nel fisico e nello spirito grazie all’aiuto di un ragazzo, la cui storia s’intreccia con quella dell’animale, lasciato solo dai suoi simili e cacciato dal nido dal fratello, che conosciamo con il nome di Caino, forse perché come umani abbiamo bisogno di identificare le altre specie, dando loro dei connotati che sono i nostri, così come faceva Fedro nelle sue splendide favole.

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Gustav Jung vedeva negli animali il linguaggio primitivo degli archetipi. L’aquila diventa così, in Abel – Il figlio del vento, la nostra quinta essenza, il nostro spazio interno, il senza tempo, la via per conoscere noi stessi e il Padre che è in noi, quel maschile definito come Yang che non si contrappone al femminile, Yin, perché si lega con esso in un lungo e definito abbraccio. Abel – Il figlio del vento non è un film perfetto ma dopotutto cos’è la perfezione? La pellicola non eccelle, forse, nel modo in cui si sviluppa la storia. La fotografia, però, è magistrale e ci fa compiere un viaggio nel tempo, tra la natura selvaggia che con le sue leggi ci riporta alle radici, al nostro nucleo, alla nostra anima, ricongiungendoci per novantacinque minuti con il Tutto. L’aquila, difatti, simboleggia la libertà di essere se stessi nel proprio microcosmo, perché è il volatile più maestoso della terra ed è per questo il Re del cielo.

Nel film, diretto da Gerardo Olivares e Otmar Penker, protagonista è l’amicizia tra Lukas (Manuel Camacho), un ragazzo che ha perso la madre e che non ha un buon rapporto con il padre (Tobias Moretti), e un aquilotto, al quale dedica cure e amore per farlo crescere sano e coraggioso. Ed è la voce narrante di Jean Reno, nei panni di un guardaboschi, che ci fa conoscere una storia bella ma poco emozionale. La pellicola in alcuni tratti rallenta nel ritmo e questo è il principale difetto di un film che – se sviluppato meglio – poteva forse essere un piccolo capolavoro della cinematografia di genere, così come Vita di Pi, Il libro della Giungla, Belle & Sebastien, Black Stallion o anche Zanna Bianca. Di seguito il trailer di Abel – Il figlio del vento.

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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