La battaglia di Hacksaw Ridge: recensione

Ci aspettavamo di più per un film come La battaglia di Hacksaw Ridge e, invece, la pellicola riceve due Premi Oscar (le nomination erano sei). Le prestigiose statuette vanno a Kevin O’Connell, Andy Wright, Robert Mackenzie e Peter Grace per il Miglior Sonoro e a John Gilbert per il Miglior Montaggio. Niente da fare invece per Andrew Garfield e per Mel Gibson che con la sua regia ci aveva favorevolmente impressionati come avrete modo di leggere nella seguente recensione. 

La battaglia di Hacksaw Ridge: recensione 

La battaglia di Hacksaw Ridge è un film superbo e realistico, dalla sceneggiatura magistrale e dalle riprese che fanno un certo effetto sullo spettatore. Guardandolo ci si pone alcune domande sulla vita e sul significato delle guerre; credo che ogni pellicola dovrebbe indurre alla riflessione o, nel caso delle commedie, lasciare in chi osserva un misto di soddisfazione e buonumore. La battaglia di Hacksaw Ridge, ovviamente, non è una commedia, è un film drammatico con un forte strato subculturale che rimanda al genere bellico. Mel Gibson non sbaglia una battuta. Mai. La sua regia è magistrale perché la macchina da presa s’insinua con una certa facilità e con estrema intelligenza tra le pieghe di una storia vera e singolare, il cui protagonista è un certo Desmond Doss che diviene un medico obiettore. L’ambientazione storica è quella della seconda guerra mondiale e il fronte giapponese era sicuramente tra i più duri, giacché il popolo nipponico non si arrendeva facilmente proprio per la profondità dei valori derivanti dalla tradizione samurai. Non è questo il punto, però. A Mel Gibson in realtà non interessa tanto il campo d’azione, che pure ha la sua importanza (infatti è ben definito), quanto l’individuo con le proprie fragilità e con la consapevolezza – acquisita a forza di errori e un lungo travaglio interiore – che senza la Fede in Qualcosa o in Qualcuno nulla è possibile. Si affida, dunque a un attore dalla faccia pulita e dall’aspetto quasi adolescenziale: Andrew Garfield non è un ‘belloccio’. Forse il regista voleva far presa non con la forma bensì con la sostanza. E qui di sostanza ce n’è!

Classe 1983, l’attore nell’ultimo periodo sembra si stia interessando all’aspetto mistico e religioso. Lo abbiamo, infatti, visto in Silence di Martin Scorsese, dove Andrew ha dimostrato di essere ormai giunto alla maturazione attoriale, eppure è ne La battaglia di Hacksaw Ridge che eccelle con lo sguardo penetrante e il passo deciso che ben contrasta con l’ossatura fragile; a dimostrazione che l’apparenza spesso inganna! Il protagonista di questa storia è un antieroe, che poco somiglia a Chris Kyle di American Sniper (2014). In verità lo stile di Clint Eastwood, rispetto a quello di Mel Gibson, è meno intimistico, anche se entrambi i registi – mediante una guerra – descrivono i loro personaggi e come sono considerati in patria. Le similitudini tra i cineasti statunitensi in realtà finiscono qui, perché Gibson si sofferma molto sulla crescita spirituale del protagonista del suo film; al contrario di Eastwood, regista laico e con propensione al nazionalismo.

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Ma La battaglia di Hacksaw Ridge è pure un film autobiografico, con pentimenti e una forte propensione al sacrificio. Caratteristiche che rimandano alle vicende individuali del regista. Il lungometraggio si rivolge, inoltre, alla società contemporanea, perché Desmond Doss (il ragazzo è cresciuto con un padre alcolista che non riesce a superare i traumi della Grande Guerra) decide di arruolarsi nell’esercito americano senza mai imbracciare le armi e apportando il proprio contributo come medico, perché lui non vuole ‘spezzare’ le vite bensì salvarle. All’inizio ridicolizzato e deriso dai soldati e dagli ufficiali (vediamo Vince Vaughn interpretare in modo convincente un ruolo drammatico), Doss con la Bibbia tra le mani diventa una sorta di eroe ‘alternativo’. Secondo Mel Gibson, in effetti, le guerre personali e collettive si possono vincere pure in modo pacifico, con estrema compassione e con Fede. La battaglia di Hacksaw Ridge, per questo, è un film commovente, unico e lungimirante. Di seguito il trailer.

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Fondatrice di Cultura & Culture. Giornalista, iscritta all'Ordine dei giornalisti della Campania. Naturopata in formazione presso l'Istituto Riza. Laureata in lettere con il massimo dei voti (vecchio ordinamento) presso la Seconda Università di Roma, lavora a tempo pieno da diversi anni nel giornalismo. Ha lavorato con quotidiani e televisioni dell'Irpinia e del Sannio: Valtelesinanews, Buongiorno Irpinia, Telenostra e Ottopagine. Ha collaborato con Paolo Filippi per il programma "Cordialmente" e con Radio Sì di Bruxelles. Dal dicembre 2010 al dicembre 2011 ha diretto la rivista a vocazione territoriale XD Magazine, che esce nelle province di Avellino e Benevento. A dicembre 2010 è uscito il suo primo romanzo "Conflitti" Tra il 2012 e il 2013 escono i primi due quaderni della serie: Le interviste di Maria Ianniciello. Il direttore di Cultura & Culture intervista Aldo Masullo e il fratello di Salvo D'Acquisto, Alessandro. Da gennaio 2016 è naturopata in formazione presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica, presieduto da Raffaele Morelli. Su Cultura & Culture si occupa di benessere e naturopatia con un occhio sempre attento alla cultura. Pratica l'aromaterapia sia in gruppo che individualmente e fa consulti naturopatici.

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