Expo Milano 2015, visitando i padiglioni…

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C’è chi lo vede ironicamente come il paese dei balocchi e chi come una fiera di Paese solo un po’ più allargata. Noi abbiamo voglia di raccontarvi Expo Milano 2015 e alcuni padiglioni, partendo dall’idea che possa essere una potenziale risorsa in termini di turismo per Milano e l’Italia e, soprattutto, tenendo a mente il tema, un momento di confronto globale per comprendere come effettivamente nutrire l’intero pianeta. Come tutti i grandi eventi, anche Expo 2015 ha le sue contraddizioni, pregi e difetti e, in questa prima trasferta, la sensazione provata è di essere in una fase di rodaggio, in particolare, sul piano organizzativo. Preparatevi all’idea di lunghe file per alcuni padiglioni come Giappone o Brasile e anche di camminate lungo il decumano (per quanto sulla carta ci siano le navette, meglio far affidamento sulle vostre gambe). Vi consigliamo di prendervi del tempo – un giorno non basta – per immergervi nei colori, nei suoni, nei profumi e nelle ipotesi di lavoro pensate da ciascun Paese per il mondo che abitiamo. Un pensiero a fine giornata si è fatto largo: come spesso accade, i territori in via di sviluppo o già attualmente ricchi son riusciti a coniugare il tema con un allestimento di grande impatto ed è innegabile che da un’esposizione universale ci si aspetti di essere sorpresi anche da effetti speciali, non mancano le eccezioni in cui la creatività sgorga dalla semplicità e dalla natura stessa. Tra i padiglioni di Expo Milano 2015, visitati fino ad ora, ne abbiamo scelti alcuni in cui vogliamo farvi fare un piccolo salto virtuale.

Tra acqua, terra e genetica: Repubblica Ceca

Voto: (3,5 / 5)

Accolti da una piscina in cui spesso si realizzano feste e laboratori per bambini, dopo i primi gradini, sarete quasi “storditi” da un reale biotopo della foresta ceca, ripresa da un sistema interattivo di telecamere, catturati dal fascino del Laboratorio di Silenzio (https://vimeo.com/97703144). Spontaneamente vi ritroverete a voler andare al centro di due cerchi concentrici disegnati per terra, incuriositi da un meccanismo che ci vuole ricordare ciò che spesso si dimentica nel tram tram cittadino. Si legge: «in ogni suono dorme un silenzio», quest’esposizione reagisce al fabbisogno umano della presenza in natura ed è proprio l’essere “in silenzio” che vi farà vedere e cogliere di più, laddove la natura viva s’incrocia con la tecnologia in un mix di emozioni. Segue un piano in cui, senza strafare, questo stato espone le proprie bellezze: dai raffinati servizi di piatti e bicchieri al primo violino in marmo perfettamente funzionante, dal tavolo interattivo in cui anche i più piccoli potranno andare idealmente a spasso tra le città ceche fino al coloratissimo e quasi futuristico “The Blob” disegnato da Jan Kaplicky (progettò anche il Museo Casa Enzo Ferrari). Proseguendo si torna a parlare di vita con il “Laboratory of Life” e una riproduzione artistica-tecnologica di una cellula, ma non solo. Tra video e opere d’arte si vuole far conoscere allo spettatore di turno lo studio degli scienziati che operano lì, ovviamente si tratta di un’infarinatura, ma che ci appare importante e di stimolo per poi andare ad approfondire individualmente. Come un cerchio che si chiude, arrivando all’attico, si torna alla natura, questa volta quella selvaggia.

