22 aprile 2012 ore 16.20
Ti è piaciuto questo articolo di Maria Ianniciello?
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Dal 2008 critica nazionale di cinema, musica e libri. Oggi anche media partner del progetto "Risveglia la tua essenza". Il portale è curato da Maria Ianniciello
22 aprile 2012 ore 16.20
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4 Commenti
Da quello che scrivi, non mi sembra un'opera riuscitissima. Tuttavia a me piaccciono molto le atmosfere dei films di Allen, inoltre Benigni, per me, è una garanzia quindi lo vedrò sicuramente con piacere.
Grazie Maria, un caro saluto
Mi considero un Alleniano. Adoro Woody Allen e il suo cinema.
Mi sono ritrovato ad amare alcuni suoi film non amati dalla critica, perciò forse non farò molto testo qua.
Il film, come detto e ripetuto, è un sincero omaggio all’Italia e alla Roma di Fellini che Woody ha a cuore da sempre.
Il cast l’ho trovato davvero ottimo, sia quello Americano che nostrano. Gli episodi forse non eccessivamente profondi ma piacevoli. A mio giudizio spiccano le recitazioni di Allen, Page, Eisenberg, Baldwin e, per il poco che si è potuto vedere, Albanese.
Benigni divertente e istrionico, cattura l’attenzione ma è lontano anni luce da Loris de “Il Mostro” e ancora più da Saverio di “Non ci resta che piangere”. Del resto gli anni passano. Cruz molto brava a recitare in Italiano, e l’accento spagnolo non stonava nel complesso. Ho apprezzato anche Alessandro Tiberi e Alessandra Mastronardi, tuttavia ascoltandoli nessuno in Italia potrebbe mai bersi che siano entrambi davvero di Pordenone.
Detto questo, trovare alcuni clichè che danno un’immagine chiara di come l’America, (e di conseguenza il resto del mondo occidentale) vede ancora oggi noi italiani, è stato semplicemente triste.
Uno fra tutti; la casalinga moglie del “tenore sotto la doccia” che impugna minacciosamente il coltello da cucina ha letteralmente accoltellato me. E quella traccia musicale in sottofondo in buona parte del film, quasi calco delle musichette comiche di Fred Bongusto nei film di Fantozzi primi anni ‘80, così assurda e lontana dal Jazz dixieland di cui Allen è noto amante (e performer), elemento classico delle sue opere.
Viene totalmente a mancare il senso di “cerchio che si chiude”, con l’inizio del film presentato e per un breve tratto narrato fuori campo dal vigile romano, conoscitore delle mille storie di Roma, e il finale con il saluto dello stereotipatissimo uomo in canottiera e baffi che apre la finestra alla suggestiva ma non cinematograficamente azzeccata inquadratura di piazza di Spagna di sera.
Insomma, se posso inventarmi una metafora: la casetta è fredda d’inverno e calda d’estate, ma in primavera e autunno si sta benissimo.
Adoro Woody Allen! Grazie per aver pubblicato questa recensione, così andò al cinema senza aspettative, e chissà forse mi stupirà!
Grazie a tutti per i commenti puntuali e precisi…
La redazione