Simone Montedoro: il teatro? Il mio primo amore

Simone Montedoro
Foto di Domenico Di Rucco

Il grande pubblico televisivo italiano lo conosce grazie al ruolo del capitano dei carabinieri Tommasi nella fiction con Terence Hill “Don Matteo”, ma Simone Montedoro in realtà è anche e forse soprattutto attore teatrale. Lo incontriamo infatti all’interno del teatro Golden di Roma, all’inizio dell’ultima settimana della commedia “Se tornassi indietro”, che ha riscosso un grande successo, con più di 3500 spettatori finora.

Simone, in questi giorni sei ancora in scena con questa graziosa commedia in coppia con Euridice Axen. Come è stato il ritorno in teatro dopo la grandissima popolarità ottenuta in televisione? Avevi paura?

Diciamo che il ritorno in teatro è come il ritorno al primo amore perché provengo da lì. L’ultimo spettacolo lo avevo fatto sei, sette anni fa, con Duccio Camerini e Rocco Papaleo. Era uno spettacolo che durava molto di più, completamente diverso, in tournée per due anni in tutta Italia, quindi non è una novità assoluta per me. E` stato bellissimo, anche se il Golden è un teatro particolare (senza palcoscenico, con le poltrone che circondano i protagonisti), molto interessante come spazio. Devo dire, un bellissimo ritorno, soprattutto con questo testo dei due autori Massimo Natale, che è anche regista, ed Ennio Speranza. E’ una bella commedia, dinamica, e mi sono trovato molto bene a recitare in coppia con Euridice.

Hai avuto difficoltà i primi giorni in questo spazio in cui, appunto, non esiste palcoscenico?

Beh… devo dire che, rispetto al solito teatro all’italiana, questo è molto diverso. Una volta feci uno spettacolo in una discoteca, anche se non ero accerchiato dal pubblico come qui dentro. E` interessante, senza dubbio. Qui la gente fa veramente parte della scenografia, diciamo che ti mette alla prova, soprattutto per l’attenzione.

Nella prima ti avevo visto, al momento dei saluti finali, molto emozionato, quasi impacciato. Un segno di semplicità, di umiltà. La stessa sensazione la trasmetti mentre parliamo. Chi è veramente Simone?

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Sono una persona che segue molto l’istinto. Spesso mi dicono che sono atipico come attore. (ride) Io non so quali attori abbiano conosciuto quelli che me lo dicono o quale sia lo stereotipo dell’attore! Io sono una persona che ha la sua vita, i suoi amici di sempre, mi ritengo molto fortunato dal punto di vista familiare e delle amicizie, e vivo tranquillamente. Questo per me è un lavoro. Vengo a farlo, poi si stacca. Forse è questo mio modo di essere che sembra strano. Tante persone dello spettacolo non riescono a uscire da questo mondo, mentre per me finisce lì, appena esco dal palco o dal set.

A proposito di set. Hai lavorato tanto in tv, ma è innegabile che la fiction “Don Matteo”, sia quella che ti ha regalato la popolarità enorme che hai ora. Perché “Don Matteo”, secondo te, piace così tanto?

Allora, secondo me ci possiamo riallacciare alla semplicità di cui dicevi prima. La forza di “Don Matteo” è il format, ben riuscito. Credo che venga da un’idea di Oldoini. E` molto azzeccato perché in qualche modo rappresenta quello che è il nostro Paese. Le figure istituzionali: la Chiesa, il parroco, il carabiniere, la famiglia, poi l’amicizia come il rapporto tra Cecchini (Nino Frassica) e Don Matteo (Terence Hill) e questo capitano, che sono io, che ce l’ha sempre con Don Matteo perché arriva sui fatti sempre prima di lui, ma comunque si vogliono bene, quasi in un tacito accordo. Insomma, la formula vincente è davvero la semplicità e il cuore che ci mettiamo! Sono quattro anni che faccio parte di questa famiglia e ormai ci capiamo con uno sguardo, cerchiamo di curare ogni singolo movimento sul set.

Simone, cosa pensi di chi “storce il naso” quando sa che un volto noto della televisione si mette a recitare in teatro? La senti questa diffidenza?

Assolutamente sì. C’è un problema di pregiudizi in Italia, che non riesco a spiegarmi. Noi abbiamo una cultura teatrale e cinematografica da fare invidia, ma ultimamente c’è questa tendenza a ghettizzare gli attori! L’attore è un “pongo” che si trasforma davanti a un regista, davanti a un testo, deve essere camaleontico. Che sia di teatro, di fiction, di cinema… l’attore, se è bravo, può fare qualsiasi cosa! E’ un mestiere! Mi dispiace molto questa cosa, che viene soprattutto dagli addetti ai lavori e ti assicuro che non è così. Io ho conosciuto tanti attori di televisione bravissimi anche in teatro. Veramente, è un problema che non so come risolvere… noi tentiamo di fare il possibile. Sì, mi dà fastidio quando storcono il naso! Perché gli stessi che lo fanno magari dopo vengono a sapere che Montedoro non ha fatto solo Don Matteo nella sua vita, ma proviene dal teatro, ha studiato. E` un limite.

Hai un official fans club numerosissimo che ti segue assiduamente. Come vivi questo affetto?

A me va benissimo! Ti dico la verità, quando sono venuto a sapere di queste ragazze che avevano fondato il fans club, le ho ringraziate personalmente. Sono veramente lusingato, le ringrazio e le stimo per quello che fanno tutti i giorni. Fa piacere, dai… anche quando qualcuno ti ferma per strada e ti chiede un autografo è veramente un piacere!

Che collega è Euridice Axen, con cui dividi la scena in “Se tornassi indietro”?

E` anche lei un ex capitano dei carabinieri (grande risata). Per caso ci siamo ritrovati qui, spogliati dagli abiti di carabinieri nelle nostre fiction. Scherzi a parte, è un’ottima attrice e un’ottima persona. Ci siamo presi subito, è nata una bella collaborazione, vera, e questo è stato merito anche del regista e del suo aiuto, Silvia Delfino. Quando si è due soli in scena, ci sono i pro e i contro. Quando si è in tanti, è difficile coordinare più menti, ma in due l’aspetto più impegnativo è quello di dover sempre “tirare su”  il testo e quindi bisogna andare molto d’accordo e creare una bella atmosfera.

Hai intenzione di aumentare il tuo lavoro in teatro o gli impegni televisivi te lo impediscono?

Io spero di aumentare tutto! Teatro, televisione, cinema, spero di aumentare il lavoro. Per ora non ho grandissime novità. Qualche progetto, ma allo stato embrionale, quindi non saprei.

Parafrasando il titolo della commedia: se Simone tornasse indietro?

Eh! Guarda, non vivo di tanti rimpianti. Qualcuno ce l’ho. Un’esperienza all’estero, che per pigrizia ho sempre rimandato e, ti dico la verità, mi prenderei una laurea in antropologia, per un fatto mio personale. Chiaro che, se il pubblico gradisse, rifarei comunque l’attore.

Noi ti auguriamo tutto ciò che desideri, nella tua vita privata e professionale e ti ringraziamo per questo piacevole incontro

Grazie a voi, di cuore!

Paolo Leone

 

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Autore dell'articolo: Paolo Leone

Paolo Leone
Nato a Roma. Ama il teatro, di qualsiasi genere. Free lance, segue le stagioni teatrali romane da anni, scrivendo recensioni e realizzando interviste ai protagonisti. Attento ai giovani talenti. Ha organizzato presentazioni di libri in librerie a Roma e provincia ed è stato relatore al Salone Internazionale del Libro di Torino nel maggio 2013.

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