Tra i più magici: Azerbaigian

Macrolibrarsi.it un circuito per lettori senza limiti

Voto: (4 / 5)

Un padiglione capace di far viaggiare nei paesaggi e nelle culture di questo Paese con semplici, ma studiate soluzioni. Una di queste la si trova proprio nell’atrio di entrata, «pensato come un accoglimento di tutti i popoli» ci spiega il volontario. Mentre sulla parete vengono illustrati i luoghi della via della seta, si resta affascinati soprattutto dalle forme di strumenti musicali con corde vere e proprie che voi pubblico potrete pizzicare e contemporaneamente vedere la vibrazione nello schermo, oltre a sentire il suono rinascimentale che emanano. Una scala mobile vi condurrà nella sinfonia di sei colori: sfiorando i pistilli di particolari fiori, l’area si illuminerà e ancor più potrete ascoltare rane, grilli e tutto ciò che rende viva la natura, per poi gustare con gli occhi i sapori del mercato ricreato. A far da collante tra i vari piani: l’albero della biodiversità, attraverso tre sfere di vetro su più livelli che rappresentano tre diverse biosfere. Alla fine vi dispiacerà che tutto si sia già concluso.

Tra i più folcloristici: Kazakhstan

Voto: (4 / 5)

Crea l’atmosfera sin dal palco esterno su cui si alternano esibizioni di danza e canto. Dopo una prima stanza in cui, unendo al voice over la tecnica del disegno sulla sabbia proiettata sullo schermo in presa diretta, scoprirete quanto il Kazakhstan sia una terra di opportunità; sarete letteralmente guidati in un percorso ben curato per conoscere le risorse del suolo di questo Paese, assaggiando il latte di cavalla e sfatando anche il mito che l’Olanda sia la patria dei tulipani di cui potrete sentire il profumo in un modo molto originale – ci racconta una guida che è stato il Kazakhstan ad esportare le varietà di questi fiori in Europa. Andando di padiglione in padiglione si apprezza quando hai la possibilità di porre curiosità a qualcuno e non si è allo sbaraglio come, invece, capita in alcuni; talvolta, però, il percorso troppo prestabilito è limitante perché non ci si può soffermare a leggere e guardare tutto e qui così come in Germania è accaduto questo. Ha compensato la ciliegina sulla torta: uno spettacolo nella sala sferica nel teatro in movimento. A tratti, va detto, l’iter diventa uno spot per l’esposizione internazionale del 2017 con sede ad Astana e per tema l’energia futura.

Tra i più tecnologici: Germania

Voto: (4 / 5)

Cattura il modo con cui son stati trattati l’acqua, il terreno, il clima e la biodiversità in questo padiglione, tanto che si avverte l’intento educativo non solo nello spazio appositamente dedicato ai bambini, ma per l’approccio complessivamente usato. Anche qui il tour è molto guidato e uno degli strumenti è la seedboard personale (tavoletta di cartone che permette di interagire con le installazioni), un’arma a doppio taglio, che potrebbe affascinare i più piccoli e stuzzicare i giovani, ma far desistere dopo un po’ gli over nell’utilizzarla per le informazioni perché sarebbe più piacevole ascoltare una voce umana. L’iter si concluderà con uno spettacolo interattivo, “Be(e)active”, state allerta!

 

Ci concediamo una riflessione conclusiva che rilanciamo a voi: alcuni Paesi come il Marocco hanno preferito proporre delle riproduzioni della frutta, altri hanno optato per boschi e serre veri e propri (vedi, ad esempio, la riproduzione degli otto tipi della foresta austriaca o il giardino verticale di Israele) per cui sorge spontaneo chiedersi cosa sia meglio. Una parte dei visitatori resta un po’ delusa quando si accorge che si tratta di un artificio, al contempo, però, forse per nutrire il pianeta serve risparmiare. Ponendoci questi interrogativi capiamo quanto non sia semplice conciliare l’effetto che provochi il coup de foudre con l’ottimizzazione di costi e risorse, va segnalato che molti padiglioni saranno smantellati e trasferiti nei luoghi che rappresentano. Questo è solo un piccolo assaggio, torneremo a Expo Milano 2015 per essere un po’ i vostri occhi, in attesa che possiate visitarlo di persona.

Maria Lucia Tangorra

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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